Il punto sulla legittima difesa in Italia

Franco Antonioli ci parlerà di 'Difesa razionale'

DOMODOSSOLA -

Il tema è decisamente attuale e complesso. In questi ultimi tempi, ma soprattutto negli ultimi giorni, si parla molto di legittima difesa. Cercheremo di fare il punto sulla situazione in Italia grazie alla collaborazione di un esperto del settore, Franco Antonioli, imprenditore domese, da anni esperto a livello internazionale nel mondo delle armi. Franco Antonioli, da oltre 30 anni è istruttore professionista di tecniche e tattiche C.Q.B. - CLOSE QUARTER BATTLE -protocollo di combattimento con armi corte-pistole, e armi lunghe-carabine tattiche sistema CAR 15-M16-M4-AK47 e 74 .

“Sono stato brevettato in Blackwater U.S.A. la migliore Accademia di addestramento presso la quale si addestravano tutte le unità operative speciali statunitensi, ad oggi sono onorato di collaborare con colleghi Istruttori ed operativi statunitensi Delta, SEALS e SWAT con i quali spesso ci aggiorniamo sulle tattiche contemporanee di combattimento” spiega.

Il C.Q.B. è il protocollo più sicuro ed efficace di combattimento a distanza ravvicinata in ambito urbano ed extraurbano, lo stesso protocollo con il quale si addestrano ad oggi le unità di elite dell’occidente, U.S. Navy S.E.A.L.S. Team Six, Delta Detachement One, S.A.S U.K., S.W.A.T. Team Los Angeles, G.O.I. del Consubin, G.I.S. ecc.

“Sono inoltre Istruttore Professionista di procedure di Executive Protection, scorta e protezione in Team, sia civili che militari, nonché Istruttore relativo alla formazione del Team in base allo scenario operativo e della Morotcade, la formazione di veicoli nei trasferimenti di Executive Protection” spiega Franco Antonioli.

Tali Corsi sono stati frequentati da numerosi Operatori impiegati in team di sicurezza di numerosi personaggi pubblici e politici Italiani.

“Sono Direttore dei Corsi della Delta Firearms Academy (www.dfa.cc) nella quale da oltre 15 anni sono stati effettuati centinaia di corsi professionali a civili in possesso delle autorizzazioni di legge, operatori professionali ed appartenenti alle Istituzioni.

Presso la nostra struttura si sino addestrati reparti speciali delle forze N.A.T.O. nonché Rangers U.S.A. della base di Camp Darby e numerosi appartenenti alle Istituzioni.

Attualmente svolgo la mia attività con il mio Team Istruttori, Matteo Ancheri e Alessandro Falcone presso la struttura DFA di Varzo, nonché presso una struttura DFA a Roma”.

Legittima Difesa, nuova legge, reali e supposti cambiamenti

 

Argomento di grande attualità negli ultimi mesi sono state le discussioni sulla necessità della modifica della legge sulla legittima difesa.

 

Infatti,a seguito di un continuo incremento di eventi delittuosi ed effrazioni violente nelle abitazioni e luoghi di lavoro ad opera di soggetti criminali sempre più spietati, che purtroppo sempre più spesso si concludono con gravi lesioni o addirittura con la morte delle vittime innocenti, la maggior parte degli onesti cittadini auspicava e chiedeva a gran voce che il nostro governo modificasse quanto prima l’attuale legge sulla legittima difesa.

Proprio in questi giorni, a seguito della famosa petizione in cui oltre 2 milioni di italiani avevano chiesto al parlamento, con la propria firma, di modificare la vecchia legge (alquanto restrittiva) adattandola ai tempi di oggi, e dopo circa un anno di attesa ed infinite polemiche, con 225 votanti per il si e 166 per il no, la camera ha approvato la famosa modifica che, molto in teoria, dovrebbe garantire maggiormente i diritti dell’onesto cittadino vittima di rapine in abitazione ed in luoghi di lavoro.

