Avvicinare le Montagne, Italia Nostra: progetto devastante ed economicamente fallimentare

“La politica e le Istituzioni dovrebbero avere il dovere di condividere una diversa visione della crescita economica dei territori incontaminati “

TORINO -

Di seguito il testo integrale dell'intervento presentato ieri da Italia Nostra alla Commissione Ambiente del Consiglio Regionale sul progetto 'Avvicinare le montagne'.

Italia Nostra è già intervenuta in questa sede nel corso della precedente legislatura, in questo senso ribadisce le considerazioni che già aveva espresso e che nel proseguo della presente troverete richiamate.

Nell’occasione odierna, di fronte ad un uditorio in gran parte nuovo e con un orientamento anche diverso, l’Associazione è consapevole che i propri temi potrebbero non trovare un’adeguata sintonia con quelli del Governo Regionale, ma più ancora e ciò conta, con le rappresentanze elette nel territorio interessato, che, legittimamente, fra breve esporranno la loro diversa visione del destino di quegli stessi territori.

Il Consiglio Regionale non è l’Organo chiamato ad una conciliazione possibile, siamo consapevoli che, ad ora, il tavolo decisorio è quello instaurato presso l’Ente Provincia e le distanze sono grandi e non sono colmabili.

Ma se da un lato il percorso di approvazione di quel Piano sembrerebbe agevole, o tale verrebbe fatto apparire solo non ci fossero a contrastarlo Associazioni che in verità poco possono sul piano decisionale, nonostante ciò si alzano, neppure troppo sommessamente, nuove richieste dirette all’Ente Regionale perché quel percorso venga ulteriormente agevolato.

Come non leggere diversamente i pronunciamenti sulla necessità di una revisione delle ZPS o dello stesso PPR. Su queste cose dunque anche Codesto Consiglio potrebbe essere chiamato e allora peserebbe, e non poco, il suo voto.

Ci sono infatti insidie regolamentari, regole normative, di derivazione comunitaria o no, piani gestionali in attuale revisione, strumentazioni non tutte sino ad oggi ben conosciute e ben applicate ma che, se tutte emergessero, renderebbero molto arduo e forse non possibile il cammino iniziato da quel piano discusso e divisivo. Da qui, da quelle difficoltà che, via via, emergono ed emergeranno, possono nascere e trovano ragione le richieste, non sappiamo sino a che punto realistiche, di revisione delle strumentazioni regolatrici in atto.

Se gli obiettivi del, da noi, contestato piano venissero comunque raggiunti è indubbio che una pluridecennale politica regionale di conservazione e valorizzazione di ambienti pregiati verrebbe ribaltata, paradossalmente in epoca di temperatura crescente e innevamento decrescente.

Una scommessa azzardata, impegnando per essa una somma pubblica probabilmente sproporzionata rispetto al risultato possibile, sommata a ingenti promessi investimenti privati, ricadrebbe sulle aree del Monte Cazzola, la Valle Buscagna, l’alta Valle Bondolero, ma anche il Monte Teggiolo con l’Alpe Vallè fino a Ponte Campo, tutte aree da tempo al centro di un condivisibile percorso di valorizzazione che considera la conservazione di questi paesaggi  unici, di questi straordinari ambienti naturali, come la più grande risorsa, anche economica, del territorio.

In questa rassegna di territori ricordo il citato incontaminato e singolare Monte Teggiolo per il quale giace, inevasa, una documentata istanza di vincolo paesaggistico puntuale. Se qualcuno di loro Consiglieri vorrà conoscere i motivi e le ragioni dell’attuale stasi dei lavori della Commissione Regionale finalizzata allo scopo, gliene saremmo grati.

Riprendendo: la frequentazione assidua e sempre più in crescita da parte di un gran numero di visitatori, escursionisti e scialpinisti testimonia il favore con cui un vasto pubblico ha accolto tale politica.

Molti degli interventi previsti nel progetto della San Domenico Ski sono destinati a infrastrutturare questa parte delle alpi Lepontine per l’accoglienza di un turismo di grandi masse e ciò non si concilia con i valori della conservazione dei territori, con la conseguenza inevitabile profonda alterazione di ambienti e paesaggi, vera ricchezza non fungibile.

Il nostro appello è quello di salvare il nostro “grande nord”, preservarlo per tutti e non comprometterlo irreparabilmente con un progetto presentato in modo accattivante, ma la cui attuazione si rivelerebbe devastante, portatore di ricchezza per pochi, persino effimero, addirittura economicamente fallimentare ove il mutamento climatico non invertisse il suo corso.

Un’economia diffusa, equa, legata culturalmente al territorio in cui si radica è un’alternativa possibile e credibile rispetto ai miraggi dei maxi investimenti di risorse che alterano lo stesso territorio nel momento stesso in cui affermano di valorizzarlo, ma in realtà lo sfruttano. In tal senso un investimento pubblico ben inferiore a quello previsto nel piano di cui si discute, ma diversamente orientato, avrebbe effetti moltiplicatori inaspettati, benefici economici diffusi, ampi, duraturi nel tempo, culturalmente coerenti al profilo di quegli ambienti.

Una domanda crescente di turismo “lento” e consapevole lo richiede e lo aspetta insieme allo richiesta di sviluppare servizi, anche innovativi, qualitativamente e quantitativamente adeguati per queste nuove esigenze.

Una tale visione dell’economia è quella che legherebbe la gente alle sue radici, rendendola consapevole e orgogliosa della grande opportunità di cui dispone, che gli offrirebbe reddito e valore e che oggi una società sempre più connessa in rete rende possibile attuare ovunque ve ne siano le condizioni.

Non vediamo questo obiettivo nel complessivo progetto della San Domenico Ski, ma a parte il modo accattivante di presentarlo, ci pare assistere ad una riproposizione di modelli non dissimili, per buona parte, da quelli che caratterizzano tante altre tradizionali stazioni turistiche alpine di massa.

La politica Regionale e locale, le Istituzioni preposte alla tutela del Paesaggio, le Istituzioni Europee dovrebbero avere il dovere di condividere una diversa visione della crescita economica dei territori incontaminati, opponendosi ad una loro inevitabile degradazione conseguente ad investimenti che ne provocano una diffusa omologazione.

Tutto ciò implica e comporta però la fatica della riappropriazione pubblica di una capacità di pianificare l’economia dei territori e non solo quella di recepire più o meno acriticamente, le istanze altrui.

Spetta dunque in questo momento ai soggetti di governo locale guardare lungo, indicare la rotta anziché essere guidati dai miraggi di investimenti massicci e fors’anche troppo facili.

L’invito e l’auspicio sono di fermarsi, di riflettere a fondo e di aprire un confronto sui mondi possibili delle poche terre alte ancora rimaste.

Vi ringraziamo, Signor Presidente e Signori Consiglieri, per l’ospitalità che ci avete gentilmente consesso.

La Presidente del Consiglio Piemonte di Italia Nostra Onlus

Adriana My

Il Presidente della Sezione Vco di Italia Nostra Onlus

Piero Vallenzasca


 

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