Gestione consapevole di un arma

DOMODOSSOLA -

E siamo alla quinta puntata di riflessione su tutto ciò che oggi è di estrema attualità, la difesa, quel diritto al quale nessuno di noi vuole e deve rinunciare, ma soprattutto un diritto che nessun governo può impedirci di far valere, sia che si parli di difesa della vita ed incolumità (ci mancherebbe altro, anche se oggi la tendenza è quella di consigliare la quasi “immobilità e mancata reazione” di fronte al pericolo di un danno ingiusto),sia della difesa del proprio patrimonio e del proprio domicilio nonché del luogo di lavoro. Ed è successo ancora, a Pisa, proprio mentre sto scrivendo, un gioielliere ha difeso la propria vita e quella di sua moglie reagendo legittimamente ad un’ennesima rapina (qualche mese fa aveva rischiato la vita dopo un feroce accoltellamento nella sua gioielleria che lo aveva costretto ad una lunga e dolorosa degenza). Questa volta è andata male al criminale, al momento attuale ancora non so come esattamente si sono svolti i fatti e non sono tipo da dare giudizi affrettati, non prima di aver verificato cosa è realmente accaduto. Certo, spegnere una vita non è mai bello ma, in casi come questo, purtroppo a volte si rende assolutamente necessario al fine di impedire di essere feriti gravemente o uccisi. A questo proposito mi sembra corretto, “cambiare il passo” nella stesura di questi articoli per la rubrica Difesa Razionale, per la quale sono orgoglioso di scrivere.Reputo sia indispensabile illustrare ai lettori quale sia il modo corretto per poter maneggiare un arma con assoluta sicurezza ed efficacia.Tutto ciò per far capire che un arma è uno strumento che se maneggiato con sicurezza e perizia non è quell’oggetto infernale da stigmatizzare, cercherò di essere chiaro e sintetico per i lettori che ringrazio, i quali coscientemente e intelligentemente mi seguono leggendo, (al fine di documentarsi con dati reali e non scritti ad uso e consumo di una categoria di benpensanti che ritengono le armi e chi le utilizza peggio dei delinquenti di cui sono vittime),queste righe, scritte con la passione che da sempre mi ha contraddistinto e, permettetemelo, con la professionalità che mi vede sul campo da oltre 30 anni, dopo aver provato e vissuto, situazioni a volte piacevoli, a volte meno, a volte davvero rischiose per lo scenario in cui mi sono trovato ad operare, ma che fanno parte di un bagaglio di esperienza che, corroborato da continui addestramenti con colleghi operatori professionisti statunitensi appartenenti a unità operative di elite hanno contribuito alla mia formazione tattica.

