Acconciature ed estetica, due operatrici: per riaprire servono regole per la sicurezza, DPI e sostegno economico

Il settore nel Piemonte Nord conta quasi 2000 imprese e occupa oltre 4000 addetti

TORINO -

Le imprese di acconciatura ed estetica rientrano tra le attività di servizio alla persona sospese da diverse settimane. A fronte del protrarsi dell’emergenza, crescono la preoccupazione e il disorientamento nella categoria rispetto ai tempi e alle modalità per la riapertura” afferma il direttore CNA Piemonte Nord Elio Medina. “Da quasi due mesi queste aziende sono a reddito zero, però con spese di affitto, utenze, che sono rimaste. Una perdita pesante, considerato anche che gli introiti maggiori si verificano normalmente proprio in questo periodo, per la coincidenza con le cerimonie e i matrimoni che sono saltati e per la preparazione alla bella stagione”.

Il settore della ‘bellezza’, nell’area Piemonte Nord (province di Novara, Vercelli e Vco) conta quasi 2000 imprese tra parrucchiere, estetiste, manicure, e occupa oltre 4000 addetti.

C’è molta incertezza su questa fase 2 – conferma Samira Bongini, parrucchiera del direttivo CNA Piemonte Nord – come riaprire è più importante che riaprire. Mi spiego: deve essere garantita la totale sicurezza, per tutelare tutti, per vivere serenamente il nostro lavoro e consentire ai nostri clienti di vivere serenamente i trattamenti estetici e dei capelli. Attendiamo di conoscere quali saranno le regole specifiche, i dispositivi che dovremo usare, dove acquistarli e chiediamo che ne sia garantita la fornitura a prezzi calmierati”.

Dello stesso avviso Antonella Croce, titolare di un centro estetico e spa, anch’essa componente degli organismi CNA PN: “Voglio riaprire quando potrò farlo in tutta tranquillità. Servono però aiuti mirati per affrontare questa fase. Dopo i mancati introiti per diverse settimane, dovremo ora sostenere un aumento delle spese di gestione, a causa delle nuove e più stringenti regole igieniche a fronte però del minor afflusso di clienti per il necessario distanziamento personale. Il rischio è che, se non saremo aiutate, molte di noi terranno le serrande abbassate”.

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