"I rifugi devono aprire. Si pensa agli stabilimenti balneari, mentre la montagna non è una priorità"

Da settimane il CAI studia soluzioni per garantire ospitalità in sicurezza. Benedetti: "Non siamo alberghi né ristoranti, servono indicazioni specifiche"

Milano -

Fateci tornare in montagna. Una richiesta che è diventata una petizione su Change.org e che ha raccolto migliaia di firme. Perché la montagna fa bene, a tutti i livelli. E sono sempre di più le persone che lo stanno scoprendo. La crescita del turismo delle vallate del cuneese, negli anni, ne è la dimostrazione più palpabile.

Ma che ne sarà della stagione dei rifugi e del turismo ad essi legato nell'estate 2020?

Nessuno sa rispondere, nemmeno i vertici nazionali del Club Alpino Italiano che, per voce di  Giacomo Benedetti, presidente della  Commisione centrale rifugi e opere alpine, evidenzia come la montagna, anche in questa situazione, sia l'ultimo dei problemi per chi deve decidere.

"Conte non ha negato la possibilità di andare a fare passeggiate in montagna - commenta.  Non ci ha proprio pensato, non era tra le priorità, come sempre. Si sta studiando come riaprire gli stabilimenti balneari, ma strategie per il turismo montano e per come potranno riaprire i rifugi non ce ne sono", commenta Benedetti.

Che sottolinea:  "Un rifugio non è né un albergo né un ristorante. Per cui le regole non possono essere le stesse. Una cosa è certa. Come CAI nazionale lo abbiamo ribadito a tutti i livelli: i rifugi vanno aperti, perché sono in primo luogo presìdi del territorio al di là dell'ospitalità pura".

Il CAI, in questo periodo, ha riflettuto a lungo, confrontandosi con i rifugisti e con tanti esperti, su come strutturare la riapertura.  "La stagione sotto il profilo economico non potrà che essere compromessa. Stiamo pensando di intervenire con "provvidenze" a sostegno delle sezioni locali, con riduzioni dei canoni di affitto. E ci stiamo organizzando per quelle che potranno essere le necessità igienico sanitarie, ma giochiamo a carte coperte, perché non abbiamo la minima indicazione".

Tra le misure che il CAI sta provvedendo a mettere in campo, c'è un'apparecchiatura per la sanificazione degli ambienti e dei locali a base di ozono.  "Avrà il marchio CAI e sarà data gratuitamente a tutti i nostri rifugi. La sta approntando un'azienda della Lombardia, studiata per noi. Ovviamente non vogliamo sanificare con il cloro o con sostanze che possano inquinare. Inoltre forniremo ai rifugi un termometro a pistola, un saturimetro e mascherine con il filtro lavabile, anche queste marchiate CAI e create apposta per noi da aziende che conosciamo", spiega Benedetti.

Ma l'ospitalità? Sarà possibile? Su questo punto il mistero è fitto.

Anche perché i rifugi partono da condizioni molto diverse. Si potranno allestire tende per la notte, in esterno?

"Non sarebbe pensabile per un rifugio come il Pagarì, mentre potrebbe essere una soluzione per altri rifugi, come la Gardetta - spiega Benedetti.  Ma non è una formula adottabile da tutti. Allestisco 100 posti letto in tende. E poi? Devo comunque prevedere 100 cene e 100 colazioni. E come faccio a mantenere il distanziamento? Le domande e i dubbi sono tantissimi. Senza tenere conto dell'incognita meteo. Chi dormirebbe in tenda in condizioni di temporali violenti o di gran freddo? Si può piuttosto pensare a delle tende per gli spazi comuni, ma sono solo ipotesi".

"Noi che amiamo la montagna riprenderemo ad andarci, nel rispetto di tutte le misure che ci verranno indicate. L'importanza dei rifugi è fuori discussione e, lo ribadiamo, stiamo facendo pressioni ad ogni livello perché vengano aperti e siano un punto di riferimento per escursionisti e alpinisti. E' un momento difficile per tutti i settori, il nostro è tra quelli che interessano meno, lo sappiamo. Ma stiamo lavorando con impegno e con tutte le migliori professionalità di cui disponiamo per dare una risposta ai rifugisti e a chi sa quanta gioia e bellezza le montagne sappiano regalare".

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