Non mi dilungherò sul ricordare quante volte è successo che onesti cittadini, difendendo la propria incolumità, quella dei famigliari o i beni di una vita di lavoro, dopo aver reagito, si sono visti incriminare per eccesso colposo di legittima difesa nonché, nei casi più gravi, addirittura per omicidio volontario, precipitando cosi per anni in un infernale girone dantesco nei tribunali italiani per dimostrare la propria innocenza nonché per difendersi addirittura dalle richieste di risarcimento danni (avete letto bene) avanzato dai criminali feriti dalla legittima reazione della vittima!

Cercherò di fare chiarezza sulle modifiche introdotte da questa nuova legge.

Per rendersi conto di quanto (poco) in sostanza siano cambiate le cose, vi illustrerò i principi della legittima difesa (d’ora in avanti L.D.),tornando indietro nel tempo, ed esattamente al febbraio 2006, data della pubblicazione dell’allora nuova legge.

La legge 59/2006 sanciva quanto segue.. Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.

Di fatto la vecchia e la nuova legge L.D. ha funzione scriminante e cioè: le scriminanti (o cause di giustificazione) sono particolari situazioni in presenza delle quali un fatto, che altrimenti sarebbe reato, tale non è perché la legge lo impone o lo consente.

Di conseguenza se il cittadino, per difendere se stesso o un familiare da una minaccia PRESENTE, ATTUALE ed INGIUSTA, commetta atti di violenza, anche estrema ai danni dell’assalitore, non commette di fatto reato.

Presupposti fondamentali erano (tutt’ora validi),il pericolo immediato (inevitabilità del pericolo),l’aggressione ingiusta, la reazione legittima (necessità di difendersi) ma solo nel caso in cui la reazione sia proporzionata all’offesa.

E qui già allora tale presupposto, prima del 2006 dava adito a terribili interpretazioni da parte di alcuni magistrati che, nel caso, ad esempio, di una legittima difesa con arma da fuoco da parte di un onesto cittadino aggredito da un criminale con coltello, incriminavano immediatamente la vittima che si era giustamente difesa, sancendo che “la pistola è più letale di un coltello e pertanto non esisteva la proporzione tra offesa e difesa” . Tale asserzione era quanto mai errata, infatti posso tranquillamente affermare (a seguito del decennale lavoro di addestramento di operatori della sicurezza e dopo aver visionato un enorme mole di materiale in Europa ed oltreoceano a tale proposito) che, in caso di aggressione a distanza ravvicinata, il coltello è infinitamente più letale di una pistola, in quanto se maneggiato da mano esperta, può recare danni devastanti alla vittima aggredita che difficilmente sopravvive, mentre un colpo di pistola se sparato in zone non letali, permette una completa guarigione.

Ciò avveniva, prima del 2006 perché al magistrato era dato di fatto TOTALE POTERE DI DISCREZIONALITA’ sul presupposto fondamentale della proporzionalità della difesa all’offesa.

Con la legge 59 del 2006, le cose miglioravano non poco, di fatto riducendo di molto tale potere, infatti il nuovo testo supponeva che il rapporto di proporzione tra offesa e difesa fosse sempre rispettato, a patto che, l’offesa “fosse arrecata nel domicilio o luogo di lavoro della vittima, alla quale è permesso utilizzare un'arma legittimamente detenuta (pistola o fucile) O altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o altrui incolumità, b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione”.

Nonostante sembri che detto articolo incoraggi maggiormente reazioni armate all’intrusione del domicilio, non vi è comunque la certezza che in caso di reazione violenta, queste potranno escludere conseguenze penali a carico della vittima dell’ aggressione. Questo perché sarà in ogni modo, anche se in formula ridotta il magistrato a dover valutare la presenza degli elementi indispensabili ad attivare la scriminante ovvero l’assenza della desistenza da parte del ladro o presunto tale ed il pericolo d’aggressione.

