A Varzo una serata in ricordo di Primo Bonasson, “il Bonatti” della Val Divedro

VARZO -

La sezione di Varzo del Club Alpino Italiano, il Comune e la Biblioteca Bertocchi organizzano per domani, sabato 26 ottobre, alle 20.45, una serata a ricordo di Primo Bonasson, a quarant’anni dalla sua tragica scomparsa. Prima guida alpina della Valle Vigezzo, Bonasson era originario della Valle Divedro, era nato a Varzo e aveva trascorso la sua giovinezza a Iselle, al cospetto di quelle severe rocce a protezione dell’abitato che sin da piccolo aveva iniziato a scalare, tanto da guadagnarsi dai paesani il soprannome di “il Bonatti”. La serata, organizzata quale primo evento autunnale alla torre di Varzo, vedrà la presentazione del libro “Vado su per di là”, la biografia di Primo Bonasson, scritta dal giornalista Marco De Ambrosis (edita a Ultravox e patricinata dal Cai Valle Vigezzo). Oltre all’autore del libro interverranno amici e conoscenti che hanno condiviso con Primo la passione per la montagna e l’alpinismo. Bonasson, trasferitosi a 21 anni a Santa Maria Maggiore, fu il pioniere dell’alpinismo in Valle Vigezzo e prima guida alpina dalle Valle. Forte scalatore, fondatore e primo responsabile del soccorso della Valle Vigezzo, è stato un grande valorizzatore della montagna vigezzina, aprendo vie prime assolute, alcune delle quale mai più ripetute. Maestro di sci e guida alpina altruista e generosa, con grande coraggio non esitò ad arrampicarsi sul muro dell’albergo Excelsior avvolto dalle fiamme, salvando dalla morte alcuni dei turisti imprigionati nel drammatico incendio del 26 marzo 1975 a Santa Maria Maggiore. Tante scalate in montagna, concentrate soprattutto in Valle Vigezzo negli anni che vanno dal 1974 al 1978, fino a quel triste giorno, il 1° luglio 1979 quando accompagna un amico cliente sulla Pioda di Crana. I due procedono lungo l’aerea cresta ovest, le difficoltà non sono elevate, procedono slegati. Tutto d’un tratto Primo affronta un passaggio più esposto ma non particolarmente difficile, afferra uno spuntone di roccia con la mano ma perde l’appiglio, finendo tragicamente nel vuoto insieme alla pietra a cui si era attaccato. "Di Primo Bonasson - si legge nell'introduzione del libro - ci sono rimasti i racconti delle sue imprese e il ricordo di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne le qualità umane di generosità e altruismo. A distanza di 40 anni dalla morte i suoi insegnamenti come guida alpina permangono ancora indelebili e attuali, indissolubilmente rinsaldati nello spirito più profondo dell'alpinismo vigezzino".

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