Il ghiacciaio Sabbione Nord non arretra più, ma fonde velocemente

Formazza -

Luca Sergio, di MeteoLive Vco e ideatore del progetto “Ghiaccio Vivo”, dedicato ai cambiamenti climatici nel nostro territorio comunica gli ultimi risultati relativi al monitoraggio dedicato al ghiacciaio Sabbione Nord, il terzo ghiacciaio vallivo dell’Ossola.
Luca Sergio, mostrando le foto appaiate, scattate la prima nell’ottobre 2017 (1A) e la seconda nello stesso mese del 2019 (1B) spiega la metamorfosi in atto: «La fronte del ghiacciaio Sabbione nord, nell’apparato glaciale dei Sabbioni in alta Val Formazza, non arretra più. Dal 2013 il ghiacciaio ha perso 220 metri, poi l’arretramento si è arrestato ma è continuata l’imponente fusione.
Dai recentissimi rilievi possiamo notare come l’arretramento del ghiacciaio si sia arrestato grazie alla copertura di detrito che ha incontrato per strada. Fintanto che un ghiacciaio avanza porta a valle il detrito, come se fosse un nastro trasportatore, ma quando la fronte arretra, fino alla confluenza dalla linea di caduta del detrito, è il detrito che rallenta l’arretramento del ghiacciaio.
Confrontando le due immagini, 2017 a sx e 2019 a dx, risulta evidente la perdita di spessore dal 2017 al 2019. Una riserva d’acqua dolce persa che non riavremo mai più per molti anni, forse secoli.
Ricordo che nel 2010, secondo l’ultimo catasto dei ghiacciai Italiani, il Sabbione Nord aveva un’area di km² 1,27».

FOTO 2
Luca Sergio descrive così l’immagine: «Negli ultimi 300/400 metri, prima della fronte, si è formata una piana proglaciale, tipica del ritiro di un ghiacciaio.
Dal 2013 il Sabbione Nord è arretrato di 220 metri, una media di 44 metri all’anno».

FOTO 3
Ben visibile il ghiacciaio con la parte frontale ricoperta dal detrito.

FOTO 4
Il costone che provoca la caduta di detritI e massi che vanno a formare una coperta alla fronte del ghiacciaio.
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Luca Sergio spiega anche cosa sono i funghi glaciali e le bédières: «I funghi glaciali presenti sul ghiacciaio, non sono altro che sassi di dimensioni variabili che con la loro ombra preservano il ghiaccio, formando un sostegno naturale.
Sul ghiacciaio sono pure ben visibili anche le bédières, ossia quei minuscoli corsi d’acqua che si formano sulla superficie del ghiacciaio, solchi ondulati creati dal ruscellamento delle acque di fusione».

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