Il lupo entra nel dibattito delle elezioni comunali di Bannio Anzino

bannio anzino -

Pare che in Valle Anzasca l’argomento lupo sia di grande attualità. Dopo la serata dedicata al ritorno del lupo organizzata a Macugnaga ora è Bannio Anzino che ripropone il tema.
La presenza accertata del lupo in Valle Anzasca ha smosso l’opinione pubblica. Ben tornato lupo! Maledetto lupo! Coppi o Bartali? Pochi restano neutrali, la discussione è aperta.

A Macugnaga, Massimo Mattioli, dottore forestale ha cercato di presentare l’argomento in maniera neutrale, ma propendendo in favore dell’animale che è salvaguardato e protetto dalla legge.

Mattioli a Macugnaga ha detto: «Dopo l’apparizione di una coppia di lupi nella zona di Ornavasso è bene conoscere un po’ meglio questo animale perché, in un prossimo futuro potremmo anche doverci fare i conti, specie gli allevatori ma anche gli escursionisti, i fungiàtt. Il lupo – ha proseguito Mattioli – è al vertice della catena alimentare. Di sicuro il lupo si insedia in luoghi dove l’ambiente circostante è sano, niente inquinamento; quindi se il lupo è tornato vuol dire che qui le condizioni ambientali sono buone. In un ambiente naturale pulito aumentano le possibili prede (caprioli, cinghiali, cervi, camosci) e anche i predatori.
Nella tradizione popolare molti sono i toponimi che ricordano il lupo. Ancora oggi a Forno in Val Strona, il giorno di San Valentino, viene celebrata la S. Messa del lupo in cui si chiede l’intercessione del santo affinché protegga dal lupo le greggi, gli armenti e le persone.
Analizzando la questione lupo dal punto di vista degli allevatori mi rendo conto la differenza di vedute. La legge richiede l’uso di cani da guardiania e adeguate recinzioni protettive, inoltre la Regione Piemonte ha previsto dei risarcimenti per i danni arrecati da lupi o canidi.
Chiaramente in Valle Anzasca è estremamente problematico pensare che la famiglia che possiede poche pecore o qualche capra possa dotarsi di adeguate recinzioni, o cani maremmani.
La situazione è complessa. Mi rendo conto che coloro che hanno poche bestie non lo fanno per lavoro e quindi in caso di perdita dei loro capi, il risarcimento regionale è l’ultima cosa che a loro interessa. La maggior parte degli allevatori hanno meno di dieci capi e solo il 16% degli allevatori ha più di quattrocento pecore
».

Da parte sua il giornalista Teresio Valsesia ha raccontato due episodi legati alla sua personale esperienza legata al selvatico. «Il primo ricordo – ha detto Valsesia – è legato alla visione di due lupacchiotti che giocano in una radura boschiva senza avvertire la nostra presenza. Bello vederli giocare ma la lupa presto li ha richiamati all’ordine facendoli sparire nella vegetazione. La seconda immagine, in Abruzzo, arriviamo in un ovile e troviamo un pastore disperato che piange, lì attorno una decina di carcasse di pecore e agnelli. Cos’è successo? “Un branco di lupi ha fatto scappare i cani ed ha assalito le pecore”. Il lupo ha fatto il suo mestiere: è un predatore e per mangiare ha assalito le pecore. Qualche anno fa anche in Valle Maggia, in Ticino, ho visto la strage fatta da un lupo».

Nella riunione di Macugnaga era poi intervenuto Davide Titoli, possessore delle pecore recentemente uccise dal lupo ad Anzino, che ha detto: «Io non sono un allevatore. Tenevo due pecore e un asinello in un terreno di mia proprietà tanto da tenere pulito lo spazio circostante. Dopo la constatazione dell’azione del lupo sono stato subito invitato a spostare l’asinello altrimenti il lupo sarebbe tornato. È impensabile che io possa installare alte recinzioni elettrificate, predisporre cani da guardiania. Sono costretto a non tenere più quelle poche bestie che avevo e a lasciare i miei prati incolti. Come è possibile sulle nostre montagne sistemare adeguate recinzioni elettrificate? Considerata la situazione che si va delineando, registreremo un obbligato e sistematico abbandono dell’allevamento tradizionale a favore di un Vco trasformato in un’immensa Val Grande. Io sono qui per testimoniare come il nostro micro allevamento ha permesso a mio padre, mio nonno e mio bisnonno di sopravvivere grazie a questo tipo di attività sussidiaria che è parte integrante della nostra cultura e della storia dei nostri paesi. In queste occasioni andrebbe dato spazio alla realtà locale, analizzando per bene le reali situazioni, così sembra che il ritorno del lupo sia un bene per la collettività mentre è certamente un elemento estraneo alle nostre zone».

Venerdì 3 maggio, alle ore 21, presso la sede della ex Comunità Montana Monte Rosa tratteranno l’argomento lupo: il sindaco Pierfranco Bonfadini, Davide Titoli, candidato nella lista civica “Futuro e tradizione”. Saranno presenti anche: Aldo Girlanda, presidente del Consorzio Alpino di Caccia Vco3 – Ossola Sud e Pietro Fiocchi, candidato al Parlamento Europeo.

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