Donne imprenditrici: una realtà in crescita anche nel VCO

L'analisi della Camera di Commercio

VCO -

VERBANIA - Un'istantanea sull'imprenditoria femminile nel VCO è quella che la Camera di commercio rimanda in occasione dell'8 marzo, dove emerge una realtà variegata e in evoluzione.

«Nel VCO quasi 1 impresa su 4 è governata da donne. In valore assoluto sono 2.987 le imprese governate da donne su un totale di 13.117: quasi il 23% delle imprese registrate nel 2017, in linea con la media regionale e nazionale. Il tasso di sviluppoè positivo (+1%) per il secondo anno consecutivo. Un dato che assume maggior valore se confrontato con il tasso di crescita del tessuto produttivo nel suo complesso (-0,15%). Le nuove imprese in rosa iscritte nel 2017 sono 236 a fronte di 206 cessazioni.

Nel VCO, 357 imprese governate da donne sono “under 35” e 267 “straniere”, in aumento rispetto agli anni precedenti.

Le imprese femminili provinciali si concentrano soprattutto nel commercio (889 imprese, circa il 30% del totale imprese rosa). A livello strutturale, prevalgono le imprese individuali: su 10 imprese governate da donne, quasi 7 sono ditte individuali (in v.a. 2.046 unità).

E’ quanto emerge dai dati al 2017 elaborati dalla Camera di commercio del Verbano Cusio Ossola (fonte Infocamere).

L’imprenditoria femminile del VCO è una realtà giovane che sta crescendo velocemente. All’anagrafe delle imprese camerale infatti  il 70% delle aziende femminili si è iscritta dopo il 2000: quasi il 43% delle imprese femminili ha meno di 8 anni.

Più dei loro colleghi uomini, la stragrande maggioranza delle donne imprenditrici sceglie la forma giuridica individuale (il 68% delle imprese rosa contro il 58% del totale imprese). Le forme organizzative più complesse si declinano al femminile con minore enfasi rispetto all’universo imprenditoriale. Le società di capitali sono una realtà che nel VCO rappresenta il 14% delle imprese rosa, ma pesa per il 18% a livello totale.

Analizzando i settori in termini assoluti, le donne al comando di un’azienda sono più numerose nel settore del commercio (30%),nel turismo, inteso come alloggio e ristorazione (520 imprese, 17% del totale imprese rosa). Seguono le attività legate ai servizi alla persona (14%) e le attività manifatturiere (circa 7%).

L’imprenditoria femminile si presenta poi più cosmopolita, quasi il 9% delle donne a guida di impresa parlano straniero nel VCO, contro una media dell’ 8% del tessuto imprenditoriale.

UN CONFRONTO INTERNAZIONALE

A livello globale, il divario di genere è al 68% e si è comunque allargato. A rivelarlo è la classifica annuale con cui il World Economic Forum misura ogni anno il divario di genere in base a quattro dimensioni: partecipazione economica e opportunità, istruzione, salute e  sopravvivenza, empowerment politico. Dei 142 Paesi coperti dall’indice anche l’anno scorso, 82 hanno aumentato il loro punteggio complessivo  rispetto allo scorso anno, mentre 60 l’hanno visto diminuire. Con questi ritmi, a detta del Wef, ci vorranno 100 anni per colmarlo (87 per l’Europa Occidentale) rispetto agli 83 stimati lo scorso anno. Eppure, segnala il Wef, se si colmasse la parità di genere il Pil del mondo aumenterebbe di 5,3 miliardi di dollari.

L’Italia continua ad arretrare e in un anno perde ben 22 posizioni nel Global Gender Gap Report 2017. Siamo all’82esimo posto su 144 Paesi, mentre Francia e Germania si piazzano all’11esima e 12esima posizione, la Gran Bretagna alla 15esima.

Nel dettaglio: per quanto concerne la partecipazione economica, l’Italia si attesta alla 118esima posizione. In particolare si sottolinea l’89esimo posto per tasso di occupazione delle donne, il 126esimo per uguaglianza salariale per lavoro simile e il 103esimo per reddito percepito. La situazione non migliora per i risultati negli altri indicatori: 123esimo posto nell’ambito salute e 60esimo per la formazione. Migliore la posizione raggiunta nell’indicatore della presenza politica: l’Italia raggiunge, in questo caso, il 46esimo posto (41esimo posto per la presenza di donne in Parlamento e 29esimo per l’occupazione femminile in ambiti ministeriali).

L'Italia rispetto al 2006 passa dalla 77esima posizione all’82esima su 144 paesi, e si trova – nella classifica globale – ancora dietro a Vietnam, Mozambico e Ghana. Il miglioramento si deve solo alla politica: più donne in parlamento e al governo. Peggiorano gli indicatori riferiti ad economia e formazione.

Nell’università continua la forte crescita della partecipazione femminile iniziata già dal dopoguerra. Si tratta del ciclo formativo in cui più forte era lo svantaggio delle donne: nell’anno accademico 1950/51 le studentesse universitarie erano il 2,1% delle giovani tra i 19 e i 25 anni, contro il 6% dei coetanei; nel 2013/14 le studentesse universitarie sono circa il 45%. Negli anni Sessanta e Settanta è avvenuto l’incremento più forte di iscrizioni universitarie femminili, ma è con gli anni Novanta che anche all’università, come già nelle scuole superiori, si assiste al sorpasso del tasso di scolarità femminile. Nell’anno accademico 1990/91 il tasso di iscrizione femminile supera per la prima volta quello maschile, dando inizio a un divario in aumento fino a oggi, quando la differenza è di circa 12 punti percentuali. Lo scorso anno i neo laureati residenti nel VCO sono stati per oltre il 54% di genere femminile.

DONNE LONGEVE ANCHE NEL VCO

Guardando alla demografia, le donne nel VCO sono 82.698, quasi il 52% del totale della popolazione residente. E’ evidente come le donne siano giù longeve degli uomini: quasi il 66% degli over 80 è di genere femminile, quasi 8.400 in valore assoluto (gli uomini sono circa 4.300),mentre se analizziamo la popolazione tra 0 e 15 anni, le donne sono circa il 49% del totale.

Oltre un terzo delle residenti sono nubili, il 45% delle residenti di genere femminile in provincia è coniugata, il 15% vedova mentre il 4% divorziata. L’Italia si colloca tra i paesi a bassa fecondità. Seppur sia un indicatore sostanzialmente stabile nel tempo, si segnala comunque una leggera flessione del numero di figli per donna: nel VCO 1,23 nel 2016 (era 1,36 nel 2014)».

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