Varie sono le categorie delle armi da fuoco, ma per semplicità parleremo di armi lunghe e armi corte, le prime, pistole che possono essere revolver (la classica pistola a tamburo) e pistola semiautomatica. Per armi lunghe invece si intendono le carabine, di infiniti calibri dal piccolo .22 al mostruoso cal. 50, detto anche munizione antimateria (immaginate il perche). Nelle armi lunghe troviamo le carabine tattiche (in genere carabine semiautomatiche e le full auto militari) e carabine sniper. Ma di tali armi ci occuperemo in futuro. Parliamo delle armi corte, ogni onesto cittadino che decida di acquistare un arma, al 99% opterà per l’acquisto di un’arma corta o pistola, vuoi per il ridotto ingombro, vuoi per la maggiore comodità nel maneggio, indubbiamente un arma più consona ad una difesa abitativa o ad un luogo di lavoro. Revolver: è la classica arma corta da difesa abitativa, di concezione completamente diversa dalla semiautomatica, è sempre uno strumento molto apprezzato e venduto, anche se, nonostante sia prodotto in enormi quantità da innumerevoli fabbriche, ultimamente, con la costante evoluzione delle semiautomatiche, è un’arma che, per numerosi motivi, non è più consigliabile al fine di un efficace difesa personale. Intendiamoci, il revolver spara bene, esteticamente accattivante, costruito in acciaio al carbonio e/o acciaio inox, è ancor oggi un arma vendutissima, ma è uno strumento che i professionisti non utilizzano per vari motivi. Innanzitutto il ridotto numero di colpi, mediamente un revolver in calibro, 38, 357, 41 o 44 magnum, ha un autonomia di soli 6 colpi, sufficienti per una difesa abitativa ma che limitano fortemente l’utilizzo tattico dell’arma; ad esempio nella procedura di eventuale caricamento sotto stress non si ha il tempo, una volta aperto il tamburo, di infilare nelle camere una munizione alla volta, esistono carichini in commercio nei quali si inseriscono le munizioni e che, una volta aperto il tamburo, hanno il compito di “buttare dentro” le munizioni nelle camere contemporaneamente riducendo i tempi, ma comunque per le dimensioni di detti strumenti e la difficoltà di utilizzarli sotto stress, non è consigliabile farne uso. Inceppamento, spesso sento dire, “i revolver non si inceppano mai”, è assolutamente sbagliato, a volte si inceppano anche i revolver, esempio, nel caso di munizione difettosa, nel caso di grippaggio del tamburo, la differenza?..è che nelle semiautomatiche le procedure di risoluzione degli inceppamenti e malfunzionamenti sono molto più rapide, nel revolver, qualora avvenga un malfunzionamento, si resta a piedi e disarmati!. Nelle foto si vedono tre modelli di revolver, una splendida replica della famosa Colt 1873 cal. 45 long colt (arma del vecchio west) che ha fatto l’epopea dell’ovest americano dal 1873, una attualissima Smith & Wesson cal. 38 special, modello airweight, adattissima ad un porto come arma di back up, ed eventuale difesa abitativa (io non la userei) con solo 5 colpi nel tamburo, e la famosissima Smith & Wesson modello 29 nell’esuberante cal. 44 magnum, per intenderci l’arma dell’ispettore Callaghan..arma molto potente, pittoresca, ma di difficile controllo data la potenza del calibro, fino a 20 anni fa, il più potente calibro da arma corta al mondo.

Diverso è il discorso delle semiauto, tale categoria di armi, per la facilità di utilizzo, autonomia dei caricatori, ridotto ingombro e per la facilità di ricaricamento, è ormai la tipologia di armi corte più venduta al mondo. La produzione attuale di pistole semiautomatiche è enorme, tali strumenti sono costruiti generalmente in

acciaio al carbonio: per la sua composizione, risulta a tutt’oggi il materiale migliore, garantendo robustezza, durata e elevato potere di scorrimento fra le parti mobili dell’arma

acciaio inox: ha il vantaggio, più basso è il contenuto di carbonio, di avere maggiore refrattarietà agli agenti atmosferici quali l’umidità, l’acidità del sudore, e la fioritura della ruggine, ma a discapito di una certa durezza delle parti mobili che si traduce in maggior resistenza allo scorrimento di dette parti

polimero: alcune delle semiautomatiche di ultima generazione, HS, Beretta, Glock, S&W, CZ, il fusto è prodotto in polimero, una tipologia di plastica ad alta resistenza che ha il vantaggio di essere molto più leggero ma molto refrattario al corretto scorrimento del carrello sul fusto.

Veniamo ora alla descrizione di come è composta un’arma corta.

Cercherò di esprimermi con linguaggio di tutti i giorni ed utilizzerò il meno possibile le corrette definizioni tecniche al fine di permettere ad ogni lettore di comprendere immediatamente la spiegazione.

Le parti principali di una pistola sono:

Fusto: composto da impugnatura e sede del caricatore, fusto principale dotato di guide ove il carrello otturatore scorre per garantire il corretto ciclo di funzionamento.

