Il Ticino preme per fare entrare in vigore il nuovo accordo fiscale per i frontalieri

Canton Ticino -

Il gran consigliere del Canton Ticino, Claudio Franscella ha incontrato a Roma la Commissione degli affari esteri del Senato per capire quali potranno essere gli sviluppi da parte italiana dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri parafato da Berna e Roma nell’ormai lontano 22 dicembre 2015, ma tuttora mai ratificato.
La delegazione ticinese ha portato al tavolo romano le problematiche transfrontaliere che toccano il Canton Ticino e che la delegazione italiana si è dimostrata di non conoscere in maniera approfondita.
A detta del gran consigliere ticinese, i commissari italiani si sono impegnati a sottoporre al governo la necessità di chiudere e firmare il nuovo accordo fiscale già concordato nel 2015.
Ovviamente l’accordo riguarderà Italia e Svizzera, non il solo Canton Ticino, ma è il Ticino che cerca di arrivare alla conclusione di questo interminabile iter burocratico.
Ricordiamo che l’accordo in vigore era stato firmato fra i due stati nel lontanissimo 1974, quando i frontalieri in Ticino erano circa cinquemila mentre oggi superano i 65mila.
il nuovo accordo segnerebbe un sensibile aggravio fiscale per i frontalieri, graduale negli anni; porrebbe fine all'imposizione esclusiva della Confederazione cosicché i frontalieri, in virtù delle nuove norme, dovrebbero essere tassati anche dall'Agenzia delle entrate in base alle aliquote Irpef vigenti in Italia.
Il Canton Ticino preme per questa soluzione alfine di rendere meno attrattivo il mercato del lavoro ticinese per i pendolari italiani.
Da parte sua il Canton Ticino ha allo studio una strategia alternativa in gradi di sbloccare l’annoso empasse
infatti il Consiglio di Stato ha commissionato all’università di Lucerna uno studio per valutare le conseguenze di un’eventuale disdetta dell’accordo del 1974, ma questo sarebbe compito e competenza del Consiglio federale.

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