Già nel 2006 restava inteso che se la azione criminale fosse cessata, era fatto assoluto divieto di sparare alla schiena al soggetto criminale che si allontanava desistendo dall’aggressione, nel qual caso, in caso di morte, la vittima sarebbe stata incriminata per omicidio volontario.

Sono del resto assolutamente d’accordo che una reazione ad una aggressione ingiusta debba essere immediata e non posteriore, ricordo che solo in caso di terrorismo e sequestro di persona, l’ingaggio dei soggetti criminali in allontanamento è lecito in quanto, in quei casi particolari, l’azione criminale perdura, nel primo caso in quanto eventuali terroristi dopo aver compiuto un attentato, ad esempio con armi da fuoco su civili innocenti, nel caso in cui si allontanino dal luogo spostandosi da una via ad una piazza,si presuppone lo facciano per poter continuare l’azione criminale a danno di altri cittadini innocenti.

Nel caso invece di rapimento, i soggetti i criminali, fuggendo con la vittima del sequestro, non fanno altro che proseguire l’azione criminale che di fatto non cessa con il loro allontanamento dal luogo del crimine.

Al di fuori di questi casi, è assolutamente da evitare l’ingaggio alla schiena del soggetto criminale, anche nel caso sia in possesso di beni sottratti alla vittima.

Dopo aver enunciato ciò che la legge 59/2006 sanciva, veniamo ora ad esaminare ciò che è stato deciso nel nuovo emendamento votato in questi giorni:

In realtà, senza scendere in politica, dalla quale, a causa della mia professione, mi sono sempre tenuto a debita distanza, nella nuova legge in effetti si può capire quanto la montagna abbia partorito il classico topolino.

Mi permetto di commentare tale legge ESCLUSIVAMENTE dal punto di vista professionale, senza voler minimamente entrare in polemica con alcuna parte politica che l’ha votata.

Ritengo la nuova legge, in alcuni passaggi ancor più restrittiva per gli onesti cittadini che debbano doversi difendere in situazioni di emergenza.

Tale legge è stata trionfalmente presentata accompagnata da commenti entusiastici da parte dei politici che l’hanno votata, come ad esempio, cittadini più tutelati specie di notte, rapinatori meno protetti..

Detta cosi tale affermazione dà l’idea di una svolta, ma la realtà è, purtroppo, ben diversa.

Dopo 2 anni di stop and go, numerosi emendamenti e limature, in sostanza la riformulazione dell’articolo 52 c.p. si è limitata purtroppo ad introdurre semplicemente un estensione alle cause scriminanti e precisamente .. alla “reazione a un’aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi ivi indicati (domicilio e luogo di lavoro) con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno”..resta comunque ferma 1) la necessità che vi sia proporzione tra offesa e difesa (vedi sopra) e 2) l’attualità del pericolo.. 

Ora c’e’ da chiedersi in effetti il perché di questa estensione, perché solo di notte? Forse l’aggressione al proprio domicilio durante le ore diurne è meno grave?..le eventuali coltellate, percosse, violenze varie, sessuali e non, o colpi di arma da fuoco contro le vittime innocenti, fanno meno danno di giorno che di notte?..Onestamente vi posso dire che svolgendo attività di addestramento alla sicurezza (tecniche di difesa, abitativa, urbana, con armi da fuoco, tattiche di combattimento per corpi speciali e addestramento di civili in possesso dei requisiti di legge) da lustri, ho visto di tutto e di più, ma non mi è mai capitato di dover assistere ad una discriminazione “di legge” sugli orari di aggressione consentiti o no!!

Ulteriore, a mio giudizio, inutile modifica è stata quella relativa ad un ulteriore estensione questa volta dell’articolo 59, nel quale si enuncia : si esclude ogni colpa dell’agente (il cittadino che si difende) quando “l’errore (PERCHE CHIAMARE ERRORE UNA DIFESA LEGITTIMA DELLA PROPRIA INCOLUMITA’) è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale”.