Sul fusto è presente il bottone di sgancio rapido del caricatore che, a differenza del revolver, permette una fulminea sostituzione del caricatore esaurito (si veda video).

Inoltre altro comando importantissimo è la leva Hold Open, una appendice in acciaio che ha il compito di sganciare il carrello per permetterne la chiusura, dopo il cambio di caricatore.

Alcune armi hanno sul fusto anche la sicura, che può essere normale o ambidestra, adatta anche ai tiratori mancini che sono circa il 15% (io lo sono).

Di norma sul fusto, soprattutto nelle pistole classiche, è presente il cane, collegato alla catena di scatto, il quale, una volta tirato il grilletto, si abbatte sul percussore, posizionato nel carrello, che ha il compito di accendere la carica di lancio del proiettile.

All’interno del fusto è presente la catena di scatto, la quale ha il compito di liberare il cane per la percussione sull’innesco, ed inoltre di vincolare, tramite il riaggancio dopo ogni colpo, il funzionamento dell’arma al solo ciclo semiautomatico.

Infatti se nella catena di scatto non fosse presente il disconnettore, l’arma, anche se pistola, potrebbe sparare a raffica, con disastrose conseguenze relative al difficoltoso controllo del rilevamento ed ad uno spreco di munizioni che, in ambito difensivo, porterebbe con ogni probabilità a generare rischi inaccettabili per gli innocenti presenti.

Carrello/otturatore: tale parte è composta da un blocco di acciaio, che funge non solo da carrello di chiusura dell’arma ma anche da otturatore, la parte ove avviene lo scoppio della munizione che da inizio al corretto ciclo di sparo.

A volte la sicura è presente sul carrello (ad esempio la nostrana e sempre valida Beretta 92-98 in 9para o 9x21).

Nel carrello otturatore è presente il percussore che, una volta percosso dal cane, che può essere esterno e classico, o interno nelle semiauto semi doppia azione, si abbatte sull’innesco della cartuccia accendendone il composto che a sua volta in pochi millesimi di secondo incendia la polvere contenuta nella cartuccia, tale esplosione espelle la palla della munizione che impegna la canna rigata imprimendo una rotazione di detta palla e di conseguenza l’uscita dalla canna.

Canna: in pratica, un tubo di acciaio, rigato, con rigatura di passo diverso a seconda del calibro e marca dell’arma, che a sua volta è composto dalla

Camera di scoppio: la sede che accoglie la munizione, sede perfettamente liscia, al termine della quale inizia la canna vera e propria, dotata di rigature che imprimono alla palla in uscita un movimento rotatorio che ha il compito di stabilizzare la palla per permetterle un tragitto teso e preciso.

Caricatore: di fatto un “magazzino” in inglese “magazine” in acciaio, lamiera o polimeri, atto a contenere al suo interno le munizioni per il funzionamento dell’arma, a seconda del calibro si spazia da un numero minimo di 7-8-10 (.45 acp) ad un numero massimo di 19 colpi contenuti (9 para o 9x21)!

Il caricatore ha l’indiscusso vantaggio di essere completamente ospitato dal fusto ed una volta esaurito, può essere espulso in pochi decimi di secondi per permetterne la sostituzione con uno nuovo (video allegato).

Di fatto il corretto funzionamento di una pistola avviene in questo modo, una volta introdotto il caricatore nuovo nel fusto, dopo aver saldamente impugnato con il grip corretto (lo vedremo al prossimo articolo) il fusto dell’arma nell’impugnatura, dotata di guancette, si procede ad arretrare il carrello con forza per permettere l’inserimento della prima cartuccia in camera di scoppio.

Nel carrello, come accennato prima, è presente la canna, e la recoil spring, o molla di recupero del carrello stesso, che ha la funzione, dopo l’esplosione , di riportare il carrello in perfetta chiusura, tale molla, una volta compressa dall’arretramento del carrello,permetterà chiudendosi, di camerare il colpo che entrerà nella camera di scoppio della canna.

