Covid-19 e responsabilità aziendale, Confartigianato Piemonte: il Cura Italia che uccide

Il Presidente Felici: “Inaccettabile diventare civilmente e penalmente responsabili automaticamente di eventuali positività di un dipendente”

TORINO -

Passi la presunta imprevedibilità di una pandemia che pur mieteva migliaia di vittime già a gennaio, passi l’improvvisazione di un sistema sanitario regionale già alle corde, e passi pure il consueto palleggio senza fine delle responsabilità, ma che un imprenditore da vittima dell’impreparazione del sistema sanitario pubblico diventi 'per decreto' il carnefice dei propri collaboratori questo proprio no. Eppure questo è quanto sostiene l’articolo 42 –comma 2 –del Decreto “Cura Italia”.

“Il Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte Giorgio Felici sostiene che le migliaia di imprese artigiane -che sono state costrette a chiudere 'per decreto' ed a cassaintegrare i dipendenti-non possono accettare di diventare civilmente e penalmente responsabili automaticamente di eventuali positività al Covid-19 di un proprio dipendente”.

“Sarà certamente difficile, se non impossibile, distinguere –sostiene Felici- se l’eventuale infezione sia avvenuta sul luogo di lavoro o altrove. Il rischio di infezione è ovunque, come ci dimostrano le fallimentari strategie di contenimento, costrette a confinarci in casa ad ascoltare gli infiniti appelli all’isolamento sociale”.

“Siamo alla solita caccia alle streghe –conclude il Presidente Felici –per cui, non sapendo come fare, si scarica ogni responsabilità sulle spalle dell’imprenditore, meglio se piccolo. Dunque 'colpevole a prescindere' e costretto ad inerpicarsi sull’improbabile sentiero della dimostrazione di innocenza. Esattamente il contrario della presunzione di innocenza su cui si basa il nostro sistema giudiziario. Che altro dire?”

 

 

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