Cirio: "Da oggi un laboratorio mobile per fare i tamponi e i test sierologici in tutto il Piemonte"

Intanto i piemontesi sono quelli con la peggiore situazione di salute mentale e i giovani consumano più psicofarmaci di tutti i coetanei italiani

TORINO -

Da due laboratori analisi agli attuali 25 in tutta la regione, con una novità: "Da oggi sarà operativo un altro laboratorio, mobile, per effettuare tamponi e test sierologici in tutto il Piemonte". A raccontarlo è il governatore, Alberto Cirio, commentando i numeri del rapporto Ires sullo stato della Sanità nella regione. "Non accuso nessuno perché non mi interessa - ha aggiunto -, ma il Piano di rientro degli anni passati prevedeva proprio la riorganizzazione e dunque la chiusura dei laboratori. Il taglio degli investimenti nel personale e nella sanità ha radici profonde nel tempo e oggi ci si rende conto di quanto sia importante non tagliare sulla Sanità, anzi si deve investire. Che l'Europa si renda conto oggi che deve dare soldi agli Stati per investire sulla rete ospedaliera ti fa dire finalmente, ma fino a ieri cosa è successo? Doveva morire la gente perché se ne accorgessero?". 

"In questa pandemia abbiamo toccato tutti con mano quanto ognuno di noi è importante - ha proseguito Cirio -: il problema della tempesta del Coronavirus è stato legato alla forza dell'esercito che avevamo a disposizione. Di eccellenza assoluta negli ospedali, come ha certificato il raddoppio delle terapie intensive, mentre le subintensive sono quasi triplicate, ma di carenza nella medicina territoriale e di scarso investimento, se non nulla, nei dipartimenti di prevenzione. Così come i due soli laboratori analisi". "La medicina di territorio è fondamentale, per limitare i costi e le sofferenze ai pazienti, ma anche per cogliere in tempo le situazioni di rischio. Oggi un sospetto positivo viene isolato a casa in 2 giorni, mentre la soglia nazionale è fissata in 5. Questo grazie ai medici del territorio, che hanno potere di isolare la persona e chiedere un tampone. Stiamo concentrando su questo i nostri sforzi, passando per la Casa della Salute: sono 65 quelle approvate, ma saranno al massimo tre quelle funzionanti, vanno realizzati perché sono molto importanti". Che lo scenario complessivo, anche economico e non solo sanitario, sia difficile, emerge proprio dai numeri di Ires. Ma con un appunto importante "La tempesta si è abbattuta su una situazione già complessa - spiega Giuseppe Berta, docente universitario e storico economista - e la tempesta forse non si è ancora conclusa, ma proprio ora dobbiamo pensare a come ripartire".

Nel 2018 la spesa sanitaria del Piemonte è stata di 8 miliardi e 441 milioni e attraverso un cammino di "de-ospedalizzazione" si è passati da 63 ospedali pubblici a 49, pur riducendo i posti letto di terapia intensiva "solo" da 312 a 299 (dal 2010 al 2018) e un rapporto simile riguarda anche i posti in pneumologia. "Servono 1,65 miliardi di euro per recuperare e riportare a norma le strutture obsolete in Piemonte, ma al tempo stesso si è investito troppo poco sui servizi territoriali, sia in termini di risorse investite che in termini di personale - dicono i ricercatori Ires - e si è perso l'11% delle cure a domicilio".

Esiste inoltre un tema legato all'età media degli operatori. Dal punto di vista sanitario "sono  molti sia i medici che gli infermieri si avvicinano alla pensione senza che i giovani abbiano i percorsi formativi adeguati per sostituirli".

Un altro campanello d'allarme suona poi per uno degli aspetti che potrebbero essere innescati dalla pandemia e da come è stata vissuta dalla gente. Ben 41 piemontesi su 100 soffrono di almeno una patologia cronica (il 20% di almeno due),come ipertensione, artrosi e malattie allergiche, anche se la popolazione ha aspettativa di vita media di 83 anni. Ma col 66,1% ha un indice di salute mentale che da tempo è tra i peggiori in Italia e i giovani consumano il doppio di psicofarmaci rispetto ai coetanei nella Penisola.

Dal corrispondente a Torino
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