Una volta in punteria, con tacca di mira e mirino allineati, si potrà, solo dopo aver messo a fuoco il mirino sul bersaglio, inserire il dito nella guardia del grilletto, e, con la prima parte della falange del dito indice, premere dolcemente con costanza e SENZA STRAPPI il grilletto fino allo sgancio del cane ad opera della catena di scatto, cane che, una volta arretrato il carrello, si presenterà armato e pronto all’ingaggio.

Una volta liberato, il cane si abbatterà con forza sul percussore il quale percuoterà (scusate la ripetizione ma è dovuta) l’innesco della munizione, che si accenderà con forza di fatto incendiando la carica di lancio (polvere da sparo) contenuta nella cartuccia.

Tale esplosione genererà gas di risulta ad alta pressione (una calibro 45 genera circa 21.000 psi) che spingeranno fuori la palla dal bossolo, impegnando cosi la rigatura della canna che imprimerà un movimento rotatorio destrorso che avrà la funzione di stabilizzare il proiettile che uscirà con velocità dalla volata della canna per impattare il bersaglio.

Per farvi capire, un proiettile di calibro 45 viaggerà circa a 260-280 mt /sec, mentre un proiettile di 9mm a circa 360 mt/sec.

L’esplosione della carica di lancio farà anche comprimere la molla del carrello, il quale, dopo aver arretrato fino a fondo corsa nel fusto, permetterà di estrarre il bossolo, utilizzando l’estrattore, un unghia di acciaio appositamente studiata per agganciare il bossolo spento ed estrarlo dalla camera di scoppio, una volta giunto a fine corsa, il bossolo verrà espulso (a causa del lavoro corretto dell’estrattore, una barretta di acciaio che intercetterà il fondello del bossolo) dalla finestra di espulsione, generalmente posta alla destra del carrello.

Terminata la corsa retrograda, la molla del carrello comincerà di nuovo ad estendersi facendo avanzare con forza il carrello il quale, andando in chiusura, intercetterà una nuova munizione presente nel caricatore, inserendola di fatto di nuovo in camera di scoppio.

Il grilletto andrà lasciato arretrare leggermente fino a percepire il click del riaggancio del disconnettore della catena di scatto, e premuto di nuovo per permettere un secondo ciclo di sparo.

Questo è il principio del tiro semiautomatico, l’unico consentito dalla legge per i civili.

Nel tiro full auto o raffica, l’operatore non fa altro che tenere premuto il grilletto in modo da permettere un ciclo automatico di sparo, la cui cadenza varia da tipologia di arma e calibro.

Di norma i fucili d’assalto viaggiano dai 600 agli 800 colpi al minuto, ma esistono tipologie di armi automatiche che possono arrivare fino a 4500 colpi al minuto generando una vera tempesta di fuoco e piombo.

Concluderò questa prima parte sul corretto funzionamento delle armi da fuoco, illustrando le varie tipologie di scatto disponibili sul mercato ad oggi.

Tre sono le principali tipologie di scatto:

Singola Azione: è la tipologia di scatto che a mio parere garantisce la maggior precisione e la maggiore sicurezza nel’ingaggio.

Nello scatto in singola azione la pistola funziona solo a cane armato.

A cane abbattuto, premendo il grilletto nulla succede, infatti lo scatto ha la sola funzione di sganciare il cane dalla catena di scatto solo se armato.

I vantaggi sono numerosi, innanzitutto il peso dello scatto è più leggero, privo di impuntature, dolce, e gestibile in assoluta sicurezza, il peso dello scatto è sempre lo stesso (circa 1,5 kg),ma molto più leggero delle altre tipologie.

Io personalmente porto da decenni per la mia difesa personale, ed utilizzo a livello professionale, affidando la mia vita, splendide 1911 calibro 45 acp, di fatto una munizione ottimale per uso difensivo ed operativo.

