L’avvocato anzaschino Vedana: “Istituire un 'Trust' per risollevare e difendere Venezia”

“Il Trust deve usare i soldi solo ed esclusivamente per le finalità per le quali è stato istituito: questo lo mette al riparo da possibili usi distorti del patrimonio in esso conferito”

Milano -

Riceviamo e pubblichiamo queste considerazioni dell’avvocato anzaschino Fabrizio Vedana, vice direttore generale di Unione Fiduciairia e professore di Antiriciclaggi, sulla calamità che ha messo in ginocchio Venezia. L'intervento è stato pubblicato anche dal quotidiano economico nazionale 'ItaliaOggi'.

Un Trust per salvare Venezia. Vincolando l’utilizzo dei soldi che verranno destinati dal Governo o donati da istituzioni o privati cittadini alla messa in sicurezza della città e al completamento in tempi strettissimi del Mose. Ma perché proprio con un Trust?

Trattasi di un istituto giuridico da tempo riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico che consente di assicurare l’intera collettività nel cui interesse viene costituito dell’effettiva destinazione del patrimonio in esso conferito al perseguimento di uno scopo o di una finalità ben definita.
Nel caso specifico il 'Trust per Venezia' con i soldi che verranno stanziati dal Governo, dall’Unione Europea o ricevuti da altre Istituzioni, da banche, da fondazioni, da aziende o da tutti coloro (anche privati cittadini) che vorranno, magari in occasione della visita nella città di San Marco, lasciare una piccola offerta monetaria, dovrà pagare i lavori per il completamento del Mose o i fornitori che realizzeranno le opere necessarie per mettere in sicurezza i principali monumenti della città.

Il Trust, come già avvenuto altre volte in Italia (ne è stato costituto uno per la raccolta di fondi per la ricostruzione dell’Emilia post terremoto e uno per supportare la ricostruzione del ponte Morandi di Genova) dovrà essere amministrato da un soggetto, il Trustee, capace di essere super-partes e doppiamente vigilato: da un’Autorità riconosciuta come indipendente (i.e. Banca d’Italia) e da un guardiano che all’imparzialità abbini esperienza e competenza nella gestione e nella tutela del patrimonio artistico (i.e. il FAI, da sempre attento alla tutela dell’ambiente e ai monumenti che costituiscono il primo e più importante patrimonio del nostro Paese).

Per precise disposizioni di legge il Trust deve usare i soldi solo ed esclusivamente per le finalità per le quali è stato istituito: questo lo mette al riparo da possibili usi distorti del patrimonio in esso conferito; la doppia vigilanza sul suo operato da parte di organismi non politici contribuirebbe poi a tenere sotto controllo le spese fatte e la scelta dei fornitori a cui verranno affidate le opere di ricostruzione, di restauro e di completamento del Mose. Nessuna contaminazione politica ma solo la salvaguardia di Venezia: questo dovrà essere l’unico vero obiettivo del Trust.E per chi volesse o dovesse segnalare eventuali usi non corretti del patrimonio in Trust ci sarà la possibilità di fare segnalazioni, anche anonime, attraverso una procedura di whistleblowing.

Un nuovo modo insomma per rispondere concretamente e in modo giuridicamente adeguato a tutti coloro, italiani e non, chiedono di mettere da parte burocrazia e antagonismi politici e valorizzare invece la bellezza artistica ed ambientale della città lagunare. La società civile veneziana si è già messa all’opera per ripulire la città; ora tocca alla Nazione e a chi la ama fare la propria parte.

Non più angeli del fango, come nella Firenze alluvionata del 1966 (proprio come successo alla stessa Venezia nello stesso anno),ma amanti della cultura e lungimiranti nonni e genitori capaci di impegnarsi, ciascuno in base alle proprie possibilità economiche, per lasciare in eredità a nipoti e figli una città unica nel mondo facendoli diventare beneficiari del Trust per Venezia.

Fabrizio Vedana

 

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