Dall’enunciazione di tale principio tutti possono vedere come sia considerato l’onesto cittadino che, suo malgrado, si debba difendere..errore commesso dal cittadino che si difende da un pericolo attuale per la PROPRIA VITA, INTEGRITA FISICA, LIBERTA PERSONALE O SESSUALE..

Credo ogni commento sia superfluo, spero con tutto il cuore che il nostro legislatore abbia voluto intendere che OGNI comune cittadino, in tali situazioni debba essere psichicamente turbato, e di conseguenza non imputabile di eccesso colposo di L.D., mi auguro inoltre che, di fatto, dopo tali modifiche che di fatto aumentano ancora il potere di discrezionalità del magistrato (criterio di proporzionalità tra difesa e offesa) che è chiamato a verificare le cause che hanno generato la reazione difensiva, possano davvero aiutare l’onesto cittadino.

Unica novità che reputo positiva invece è la volontà del governo di prendersi carico dell’onorario e delle spese spettanti al difensore della persona dichiarata non punibile per aver commesso il fatto per legittima difesa o per stato di necessità”..ma solo in caso di assoluzione dopo eventuale processo (ci risiamo) a carico della vittima che si è difesa.

Concludendo, ho cercato di concentrare quanto più possibile la materia, per una disamina completa avrei dovuto scrivere decine di pagine, spero che ognuno di voi si sia fatto un idea della confusione attuale che ancora oggi vige sulla materia.

Ma in chiusura ci tengo a chiarire una cosa, da uomo d’arme (per uomo d’armi intendo chi , con professionalità, esperienza, sicurezza, assoluto valore della vita, si occupa con passione dell’addestramento in totale sicurezza all’utilizzo di detti strumenti, che in mani giuste, servono a difendere la vita e il diritto di ognuno di noi alla sicurezza)

Non credo che nessun cittadino ligio alle leggi e nessun professionista desideri il “Far west”, come troppo spesso leggo o sento nei dibattiti sulla materia, pittoresca definizione di un periodo di una nazione che nulla ha a che vedere con la realtà che viviamo di questi tempi in Italia (ricordo per chi non ne abbia conoscenza, che nel “far west” vigeva comunque il principio della legittima difesa e si era autorizzati a sparare solo nel caso di reale necessità, ed in caso di omicidio la pena prevista era l’impiccagione..).

Ho decennale esperienza con le armi da fuoco e le tattiche difensive, sono un Istruttore professionista e posso dire che mai in vita mia mi è capitato di addestrare comuni cittadini o operatori professionali e trovare anche un solo soggetto desideroso di “prendere a schioppettate” un altro uomo, tutt’altro!..nei nostri Corsi Professionali istruiamo ad usare con sicurezza le armi da fuoco ma soprattutto sottolineiamo sempre che, condicio sine qua non, l’arma da fuoco DEVE essere usata SOLO IN CASI DI ESTREMA, INDEROGABILE, IRRINUNCIABILE NECESSITA, la cosiddetta EXTREMA RATIO,e mai, ribadisco MAI, quando ciò non sia necessario o a scopo preventivo o peggio punitivo.

La vita è sacra e vi posso garantire che per il professionista o il civile in possesso di un arma lo è ancora di più, proprio perché , dopo una preparazione continua e professionale, si è assolutamente consci di quanto possa essere pericoloso e quali conseguenze possa portare ad usare un arma senza la dovuta perizia, professionalità e necessità.

Credetemi, nessun onesto cittadino spera in un aggressione per poter sparare al criminale, nessun onesto cittadino vuole fare i conti con ciò che avviene dopo uno scontro a fuoco nell’animo di chi è stato costretto ad usare un arma per difendersi.

Ma d’altra parte non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo consegnarci al crimine senza avere la possibilità di difenderci in modo adeguato, fermo restando che la prima difesa sarebbe di diritto appannaggio dello stato e delle nostre forze dell’ordine che si prodigano per proteggerci, ma che, purtroppo, non possono essere sempre presenti al momento di un aggressione domiciliare o su un luogo di lavoro.

Franco Antonioli

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