Il messaggio di Don Francesco Antonioli a distanza di 50 anni pone ancora delle riflessioni

villadossola -

Conferenza molto partecipata quella di ieri sera alla Fabbrica di Carta, per la presentazione - nello Spazio Autori - del nuovo libro di Marco De Ambrosis, "Don Francesco Antonioli, un illustre vigezzino Giusto tra le Nazioni". A presentare la pubblicazione a Villadossola, oltre all'autore, l'appassionato di storia locale Giacomo "Gim" Bonzani. Il libro, edito da Ultravox (la stessa editrice di Ossolanews) è dedicato appunto alla vita di don Francesco, sacerdote salesiano originario di Druogno, dove era nato nel 1878; un sacerdote poco conosciuto in Ossola mentre a Gerusalemme il suo nome è scolpito tra quelli dei “Giusti tra le Nazioni”. Dei settant’anni di vita religiosa don Francesco ben cinquantasei li passò come superiore: catechista, prefetto, direttore, ispettore. Legnago, Gorizia e Mogliano Veneto furono le prime case salesiane da lui dirette. Per ventisei anni fu direttore capace ed apprezzato. Investito di autorità Ispettoria Veneta e Novarese, ricoprì la carica di direttore dell’Istituto Pio XI di Roma, dando rifugio nel 1943-1944 a rifugiati politici, orfani, sfollati e sinistrati di guerra oltre che a settanta ebrei, per lo più  bambini e ragazzi, sottraendoli alla deportazione nei Lager. "Don Francesco finora era praticamente sconosciuto in Ossola - ha detto Bonzani -. Già da bambino, dalla sua Sasseglio, si trasferì a Parma, seguendo le orme di un altro importante salesiano, molto più conosciuto, don Carlo Baratta". "Fu proprio don Baratta - ha spiegato De Ambrosis - a scoprire nell'adolescente Francesco, un ragazzo aperto e tenace, in possesso dunque delle qualità e la stoffa per diventare un buon salesiano. Fino al 1997 del sacerdote in Vigezzo e in Ossola si sapeva ben poco, ovvero fintanto che i famigliari non sono stati invitati a Roma per la cerimonia di conferimento del titolo "Giusto tra le Nazioni" alla memoria appunto di don Francesco Antonioli. Nelle settimane successive se ne occupò la stampa locale con due articoli, uno di Eco Risveglio, l'altro del Popolo dell'Ossola. Fu poi la compianta professoressa vigezzina Anita Azzari a dedicargli un approfondimento su Oscellana: poi più nulla". Ora, a oltre cinquant'anni dalla morte di don Francesco avvenuta nel 1965, si sono aggiunti nuovi tasselli allo studio della figura del sacerdote vigezzino, che è sicuramente un po' meno sconosciuto. Riservato e schivo, don Francesco incarnava le qualità di umiltà e di animo semplice e schietto. Riguardo alle vicende romane, ebbe a dire: "Non abbiamo fatto che il nostro dovere". "Il nostro dovere - ricordò durante la cerimonia del 1997 don Francesco Motto, direttore in quegli anni dell'Istituto Pio XI -, ossia la coscienza, illuminata dalla fede, che ogni uomo è figlio di Dio, che ogni uomo è mio fratello, e che di fronte ad una grave violenza o, come in questo caso, di fronte alla morte certa di innocenti, non c'era posto per dubbi e perplessità, anche a costo di mettere a repentaglio la propria incolumità. Lo hanno fatto in tanti 50 anni fa - in Italia e altrove - perchè l'anima popolare ha avvertito l'ingiustizia di una persecuzione indiscriminata e si è ribellata in mille modi allorchè si è infranta la legge della divina  fratellanza umana". "Un monito che ancora oggi - ha concluso De Ambrosis - a distanza di 22 anni da quel 6 maggio 1997, è destinato a fare riflettere".

 

 

 

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