Cellulari, segnale tv e banda ultralarga: ecco cosa serve alla montagna per prendere quota

Un dossier dell'Uncem presentato in val di Chy rilancia il tema delle carenze di infrastrutture digitali per le terre alte: "Serve un patto tra enti locali e imprese di telecomunicazioni"

TORINO -

Vivere in montagna è bello, ma accanto alle sue suggestioni mette sul piatto della bilancia anche difetti e disagi ormai "storici". Dalla difficoltà per il segnale televisivo alla "ricezione" dei telefoni cellulari, fino alla possibilità di navigare con una banda ultralarga, in grado di sopportare attività sempre più diffuse (volenti o nolenti) come lo smartworking.

Parla di tutto questo il dossier che Uncem ha presentato nei giorni scorsi presso la sala consigliare del Comune di Val di Chy. "Occorre un patto nuovo tra imprese delle telecomunicazioni ed Enti locali per vincere il digital divide. Non senza uno Stato che investe per colmare le sperequazioni territoriali". Duecento pagine di analisi, numeri, proposte, dati e documenti che ripercorrono due anni di impegno (e i precedenti due decenni) dell'Unione dei Comuni, degli Enti e delle Comunità montane per vincere il divario digitale, vera emergenza per Alpi e Appennini. Alla presentazione è intervenuta il Ministro per la Digitalizzazione Paola Pisano che ha ribadito l'importanza dell'accordo sottoscritto dal suo Ministero con Uncem, due settimane fa agli Stati della Montagna a Roccaraso, per affrontare le necessità dell'infrastrutturazione tecnologica dei territori e parallelamente portare nuovi servizi alle comunità, alle imprese, alla Pubblica Amministrazione.

"Otto mesi fa abbiamo spiegato alle Istituzioni che il divario digitale non è fatto in Italia solo di internet che va a bassa velocità perché il piano banda ultralarga è in ritardo di due anni - evidenzia Marco Bussone, presidente nazionale Uncem - Abbiamo evidenziato che quasi 5 milioni di italiani non vedono i canali Rai e poi di conseguenza abbiamo fatto un patto con l'azienda del servizio pubblico televisivo per sperimentare nuovi strumenti tecnologici sui territori. E la sperimentazione parte da Vernante, con i vertici Rai in prima fila". "Abbiamo evidenziato, numeri alla mano, che 1200 Comuni in Italia registrano problemi con uno o più operatori di telefonia mobile. Non siamo stati fermi. Ci siamo seduti al tavolo con le Telco, con Asstel e Anfov, abbiamo ottenuto 1,5 milioni di euro per nuovi tralicci dalla legge di bilancio, abbiamo chiesto a Inwit e agli operatori di investire. Sta avvenendo, anche verso il 5G per il quale non possiamo lasciare i Sindaci da soli. Ancora, sul Piano banda ultralarga, le interlocuzioni con Open Fiber e Infratel, in particolare con l'ad Marco Bellezza che ringrazio, hanno portato a un'accelerazione della BUL e ora aspettiamo si definisca cosa fare rispetto alla rete unica. Di certo, grazie a Eolo e ad altri operatori FWA, nel lockdown abbiamo avuto collegamenti wireless decisivi, importanti per colmare sperequazioni. Senza l'FWA la situazione sarebbe stata gravissima. Occorre fare di più e agire sui servizi. Lavoro a distanza certamente, con la montagna che si ricolloca sul 'mercato', possiamo dire. E poi telemedicina e teleassistenza, ma anche 'internet delle cose', ad esempio per gestioni forestali 4.0 come per l'agricoltura in pianura, servizi smart per la pubblica amministrazione, Comuni piccoli montani collegati tra loro, senza barriere. Si vince uniti, grazie alle Montagne in rete. E l'Agenda digitale Montagna, anche grazie a questo lavoro entrerà nel Recovery Fund, sarà asse portante insieme al green, anche della nuova programmazione".

"Il volume mette in evidenza le geografie - sottolinea Giampiero Lupatelli di Caire - mette in luce obiettivi e risultati, lo scarto quantitativo che vi è in mezzo. Ma allo stesso tempo evidenzia l'impegno decisivo di Uncem sul fronte del contrasto ai divari. Sperequazioni che se non vengono vinte diventano, da digitali, economiche e sociali. Abbiamo nuovi paradigmi per nuove ambizioni dei territori. Le infrastrutture digitali annullano le distanze, le strade negli anni Sessanta le riducevano. Cambia completamente il modello. I territori devono essere pronti. Gli Enti locali, grazie al dossier acquisiscono strumenti, conoscenze e dati fondamentali per il loro lavoro".

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