Antiriciclaggio: possibile opporsi alla pubblicazione dei propri dati

Lo precisa il Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) nella bozza del decreto con il quale viene istituito e regolamentato il registro dei titolari effettivi e dei Trust

Milano -

L’avvocato di origine anzaschina Fabrizio Vedana che nei giorni scorsi era fra i relatori partecipanti al Forum dei Commercialisti ed esperti contabili nella tavola rotonda dedicata alle novità antiriciclaggio, scrive: Il titolare effettivo della società o del Trust potrà opporsi alla pubblicazione dei suoi dati.

Lo precisa il Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) nella bozza del decreto con il quale viene istituito e regolamentato il registro dei titolari effettivi e dei Trust.

Il Mef nella bozza di decreto posto in consultazione fino al 28 febbraio prossimo, chiarito che ricade sugli amministratori di Spa, Srl, Sapa e società cooperative nonché su quelli che rivestono analogo ruolo nelle associazioni, nelle fondazioni e nei Trust l’obbligo di comunicare all’istituenda sezione dei titolari effettivi e dei trust le prescritte informazioni, prevede, all’articolo 4, che i titolari effettivi possano opporsi all’accesso al registro da parte del “pubblico” se da questo deriva un rischio sproporzionato di frode, rapimento, ricatto, estorsione, molestia, violenza o intimidazione.

Di tale limitazione all’accesso da parte del pubblico dovrà essere data evidenza nella sezione dei titolari effettivi delle imprese dotate di personalità giuridica e delle persone giuridiche private ovvero nella sezione speciale dei trust.

Attraverso tale norma il Mef sembra voler contemperare quindi l’esigenza di conoscere l’identità del titolare effettivo per finalità di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo con la necessità di tutelare la riservatezza dello stesso qualora dalla rivelazione del dato al pubblico possano derivare i gravi pericoli alla sua incolumità di cui si è detto sopra.

Sarà il soggetto su cui ricade l’obbligo di alimentare il nuovo registro (ovvero sull’amministratore delle società ovvero sul Trustee) a dover vagliare la richiesta del titolare effettivo di vedersi “oscurata” la sua identità.

Qualora tale richiesta non dovesse essere accolta pare di poter dire che al titolare effettivo non resti che adire, con una procedura d’urgenza, l’Autorità Giudiziaria; manca, infatti, nel decreto una specifica previsione normativa che assegni tali incombenze, ad esempio, al giudice del registro istituito presso la Camera di Commercio.

A quest’ultima viene assegnato il compito di provvedere all’accertamento e contestazione della violazione dell’obbligo di comunicazione dei dati e delle informazioni sulla titolarità effettiva e all’urto fazione della relativa sanzione amministrativa ai sensi dell’articolo 2630 del codice civile, secondo le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689.

Al riguardo è bene precisare che attualmente il dettato normativo (articolo 21, comma 1, del decreto legislativo 231/07) prevede una sanzione compresa tra i 206 e i 2065 euro per gli amministratori che omettano di effettuare la comunicazione delle informazioni sul titolare effettivo. Non è quindi chiaro se tale sanzione sia comminabile anche nei confronti degli amministratori che abbiano comunicato l’identità del titolare effettivo sebbene quest’ultimo si sia formalmente opposto a tale pubblicità.

Su tutto quanto sopra incombe il Garante per la protezione dei dati personali che dovrà esprimere la sua posizione sui contenuti del decreto del Mef attraverso uno specifico parere.

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