Lettera aperta di un docente ossolano: “Studenti ed insegnanti hanno bisogno di tornare a scuola”

“La didattica a distanza è un sistema abbastanza iniquo e gli alunni sono ormai provati dall’isolamento sociale degli ultimi mesi”

DOMODOSSOLA -

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un docente delle scuole superiori di Domodossola.

Il rimbalzo di dichiarazioni sulla data di ripresa della scuola a Gennaio con smentite, precisazioni, posticipi e variazioni regionali sul tema nazionale è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e bagnato di lacrime amare tutta la popolazione scolastica e indirettamente tutto il paese.

Senza entrare nei meandri dell’agone politico in merito alla gestione dell’emergenza Covid, vorrei esprimere alcune brevi riflessioni generali sulla scuola in questi tempi.

Al di là dei facili luoghi comuni troppo superficiali e i giudizi “tranchant” sugli studenti che non hanno voglia di studiare e “sguazzano” in questa situazione di DAD, al di là dell’aneddotica su come i ragazzi riescano a copiare bene e a “prendere per il naso” i loro insegnanti, due sono le questioni su cui sarebbe bene ragionare.

1 La scuola a distanza è un sistema abbastanza iniquo che aumenta le disparità già esistenti sul territorio nazionale: un milione e seicentomila su 8 milioni e mezzo di studenti italiani non è raggiunto dalla DAD per tutta una serie di motivi (dalla mancanza di strumentazione, alla debolezza del segnale wi fi,....). Anche nel VCO, isola da questo punto abbastanza felice, esistono situazioni molto diversificate da scuola a scuola, da classe a classe, da discente a discente.

2 La seconda questione è ancora più delicata e fondamentale. Gli studenti, nonostante l’energia e l'esuberanza tipica della loro età, non sono affatto invulnerabili, sono anzi ormai provati dall’isolamento sociale degli ultimi mesi. Dover rimanere in casa, senza un adeguato affiancamento da parte della scuola, genera danni emotivi e psicologici, che possono acuire la “noia” e il “nichilismo” già abbastanza presenti e diffusi e sfociare anche in dipendenza dai “monitor”, dai social e in forme di disagio sociale a seconda delle situazioni personali. Stanchezza, apatia e penuria di slancio si stanno diffondendo velocemente a macchia d’olio anche negli individui più solidi e supportati dalle famiglie culturalmente ed economicamente più avvantaggiate. I costi sociali non sono facilmente quantificabili, ma sono e saranno rilevanti se non superiori a quelli economici, soprattutto in alcune zone del Paese.

Vorrei sottolineare con forza e ripetere insieme ai miei studenti quasi come fosse un “mantra”che:

  1. abbiamo il de-siderio (nel senso etimologico del termine) di ritornare a scuola in presenza perché quella è la scuola VERA;

  2. è fondamentale tornare al più presto in aula per limitare e contenere il malessere passivo,

  3. silenzioso ma profondo che serpeggia nella popolazione scolastica;

  4. la scuola non può essere sempre l’ultima ruota del carro della società ma deve essere la prima cosa a essere salvaguardata;

  5. la scuola non può pagare sempre le inefficienze di altri settori dai trasporti a tutto il resto;

  6. la scuola non può essere il tavolo su cui giocare e trovare compromessi politici;

  7. non si può annunciare con l’enfasi delle dichiarazioni di principio, un giorno di inizio e poi cambiare tutto 24/48 ore prima ignorando il lavoro di organizzazione e preparazione di tutto l’apparato scuola, famiglie comprese.

In ultimo una riflessione. Al di là delle scelte dei governi, siamo anche noi tutti (docenti, studenti, genitori...) che, nel perdurare di questa situazione, emaniamo ogni giorno invisibili ordinanze che bloccano l’immaginazione. Contro tutte le paure, abbiamo bisogno un po’ di coraggio, di gioia, di utopia, di riattivare il desiderio, di recuperare la voglia e il piacere di stare insieme (nel rispetto delle norme igienico-sanitarie del distanziamento) e insieme confrontarci, in presenza a scuola, per conoscere la bellezza e la complessità di noi stessi e di questo mondo.

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