Il lupo fa strage sulle montagne di Macugnaga

Sbranate 7 pecore e diversi capi sono ancora dispersi

macugnaga -

Ennesimo attacco del lupo a danno di un gregge di pecore che come da antica tradizione in estate è stato inalpato sui contrafforti che da Roffelstaffel salgono verso la zona del rifugio Sella.

Sette i capi sbranati mentre altre pecore mancanti non sono ancora state trovate forse scappate alla furia del predatore ma nascoste in qualche anfratto roccioso o morte e non ancora localizzate.

La problematica convivenza fra lupo e allevamento alpino si ripropone in tutta la sua drammaticità.

Dopo gli attacchi registrati in Valle Vigezzo, quelli nelle valli laterali dell’Anzasca, ora questo sugli alpeggi di Macugnaga.

I politici regionali scrivono: “I territori montani hanno ragione, serve un vero contenimento”.

Uncem, l’Unione dei Comuni Montani, e le Comunità Montane del Piemonte tornano a denunciare l’emergenza causata dal proliferare dei lupi.

L’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Ossola fornisce temporaneamente agli allevatori appositi kit di recinzione elettrificata per la protezione e il ricovero degli ovicaprini.

E il lupo dimostra di essere tornato in forze e di essersi stabilizzato nel territorio.

Molti piccoli allevatori hanno già alzato bandiera bianca e venduto il loro bestiame. Altri hanno abbandonato alpeggi che venivano caricati da più di cent’anni. Altri si dicono pronti a smettere e cambiare lavoro intanto non c’è sostegno pubblico né morale né materiale.

In questi giorni vengono distribuiti dei pieghevoli, finanziati dall’Unione Europea nell’ambito del progetto Life WolfAlps, in cui si spiega come “Conoscere il cane da protezione – piccola guida per escursionisti consapevoli”. Iniziativa lodevole ma unilaterale.

Sarebbe bene che parte dei cospicui finanziamenti europei andassero anche verso il risarcimento dei danni subiti dagli allevatori.

È vero che la legge dice che gli animali da reddito vanno tenuti in appositi recinti e curati dall’allevatore che usufruisce dei cani da protezione, ma andrebbero verificate anche le reali possibilità offerte dai terreni su cui pecore e capre pascolano. La zona teatro dell’ultimo attacco del lupo presenta caratteristiche tali da impedire questo tipo d’interventi.
La discussione resta aperta. Il lupo si dimostra al vertice della catena alimentare.

Gli allevatori di montagna hanno sempre maggiori difficoltà con cui confrontarsi.
Arriveremo ad avere montagne senza ovicaprini? Sempre maggiori alpeggi che resteranno vuoti?
Chiudiamo con una nota storica: la zona dove il lupo ha compiuto l’ultima strage è la stessa dove oltre un secolo fa era stata uccisa l’ultima lince.

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