Le Sacre rappresentazioni in Ossola: la tradizione s'è ripetuta anche quest'anno

CREVOLADOSSOLA -

CREVOLADOSSOLA - Le Sacre rappresentazioni sono senza dubbio un esempio di devozione popolare molto importante: la messa in scena della Passione di Cristo, ben prima del famoso film di Mel Gibson, fanno parte della cultura locale. Basti infatti pensare, a livello piemontese, alla Passione di Sordevolo, evento che si svolge ogni 5 anni nel biellese e che riesce ad attirare migliaia di visitatori.
Anche l’Ossola è “patria” di due importanti Sacre rappresentazioni, che si svolgono a cadenza biennale (ad anni alterni): quella di Caddo e quella di Vogogna.
La Sacra rappresentazione della frazione alta di Crevoladossola si è svolta venerdì scorso, ed ha visto la messa in scena della Passione di Cristo da parte di circa una cinquantina di figuranti, che si sono esibiti, per circa un’ora, nelle vie del paese. Una messa in scena molto toccante, che si è aperta con l’Ultima cena, sotto il porticato della chiesa, per poi proseguire con l’orto dei Getsemani e la cattura di Cristo, il processo da Pilato e la Salita al Calvario, allestito proprio dietro la parrocchia, dove Cristo è stato crocefisso in mezzo ai due ladroni. La cerimonia si è poi conclusa in chiesa, con la resurrezione e, soprattutto, la distribuzione del pane benedetto.
L’anno prossimo, invece, come ogni anno pari, si svolgerà la Sacra Rappresentazione di Vogogna, inserita nel registro DeCo delle Denominazioni comunali - uno dei pochi beni immateriali ma potersi vantare di questo riconoscimento -. Anche in questo caso un folto gruppo di figuranti, mette in scena le ultime ore terreno di Gesù Cristo, utilizzando, come location, le vie del suggestivo borgo medievale. Una manifestazione, questa, percepita a pieno titolo come “tradizionale”, ma che in realtà nasce solo nel 1980, quando il parroco, don Angelo Airoldi, prese in considerazione l’idea di Roberto Baga e Gianni Planca, di realizzare una messa in scena della via Crucis, da svolgersi non in chiesa, come era consuetudine, bensì nel suggestivo borgo medioevale. Il lavoro venne diviso in tre: don Airoldi si occupò dei testi delle 14 stazioni canoniche, trasformatesi in 18 scene, Baga di cercare gli interpreti e l’ambientazione delle varie scene storico-religiose, mentre Planca della supervisione dei vari aspetti tecnici quali luci e suoni.
La Sacra rappresentazione fu da subito un vero e proprio successo: «la gente accorreva a vedere questa novità da molte parti dell’Ossola - prosegue Baga in uno scritto inedito di poco antecedente la sua scomparsa -, tant’è vero che dopo qualche anno, l’allora vicario foraneo (l’indimenticabile e carissimo don Gianfranco Tabarini),suggerì al parroco di Vogogna di non effettuarla il Venerdì santo, ma in altra data, perché altrimenti le altre parrocchie, proprio in quel giorno così liturgicamente significativo, sarebbero state private dei loro fedeli».
Il testo risulta molto vario e ricco e mai statico: il parroco, don Paolo Pessina, ha inserito infatti nuove scene e nuove battute per rendere la Passione sempre attuale, in particolare diverse invettive contro il pubblico, accusato in più di un’occasione di non assumere comportamenti da veri cristiani.
Ecco allora nella prima scena il commento: «Al Dio dei padri era subentrato il dio denaro», pronunciato quando Gesù, entrato a Gerusalemme, butta all’aria le bancarelle dei venditori del tempio (scena 1),chiaro riferimento evangelico. Ma le invettive più vivaci sono quelle della scena 12 e della 18, la conclusione.
La prima scena è quella della Veronica, che asciuga il volto del Cristo. «Gesù... per tutta la vita non ho fatto altro che cercare il volto di Dio. L’ho cercato nella natura, nella Legge d’Israele minuziosamente osservata, ma solo ora posso dire di averlo trovato con Te... Lasciamelo fissare nel cuore per farlo conoscere agli altri! (asciuga il volto, poi lo mostra alla folla) Eccolo il mio Dio e il mio Signore... Guardatelo! Per voi, praticanti di pura facciata. E voi, battezzati solo di nome, ma che ci tenete a dirvi credenti. Ho un rimprovero molto duro. Perché ti vanti di essere credente, fai battezzare e cresimare i tuoi figli e difendi le tradizioni religiose se poi non sai riconoscere il tuo Signore in questo volto? Guardatelo! Guardatelo! Il Figlio di Dio si è fatto uccidere perché dopo di Lui ogni volto sofferente fosse l’immagine di Dio» (scena 12). La più coinvolgente dal punto di vista emotivo risulta probabilmente la scena 18, dove “Uno del pubblico” si alza, puntando il dito direttamente verso Pietro ed iniziando un’accorata invettiva prima verso l’apostolo, poi verso i fedeli presenti.
«Sì, ma tu, Pietro, dov’eri quando Gesù moriva? Perché l’hai lasciato solo? Perché ti sei tirato indietro? (Poi rivolgendosi a tutti, puntando il dito sulla folla) E voi? Dov’eravate? Voi, che affollate la sua casa e mangiate alla sua mensa, dov’eravate?» (scena 18).
Per tanti anni il ruolo del regista fu affidato a Francesco Borghi, ma da alcune edizioni a questa parte il compito è passato ad Antonio Fontana.

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