Questa munizione è ad oggi il top per quanto riguarda la difesa personale, dotata di elevatissimo potere di arresto, ha un diametro di proiettile di 11,43 mm ed eroga una potenza di circa 57kgm.

Nella fotografia potete vedere (e ammirare, concedetemelo) una splendida modello 1911 (la mia personale che porto per legittima difesa) in calibro .45 acp, con caricatore monofilare da 8 colpi, singola azione, doppie sicure, piccatinny rail adatto per l’inserimento di torce tattiche, in dettaglio una splendida Kimber Desert Warrior, prodotta in esclusiva su specifiche U.S. Marine Corps.

Più avanti ci sarà un articolo dedicato al potere di arresto del munizionamento.

Sebbene sia una munizione con oltre 100 anni di vita,il binomio arma /munizione di tale tipologia di armi (la 1911, nata dal genio mormone di J.M. Browning nel 1907) è ancor oggi preferita ed utilizzata dagli operatori professionali di elite statunitensi, S.W.A.T., S.E.A.L.S., D.E.L.T.A. ecc, in quanto dotata di maggior potere di arresto (stopping power)a parità di zona di ingaggio rispetto alla classica 9mm.

Quindi tornando allo scatto in singola azione, tale arma va assolutamente portata con il colpo in canna, cane armato e sicura inserita, (condition 1),il modo più sicuro ed efficace per portare tale tipologia di arma.

Doppia Azione: altro classico scatto, più europeo che statunitense, nella doppia azione, la catena di scatto è in grado di armare il cane tirando il grilletto, il cane non ha bisogno di essere armato, ma, come i revolver, si può portare l’arma con il cane abbattuto e colpo in canna.

Svantaggi?..lo scatto varia dal primo al secondo colpo, infatti mentre è necessario uno sforzo di trazione sul grilletto nel primo colpo pari a circa 4,5 kg, nei colpi successivi lo scatto si riduce a circa 2,5 kg, la differenza cosi sostanziale tra le 2 tipologie di scatto fa si che difficilmente sotto stress si potrà correttamente dosare la forza di trazione sul grilletto, rischiando cosi strappi che in caso di difesa, possono portare a tragiche conseguenze.

Safe Action:la nuova tipologia di scatto, introdotta negli anni 80 da glock, tale scatto prevede un parziale armamento del cane nel momento dello scarrellamento per introdurre il primo colpo in canna,l’arma è comunque sicura a patto di non toccare il grilletto, infatti, essendo sprovvista di sicure manuali, ha uno scatto tale che, una volta impegnato il grilletto, la trazione sullo stesso finisca di armare completamente il cane (interno al carrello) e liberarlo una volta giunto a fine corsa provocando lo sparo, ecco perché la regola aurea principale nel maneggio in sicurezza di una arma è “metti il dito sul grilletto solo quando stai puntando ciò che vuoi ingaggiare”..

Vantaggi..uno solo, anche qui il peso dello scatto è sempre uguale ma molto più pesante, si parla di circa 4,5 kg, e la qualità dello scatto non è ottimale, in quanto gli elementi di detta catena di scatto sono prodotti da lamierati e non da fusione dal pieno, causando cosi molto spesso sbavature che compromettono la dolcezza dello scatto stesso..

Vedasi fotografia raffigurante una HS modello XDM canna da 4,5 pollici in 9x21, pistola di nuova concezione in scatto safe action dalla capienza di 19 colpi.

Tutto ciò era dovuto per permettervi di comprendere il funzionamento a grandi linee delle moderne armi da fuoco, corretta introduzione al prossimo articolo ove vi illustrerò come gestire ed utilizzare in modo efficace un’arma corta.

Nel prossimo articolo vi illustrerò come caricare con sicurezza e gestire il ciclo di sparo di un arma corta.

 

Franco Antonioli
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