Addio a Renzo Bez, “il camoscio solitario dei ghiacciai”

macugnaga -

Dalle Dolomiti è rimbalzata tardivamente la notizia della scomparsa di Renzo Bez, un alpinista sconosciuto ai più ma autore di epiche imprese sia in Dolomiti sia sulla Est del Monte Rosa.

Renzo Bez, classe 1939, nativo di Falcade ma abitante in provincia di Bolzano.

Negli anni settanta è stato ai vertici dell’alpinismo estremo dolomitico e nelle Alpi, compiendo imprese di grande rilievo.

Ricordiamo: solitarie sulla Nord dell’Ortles, della Presanella, del Gran Zebrù, della Vertana  e del Trafoi.

Fausto Betta che con lui, nel 1976, ha salito la Nordend, via Ranzoni in prima ripetizione assoluta ricorda: «Un giorno si presenta al rifugio Zamboni da mio suocero, la guida emerita Erminio Ranzoni, e gli chiede se avesse una pila da prestargli. La risposta fu positiva ma Ranzoni gli chiese cosa ne facesse: «Parto presto vado a fare la “via dei francesi” ma nel pomeriggio te la riporto». È stato di parola! L’abbiamo visto salire e poi scendere dalla Signal.

Sempre partendo dalla Zamboni ha fatto la Dufour e la Nordend entrambe ridiscendendo dalla parete Est.

Nel 1973 ha compiuto la prima solitaria della “Santa Caterina”.

Si era innamorato del Monte Rosa e tornava spesso a scalare su queste montagne».

Bepi Pellegrinon, Accademico del Cai e storico dell’alpinismo lo ricorda così: «Era soprannominato “il camoscio solitario dei ghiacciai”. Arrampicava solo per sé e per un’intima esigenza spirituale che lo portava a esperienze e sensazioni che solo i fortissimi possono godere».

Walter Bettoni
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