La cointestazione del conto non equivale a comproprietà

Fabrizio Vedana, vicedirettore generale di Unione Fiduciaria, interviene ad illustrare al meglio il funzionamento della cointestazione del conto corrente: «La cointestazione di un conto corrente è di per sé un atto unilaterale idoneo a trasferire la sola legittimazione ad operare sul rapporto e non la titolarità del credito.
Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21963/2019.
Il Giudice, nella sua decisione, precisa che il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente (e del relativo deposito titoli) è una forma di cessione del credito che il correntista ha verso la banca e come tale presuppone un contratto tra cedente e cessionario.
Alle banche e agli intermediari in genere viene quindi chiesto di verificare l’esistenza di un contratto di cui la cointestazione è atto esecutivo ovvero del fatto che la cointestazione costituisce una proposta contrattuale.
In assenza, il cointestatario non si potrebbe considerare contitolare dei beni contenuti nel conto corrente o nel deposito titoli ma, appunto, solo legittimato ad operare sul rapporto (ad esempio da disposizioni di acquisto/vendita dei titoli).
Sul tema della cointestazione esistono diverse decisioni, anche molto recenti (cfr. per esempio la n. 27252 del 20 dicembre 2018) dell’Arbitro Bancario Finanziario che vanno in direzione opposta.
Si tratterà ora di capire come verrà applicato in analoghe future controversie (si pensi a questioni ereditarie o a quelle che possono nascere nell’ambito di una separazione) il principio innovativo contenuto nella sopra citata sentenza della Cassazione.

Walter Bettoni
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