“Il turismo del Canton Ticino non vive di frontiere chiuse”

Le considerazioni del direttore di Ticino Turismo Angelo Trotta

bellinzona -

“Il turismo non vive di frontiere chiuse”. A dirlo, intervistato dai media d’oltreconfine, è Angelo Trotta, direttore di Ticino Turismo. Dopo la riapertura dei valichi da parte italiana, continua Trotta, “C’è più gente che transita per andare in Italia, che non gente che si ferma da noi”. Già, perché dopo le decisioni annunciate da Berna a fine maggio, sono passati soprattutto i messaggi sulla riapertura il 6 luglio delle dogane con i paesi dell’area Schengen e il divieto del frontalierato della spesa. È rimasta sottotraccia la possibilità, concessa da governo federale, d’espatrio presentando ai posti di dogana svizzeri documentazione medica e compilando un modulo in cui ci si assumono i rischi di contrarre contagio. L’espatrio da Berna è semplicemente “sconsigliato”.

Tornando all’analisi di Trotta, secondo il direttore di Ticino Turismo “c’è gente che dall’Italia, o atterrando a Malpensa, va verso nord e si ferma in Ticino”. Inoltre “non si può basare la competitività sul fatto che le frontiere restino chiuse, perché non è normale. Noi dobbiamo competere in un sistema di frontiere aperte in cui il turista può decidere di andare dove vuole”.

In conclusione, quella dal ponte dell’Ascensione al 3 giugno, per il direttore è stata una “parentesi fortunata” durante la quale il Ticino ha trattenuto i connazionali della Svizzera interna in cerca del sud. Un ruolo di “cul de sac” che dal 3 giugno non è più sostenibile.

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