Il ritorno del lupo sulle nostre montagne allarma fortemente gli allevatori ossolani

Proteste al 'Fobelli' durante un convegno sui grandi predatori: “per noi significa la fine dell’attività pastorizia sulle montagne ossolane”

Crodo -

Lunedì sera, a Crodo presso l’Istituto Agrario Fobelli, nell’ambito della rassegna 'I lunedì dei Parchi' si è tenuta una partecipatissima serata dedicata a: 'Lupo, lince e orso, il ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi e nel Vco'.

Con estrema chiarezza il relatore Radames Bionda delle Aree Protette dell’Ossola ha esposto l’evoluzione dei grandi predatori soffermandosi in modo particolare sul loro ritorno. “L’argomento è molto complesso ma partendo dall’abbandono della montagna e dalle attività svolte dall’uomo in montagna, sono tornate le foreste con aumento degli ungulati e da qui i grandi predatori fra cui il lupo”.

L’argomento è di massima attualità ed ha subito coinvolto nell’animato dibattito i numerosi allevatori giunti dalle valli Anzasca, Antrona, Vigezzo, dalla Bassa Ossola e anche dal Canton Ticino nello specifico dalla val Verzasca. Presenti in sala anche alcuni rappresentanti dell’Associazione Svizzera per un territorio senza grandi predatori.

Radames Bionda ha premesso che “Io ho solo presentato le modalità del ritorno naturale del lupo nelle nostre valli. Delle conoscenze a livello provinciale senza essere né pro né contro il lupo. Come Parco abbiamo partecipato al programma europeo Life WolfAlps mappando la presenza del predatore in Ossola e verificandone, dove possibile, la presenza certa”.

Molti degli allevatori presenti hanno vivacemente protestato contro il ritorno del lupo che per loro significa la fine dell’attività pastorizia sulle montagne ossolane. “Impossibile erigere recinti adatti sulle nostre montagne”. “Forse i grandi allevatori potranno difendersi con l’utilizzo dei cani maremmani, ma coloro che hanno pochi animali, capre o pecore che siano, saranno costretti a tenere gli animali nelle stalle o a rinunciare agli stessi”.

Un esempio pratico lo fornisce un allevatore antigoriano che dice: “C’è un ritorno al piccolo allevamento familiare. Noi, io e mia moglie ci siamo comprati cinque capre che accudiamo ed in estate le mandiamo in montagna con pastori professionisti ma ecco arrivare il lupo che vanifica questo ritorno all’allevamento e ritorno alla montagna”.

Io non sono allevatrice ma guida ambientale, ho sempre visto di buon occhio il ritorno del lupo ma adesso mi rendo conto di cosa comporta. L’Ossola è sempre stata terra di piccole attività familiari di allevamento che erano quasi scomparse con l’avvento dell’industria e adesso stavano tornando, ma il lupo le rifarà morire. Il contadino teneva pulito i prati, i pascoli, accudiva i suoi pochi animali, ma questo scomparirà di nuovo”.

Sono necessarie delle scelte: qualcuno ci deve dire se dobbiamo restare a vivere in montagna o se dobbiamo emigrare verso le città. Bisogna tutelare le piccole e grandi aziende agricole che danno valore alla montagna e hanno il diritto di vivere e lavorare”.

Precedentemente in caso di danno subito dovevi andare a chiamare il veterinario che usciva e veniva a vedere l’animale morto, se c’era ancora, e poi prendevi il rimborso. Oggi è tutto cambiato, devi iscriverti al Consorzio di smaltimento delle carcasse animali, pagare le relative quote assicurative con un aggravio burocratico farraginoso e quindi cosa succede? Nessuno denuncia più!

Emblematico il quadro della provincia di Cuneo: i branchi di lupi sono aumentati e le predazioni sono diminuite. Gli allevatori hanno imparato a convivere con il lupo? No! Hanno smesso. I piccoli allevatori in provincia di Cuneo sono pressoché scomparsi”.

Io sono l’esempio ossolano, -dice un allevatore anzaschino-. In famiglia abbiamo sempre avuto una decina di pecore, la scorsa estate il lupo ha pensato bene di ridurre il loro numero e noi quelle predazioni non le abbiamo denunciate, non essendo professionisti nessuno avrebbe pagato nulla”.

Porto l’esempio di cosa sta succedendo in alta Lessinia, (VR): anche qui gli allevatori hanno subito gravi perdite di bestiame adulto (mucche, vitelli, cavalli) e si sono mobilitati. La Lessinia è un territorio vivo con un’economia rurale che dobbiamo conservare e difendere. La Lessinia è un pascolo a cielo aperto. Noi alleviamo come i nostri nonni ci hanno insegnato e come si fa da generazioni. Recintare tutta la zona è un progetto inapplicabile sia per costi sia per gestione.

L’unico modo per affrontare il lupo è tenere il bestiame nelle stalle ed abbandonare la montagna”.

Questo è quello che anche gli allevatori ossolani non vogliono.

Il ritorno del lupo resta un argomento di discussione. Prossimo appuntamento a Varallo Sesia, presso la sede dell’Unione Montana Valsesia per un confronto fra autorità locali e allevatori dell’Ossola, Valsesia e Valle Strona.

Verso fine mese anche il vicepresidente della Regione Piemonte, Fabio Carosso dovrebbe arrivare in Ossola per affrontare le problematiche legate al ritorno del grande predatore.


 

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