Sono tutti molto magri. Nuovo appuntamento con la rubrica Coccodrilli

DOMODOSSOLA -

Ho voluto utilizzare questo titolo, perché, sulla vicenda dei richiedenti asilo, mi sono imbattuto più volte in questa affermazione, insieme a “palestrati”, “ben nutriti” e via dicendo. Con “sono tutti molto magri” si dava indicazione alla gente di Domodossola, in occasione della prima emergenza immigrati, nel marzo del 2014, al fine di orientare i vari doni di abbigliamento a favore di questi ragazzi.

Tra le figure che più si sono adoperate, oltre agli organismi deputati, ricordo la parrocchia dei Santi Gervaso E Protaso e il suo parroco, don Vincenzo Barone, che promosse una colletta e una raccolta di abiti per quei profughi, “tutti molto magri”, insieme a lamette da barba, cibo, caramelle, cioccolate. Ci fu persino, mi par di ricordare, il negozio di abbigliamento “Via Italia”, di Maria Grazia Regazzi, che consegnò gli invenduti di quella stagione. Ma certo dimentico altri, e me ne scuso. Furono raccolti anche dei soldi, che vennero consegnati al parroco della Collegiata di Domodossola. Quei soldi servivano per pagare il viaggio a quei ragazzi che volevano raggiungere la Germania, sia per ricongiungersi ai loro famigliari, sia perché sapevano che quel paese dava maggiori opportunità di lavoro del nostro, come poi è avvenuto.

Sono tornato su questi fatti, che iniziano il 23 marzo del 2014, poiché la città di Domodossola in quella occasione diede una prova di solidarietà che da anni e anni non si conosceva.

Nel suo recente comunicato, successivo alla manifestazione contro il “coprifuoco” reclamato dal sindaco Pizzi, del 23 giugno corrente, il Sindaco parla di 200 manifestanti, i quotidiani ne indicano 300. Da quanto sostiene il Sindaco, parrebbe che questo esiguo numero di “dissidenti” sia una delle marche che indicano l’insuccesso della manifestazione e, di contro, il successo della sua proposta. La manifestazione è stata organizzata da tre giovani ossolani. Nessuno ha voluto “metterci mano” lasciando ai ragazzi l’intera organizzazione dell’evento.

Gli elettori di sinistra, gli elettori antifascisti a Domodossola, sono un po’ più di 200 o 300, secondo una mia modestissima stima. Il Sindaco sembrerebbe voler dire che lo scarso numero di partecipanti di quel venerdì 23 giugno sia tutto a suo favore. Io amo lasciarglielo credere. Perché mai negarlo, se dovesse essere così?

Tornando alla solidarietà del marzo 2014, però, andrebbe spiegata la defezione successiva dell’intera città. Ora sono tutti per il Sindaco Pizzi, tutti vorrebbero un figlio da lui? Perché no, sindaco Pizzi, si metta al lavoro e tanti auguri.

Ma, essendo un curioso inguaribile, ho voluto ascoltare la storia dei richiedenti asilo proprio dalla voce di una persona che l’ha vissuta, Liliana Graziobelli, rea confessa di questa invasione, ma fortunatamente ancora in vita.

Tanto per “inquadrare” Liliana Graziobelli, magari correndo il rischio di vederla crocifissa quanto prima, mi piace ricordarla quale amica e compagna nel Movimento studentesco di Domodossola.

C’era anche lei a protestare insieme a me e ad altri studenti dinanzi la sede del Movimento Sociale di Domodossola, in Corso Del Popolo. La sede del MSI si trovava in Via Fratelli Vigorelli, allora non più grande di un vicoletto.

Noi eravamo seduti a terra, il marciapiede di Corso Del Popolo era “radente al suolo”. Cantavamo, suonavamo, protestavamo contro Pinochet, dispotico criminale artefice del colpo di stato in Cile, aiutato e sostenuto dagli Americani, contro il governo socialista di Salvador Allende, poi ucciso insieme a migliaia e migliaia di resistenti, dissidenti, socialisti. Il golpe cileno avvenne il 23 settembre del 1973. Io avevo 19 anni, Liliana 18. Iniziammo le scuole e le università sotto l’egida dell’antifascismo; oltre a noi, milioni di altri giovani studenti e operai protestavano, manifestavano, si ribellavano per fatti che avvenivano dall’altra parte del mondo. Oggi forse non piacerà ai più, ma per noi questa è stata la nostra “Meglio gioventù”: siamo stati fortunati e onorati di averla vissuta. Ecco, tra questi ricordi, ho incontrato Liliana Graziobelli, ex assessore ai Servizi Sociali, ex Vicesindaco di Domodossola e colpevole di eccessiva umanità, in un bar del centro, per fare due chiacchiere e cercare di capire cosa è cambiato e in quale direzione.

Mi racconta del primo arrivo, in uno stato di assoluta emergenza, con un preavviso da parte del Prefetto di 48 ore. In altre parole, come d’uso nel nostro Paese, arrangiatevi!

