Periti industriali. Bene il documento Miur sulle lauree professionalizzanti"

Giampiero Giovannetti, Presidente consiglio nazionale periti industriali

 ''Il documento sulle lauree  professionalizzanti elaborato dalla cabina di regia voluta dal  ministro dell'Istruzione, università e ricerca Valeria Fedeli, che  ringrazio insieme al sottosegretario, Gabriele Toccafondi, è un ottimo testo da cui partire per costruire il nuovo percorso accademico''. A  dirlo il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali e  dei periti industriali laureati, Giampiero Giovannetti, commentando il documento elaborato dal Miur e finalizzato a coordinare l'offerta  formativa degli Its (Istituti tecnici superiori) con le lauree  professionalizzanti delle Università.       

Il documento, precisa infatti il presidente del Cnpi, recepisce molte  delle istanze della categoria, in particolare quella di rendere il  percorso abilitante, al pari di ciò che accade attualmente per le  professioni sanitarie.       

"Un altro elemento per noi positivo -aggiunge Giovannetti- è il chiaro riferimento alle direttive europee e in particolare al Quadro europeo  delle qualificazioni (Eqf) su cui come categoria non solo ci battiamo  da anni ma abbiamo costruito la nostra riforma ordinamentale. Lo  sosteniamo da tempo: per esercitare una professione intellettuale e  mantenere il VI livello Eqf è necessaria una laurea triennale. Il  percorso professionalizzante va esattamente nella direzione di creare  una formazione a misura di professione tecnica, ricucendo quello  strappo evidente tra questo mondo e quello della formazione".  

Del resto, ricorda ancora il presidente dei periti  industriali, citando i dati del Rapporto del centro studi di  categoria, l'introduzione delle lauree professionalizzanti in ambito  tecnico ingegneristico, potrebbe coinvolgere annualmente circa 10 mila studenti. Di questi, più di 4mila provenienti dal recupero dei  fenomeni di dispersione che si registrano nelle discipline  ingegneristiche (a 6 anni dall'immatricolazione in un corso di laurea  triennale di ingegneria il 29% ha abbandonato gli studi, il 50% si è  laureato, mentre il 21% risulta ancora iscritto); quasi 4 mila invece  nuove immatricolazioni di diplomati tecnici che rischiano di non  lavorare e non studiare.       

"Guai -avverte Giovannetti- a considerare queste lauree come delle  mini lauree o come un percorso di serie B, perché non è così. Si  tratta di corsi che puntano a formare, chiavi in mano, quei tecnici  che richiede il mercato (si parla di 2milioni di opportunità  occupazionali per questi profili nei prossimi 10 anni) e che spesso  non si trovano a causa di un sistema formativo inadeguato. Né bisogna  confonderli con gli Istituti tecnici superiori perché, come sottolinea lo stesso documento, i primi sono 'Scuole speciali per le tecnologie  applicate' e le seconde, cioè le lauree professionalizzanti, 'percorsi di studio orientati verso le professioni regolamentate'".      

  "Siamo così convinti del successo di quest'iniziativa che  contribuiremo in ogni modo alla costruzione concreta dei percorsi nei  singoli atenei. Sia con la collaborazione dei nostri organismi  territoriali per la sottoscrizione delle convenzioni, sia mettendo a  disposizione i nostri professionisti per lo svolgimento dei tirocini  professionalizzanti", conclude.      

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