I Cantoni italiani erano il sogno di Corradini

DOMODOSSOLA -

Settima puntata de ''La Macchina del tempo''. Era 1995 ed ancora spirava un po' di vento autonomista in Ossola. Cosa da ricordare vista la situazione odierna, con gli ultimi Governi (da Berlusconi a Monti, da Letta e Renzi) che paiono voler cancellare nei territori ogni forma di modica autonomia gestionale. Comuni penalizzati, Regioni molto distanti, Province senza soldi, uffici e servizi che vengono unificati con la chiusura di quelli locali.

Nel marzo 1995 c'era ancora chi era ottimista sulla possibilità dei territori di godere di autonomia. La proposta dirompente arrivò in quella primavera da un convinto autonomista: Alvaro Corradini, ex sindaco di Trontano e tra i fondatori dell'Uopa. Lanciò sulle pagine del giornali la sua idea, che cadeva nel bel mezzo della distribuzione, poi rivelatasi imparziale, degli uffici della neonata Provincia del Vco.

Questo diceva il geometra Alvaro Corradini: ''Copiamo quello che da 700 anni funziona benissimo: i Cantoni svizzeri, che godono di larga autonomia''. Con una cartina gigante illustrò come l'Italia potesse, cancellando Province e Regioni, creare unente intermedio tra lo Stato centrale e i Comuni. E ipotizzava la divisione della penisola in 180 Cantoni omogenei , uno dei quali con Ossola, Verbania più Laveno e altri centri della sponda lombarda del lago.

Una ''voglia'' di Svizzera che si era già manifestata clamorosamente pochi mesi prima di marzo, quando beffardamente la Vigezzo chiese l'annessione alla Svizzera per protestare contro l'ennesima chiusura della strada statale.

Renato Balducci
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