Bufale pre elettorali fuori controllo

La scarsità di argomenti che alimenta questi primi botti di campagna elettorale pare abbia spinto molti a buttarsi sulla facile e succulenta preda che oggi rappresenta la questione migranti.

Cavalcando l'onda del malcontento e della scarsa conoscenza dei fatti che spesso ci contraddistingue, da più parti si tenta di fomentare l'odio raccontando favole. Nonostante non si sia più da tempo bambini, pare che la paura dell'uomo nero sia ancora uno dei più efficaci strumenti di circonvenzione dei cittadini. Rispetto a umori e impressioni andrebbero presi invece in esame i dati che oggi l'Istat diffonde sulla situazione demografica italiana. Un popolo sempre più vecchio e sempre meno numeroso (meno 139.000 i residenti rispetto al 2014) che non può che far pensare a quanto il flusso migratorio in entrata sia oggi una risorsa indispensabile. Ma veniamo alla famigerata invasione dei migranti, vero cavallo di battaglia della destra locale: il saldo positivo per il 2015 è di 128.000 unità (ovvero lo 0,21% della popolazione),un quarto del 2007. 

Passiamo al luogo comune per cui gli immigrati sarebbero un peso per gli italiani. Secondo la Fondazione Moressa "gli immigrati danno all’economia italiana un contributo di 3,9 miliardi di euro. Compensano con i loro impieghi quegli italiani che hanno scelto di dedicarsi a mansioni che richiedono maggiore specializzazione. E sono un vantaggio per l’erario. Ad esempio, per gli oltre 750mila impegnati in attività di assistenza familiare le famiglie italiane spendono ogni anno 9 miliardi di euro. Se gli stessi servizi fossero garantiti dallo Stato, l’onere per le casse pubbliche sarebbe di 45 miliardi l’anno. Nel 2012 i contribuenti stranieri hanno inciso per il 5,6% sul PIL. L’Inps incassa dai contributi degli immigrati 7 miliardi, ma solo 26 mila lavoratori stranieri non comunitari usufruiscono di una pensione previdenziale in Italia e 38 mila ricevono una pensione di tipo assistenziale (fonte “Avvenire”, il quotidiano dei cattolici italiani)."

E se nei prossimi 20 anni  non arrivassero più immigrati nell’Unione Europea? Risponde uno studio della Commissione Europea:

L’UE perderebbe 33 milioni di persone in età lavorativa (–11 %)

Il tasso di dipendenza degli anziani (il rapporto tra la popolazione di età pari o superiore a 65 anni e quella in età lavorativa) salirebbe dal 28 % al 44 %

La fascia di lavoratori giovani (di età compresa fra 20 e 30 anni) fra la popolazione attiva dell’UE diminuirebbe del 25 %, mentre quella dei cittadini di età compresa fra 60 e 70 anni aumenterebbe del 29 %.

 

Daniele Maisano

Catherine Caruso

Alessio Pitasi

Linda Altomonte

Gloria Nucera

Ronnie Bonomelli

Piero Gentile

Marco Di Pierro

Massimo Di Bari

Agnese Daverio

Elisa Salem Salhi Nunziatini

Eleonora Baccenetti

Sally Dom

Andrea Moroni

Teresa Doria

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