I frontalieri non rubano il lavoro agli Svizzeri. Lo dice uno studio redatto da esperti

Ginevra -

I frontalieri attivi in Svizzera non sostituiscono la forza lavoro locale. Al contrario, hanno un impatto positivo sul mercato del lavoro svizzero. E’ quanto afferma “Travail frontalier et maux du marché du travail: le cas suisse” (Lavoro frontaliero e mali del mercato del lavoro: il caso svizzero),uno studio condotto da ricercatori universitari e dell'Alta scuola di gestione di Ginevra.

Lo studio parte dal fatto che la Svizzera (con 315.000) e il Lussemburgo (192.000) sono i due paesi con il maggior numero di lavoratori transfrontalieri in Europa. I frontalieri sono il 6% del totale della forza lavoro attiva; tasso che supera il 30% nei cantoni di Ginevra, Basilea Città e Ticino.

La massiccia presenza di frontalieri suscita spesso preoccupazioni o addirittura rigetti in Svizzera. Ma – secondo i ricercatori - avrebbe un impatto negativo molto limitato per il mercato del lavoro locale. E un aumento del flusso di pendolari transfrontalieri non è seguito da un aumento del tasso di disoccupazione interna: i frontalieri non fanno aumentare il numero di disoccupati tra i residenti svizzeri.

Ricerca in corso...