Berna tiene aperte le porte ai frontalieri

Continuano a chiedere il blocco totale delle frontiere con l’Italia Lega dei Ticinesi e Udc

BERNA -

Non c’è stato il temuto divieto d’ingresso ai frontalieri da parte di Berna. Da lunedì possono continuare a recarsi in Canton Ticino e in Canton Vallese per lavoro come i connazionali con permesso di domicilio e i cittadini svizzeri. Da lunedì, però, si ferma l’edilizia. Ancora code, nelle prime ore del mattino, al valico di Piaggio Valmara - Madonna di Ponte ma più snelle rispetto a martedì quando sono scattati i controlli a campione. Anche perché, nel timore che le indiscrezioni filtrate dalla capitale federale di un blocco totale delle frontiere con l’Italia fossero confermate oggi, i datori di lavoro d’oltre confine s’erano organizzati per continuare a fruire della mano d’opera residente nelle province di confine. Alcune aziende avevano chiesto ai propri dipendenti di portarsi un cambio d’abito per 15 giorni.

Continuano a chiedere il blocco totale delle frontiere con l’Italia Lega dei Ticinesi e Udc. Richiesta ribadita ieri a Berna nell’incontro della delegazione ticinese alle camere federali con il Consiglio federale. Sempre nella giornata di ieri, veniva data quasi per certa la chiusura totale. Un timore che ha spinto l’ente ospedaliero cantonale a chiede una deroga per il personale medico, infermieristico e socio sanitario frontaliero senza il quale la sanità pubblica ticinese non sarebbe in grado di far fronte all’emergenza coronavirus né a curare le altre patologie o a svolgere attività chirurgica.

Alcuni datori di lavoro nel settore privato si sono organizzati per offrire ai loro dipendenti la possibilità di pernottare in albergo o in alloggi presi in affitto. Una boccata d’ossigeno per gli alberghi penalizzati dalla mancanza di turisti ma che ha innescato qualche polemica. L’Organizzazione cristiano sociale ticinese, ad esempio, ha segnalato la richiesta di alcuni datori di lavoro ai dipendenti di contribuire.

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