L'Europa, gli elefanti e le farfalle

DOMODOSSOLA -

Da quando Nino Galloni, ex direttore del Ministero del Lavoro, il 29 aprile 2013, rispondendo alla intervista di Claudio Messora, fondatore di Byoblu, ha messo a nudo gli intrighi politico-economici di cui l'Italia è stata vittima, negli ultimi decenni del secolo scorso, per mano dei suoi partner europei più influenti, un qualsiasi italiano medio, mediamente informato e cólto, non può fare a meno di pensare all’Europa in termini di profondo scetticismo.

Sia ben chiaro, se l'Italia ha subito torti è anche per “merito” di chi, italiano, lo ha permesso. Penso a Prodi, a D'Alema, a Bersani e ad altri signori della politica italiana. Prodi, per la verità, dovrebbe avere il pudore di acquattarsi, prima che una qualche ventata di orgoglio nazionale non gli faccia fare la fine del povero Benito a Piazzale Loreto. Infatti, ogni volta che il “professore” ricompare su qualche media, non fa altro che aumentare in modo esponenziale l’eventualità poc’anzi paventata.

Prodi, nel gennaio 2002, ci “traghettò” nella divisa europea scambiando l’euro a 1936,27 lire. Fu una follia, come poteva Prodi non saperlo? In questo modo, il valore di quanto tenevamo in saccoccia si dimezzò. Si dimezzò il nostro potere d'acquisto, mentre, tanto per non farci mancare nulla, si raddoppiò il prezzo dei nostri prodotti sui mercati. Come poteva Prodi non saperlo?

Questi fortunati “mezzani”, veri beneficiari di Tangentopoli, cavalcando quegli anni, proni dinanzi alle forze straniere che quella stagione resero possibile, hanno svenduto il Paese e tradito gli Italiani.
Tangentopoli è stato il primo colpo di stato, il secondo è stato il governo Monti. E poi altri, anche adesso, proprio sotto i nostri occhi.

L’abbiccì dell’economia, scienza per nulla esatta, ritiene che, con la separazione del Tesoro dalla Banca centrale, come avvenuto in Italia nel 1981, si produce un aumento dei tassi d’interesse. Questa tesi è quasi sempre vera, per lo meno lo è stata per il nostro Paese.
Tale incremento non è affatto indolore, poiché l’aumento dei tassi si trasforma in un moltiplicatore del debito pubblico. Sappiamo infatti che, con l’aumentare del costo del denaro, i paesi più ricchi si rafforzano, mentre quelli più poveri si indeboliscono, si indebitano.
Questo è quanto si è realmente verificato in Italia; questo lo dobbiamo ad Andreatta, a Monti, a De Mita, A Cirino Pomicino, a Prodi, a Bersani, a D’Alema.
Ecco spiegato il nostro debito, niente affatto spaventevole, niente affatto insormontabile.

Se al  valore di scambio della lira in euro si aggiungono le condizioni di stabilità imposte dall’alleanza franco-tedesca, sottoscritte dall’amico Prodi e da altri amici, non si farà fatica a capire che è giunta l’ora di fare piazza pulita.
Fare piazza pulita in casa, certo, ma anche all’estero, nei rapporti con certi amici bacchettoni, francesi e tedeschi.

Sfortunata, infelice la nazione che riposa nelle braccia degli economisti.

La politica non è economia. L’economia è uno strumento della politica; con l’economia non si governa; con le banche non si governa. Le banche sono una licenza della politica, così la finanza, il denaro.

Noi siamo farfalle, non elefanti. Di elefanti in Europa ce ne sono due, una si chiama Effe e l’altra Gi. Le farfalle, altrimenti, sono molte. E se le farfalle prendessero il volo, tutte quante, in una sola volta, per migrare altrove, gli elefanti resterebbero in Europa, e in Europa probabilmente si estinguerebbero.

Laviamoci la testa, laviamoci le orecchie, i piedi, e ricominciamo. Ricominciamo chiedendo un referendum, come altri paesi han fatto, giacché al combinato matrimoni con gli elefanti europei il popolo italiano non ha ancora detto sì, non ha detto sì, fin che morti non ci separi.

Rocco Antonio Cento

 

Rocco Antonio Cento
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