Arrivano 34 ragazzi, spaventati, richiedenti asilo, come cavalli da macello, avvolti in coperte per proteggersi dal freddo, con ai piedi infradito di marca, forse Christian Louboutin, collezione Primavera/Estate 2014. Sono poveri in canna. Sono dei profughi. Sono fuggiti solcando il Mediterraneo su mezzi di fortuna. Sono esseri umani spaventati, disorientati, alla mercé della fortuna, buona o cattiva. Chi ha provato una simile condizione? Un essere umano, anche se tace, pensa, si interroga. Che ne sarà di me? Un essere umano vorrebbe tornare a casa, tra amici, tra parenti, tra la propria gente. Come si sente un cavallo destinato al macello? Il macello lo avverte e si terrorizza. Sente la morte, la percepisce. Non può parlare, la sua lingua è incomprensibile. Ma ogni creatura conosce la sofferenza, l’incognito, il destino avverso. Non ride, non parla. Ridere di che, di essere fuggito? Per andare dove? Come può non chiedersi tutto questo nella sua lingua selvaggia da elefante, la lingua swahili o in uno dei suoi innumerevoli dialetti? Cosa vuole il cavallo o l’asino o l’uomo? Vuole conforto, carezze, coccole, amore, amicizia, famiglia, figli, casa, lavoro. Vuole vivere. Parla inglese, se va bene, se istruito, oppure francese o portoghese.

Gli Africani son stati fortunati, non hanno avuto bisogno di andare a London per imparare il londinese, né a Lisboa o a Paris per il portoghese o il francese. Che fortuna. Gli Europei sono andati fino alle loro capanne per istruirli.

Quindi, su questo sottaciuto substrato storico, Liliana mi racconta di questo primo arrivo, mi dice, entusiasta e delusa ad un tempo, di quella inaspettata solidarietà iniziale, delle difficoltà del Comune per capire il proprio ruolo. Mi parla dell’intervento del CSII, assolutamente autonomo, rispetto all’amministrazione di Domodossola. Poi, mi dice che il resto è venuto da sé, emergenza su emergenza. Mi parla dell’entusiasmo di questi richiedenti asilo, della loro voglia di pace, di istruzione, di mestieri. Ma la burocrazia è inesorabile, l’Accordo di Dublino, del 15 giugno 1990, divenuto efficace il 1º settembre 1997 e variamente modificato, non lascia nulla al caso. Per un richiedente asilo, oltre alle visite sanitarie, all’identificazione, debbono passare sei mesi prima di potergli proporre un lavoro, un’istruzione. Nel frattempo, come dice il nostro Sindaco, se ne sta in vacanza a Domodossola, a spese nostre, poveri noi!

Poi, le elezioni amministrative del 2016. Stranamente, sembra una cabala, in quel periodo elettorale arrivano sempre più profughi, diversamente dal comune di Verbania, tanto per precisare. Quindi, a Domo scoppia il caso “profughi”. Lucio Pizzi ci naviga, e fa bene. Vince le elezioni al grido “prima gli italiani”, come dargli torto?

Mio nonno era un socialista, suo malgrado, partito colono per l’Africa, si ritroverà a fare la guerra di Spagna. Grazie, Mussolini. Poi, fa la guerra d’Albania e di Grecia. Grazie, Mussolini. Un socialista che invadeva altri poveri cristi come lui. Grazie Mussolini. Poi va a Novara, alla Montecatini. Ci sono rastrellamenti. Scappa. Arriva in Ossola, si unisce ai partigiani. Scappa di nuovo, in Svizzera.

Grazie Mussolini.
Lui aveva ragione, quando mi diceva, Rocco, lascia stare, la politica è una cosa sporca; la politica è sporca, diceva mio nonno Rocco. Aveva ragione. E quando il primo uomo sbarcava sulla Luna, il 20 luglio 1969, guardando insieme la televisione, è tutta politica, insisteva, non è vero Rocco. A me faceva strano udire quelle le sue parole, la televisione era lì, davanti a noi, incontrovertibile. Come poteva affermare quello, mio nonno Rocco?
Molti anni dopo ho capito.
La politica è una cosa sporca, ti fa vedere una prigione per un’isola felice e la schiavitù per la libertà.

Aveva ragione mio nonno, la politica insegna l’odio, l’inganno, tagliando le ali alla libertà.

Ieri sera, Marco Immovilli, un giovane, come lo ero io un tempo, ha postato sul suo profilo di Facebook un nuovo appello di solidarietà. Chiede dei volontari per Casa Letizia, a Domodossola, e per un’altra struttura simile a Craveggia, in Val Vigezzo. È per i richiedenti asilo.

Volontari per amicizia, istruzione, mestieri. Amicizia per questi nuovi ragazzi dell’altro mondo.

Chissà, caro nonno Rocco, tutta la tua immane saggezza che ho conosciuto e alla quale mi sono abbeverato, forse in questo caso, per una volta, potrebbe non aver ragione.
Guardo Liliana, è tardi, dobbiamo far rientro nelle nostre case.

Seminare è uno dei mestieri più antichi del genere umano. La semina è stanziale, definitiva. Il nomadismo termina con la semina. E forse anche io e Liliana, e molti nostri compagni di allora, ora genitori come noi, abbiamo imparato a seminare, a seminare bene.

Ciao Liliana, ciao Marco Immovilli, ciao sindaco e amico Lucio Pizzi.

ROCCO CENTO
Ricerca in corso...