Locatelli (Frontalieri) dopo la tragedia di Cannobio: “Statale 337 ora più che mai fondamentale per la viabilità”

VALLE VIGEZZO -

 

 

VERBANIA – “Cosa si aspetta ancora per sistemare la statale 337, un’altra disgrazia?” Non usa mezzi termini Antonio Locatelli e va all’attacco delle istituzioni dopo la tragedia di Cannero. “Ci risiamo!!! Ancora una vittima innocente, ancora l’ennesima frana. E’ vero che il fatto non è facilmente prevedibile pero è anche vero che se le istituzioni hanno a disposizione 70 milioni di euro e si continua sulla falsa riga dei ritardi dell’immobilità istituzionale – tuona il Coordinatore provinciale dei frontalieri del VCO - è inaccettabile che succedano ancora drammi di questa portata”. Locatelli lancia un monito: “Il bilancio poteva anche essere ancora peggiore e solo - come sempre - la fatalità ha risparmiato altre vittime. Ed ora improvvisamente ci si ricorda che esiste la strada della valle Cannobina, che esiste la S.S. 337: strade sorelle sempre in balia degli eventi atmosferici e dell’incuria. Adesso ci si accorge che la 337 diventa l’unica salvezza per i lavoratori frontalieri:  questa strada va sistemata una volta per tutte, il progetto c’è, i soldi pure, cosa aspettiamo a iniziare i lavori, un’altra disgrazia???”.  Locatelli guarda però con preoccupazione la paventata chiusura dell’arteria: “Cerchiamo una volta tanto di trarre insegnamento e capire che l’ipotesi di chiusura per i lavori sulla S.S. 337 è quantomeno scellerata se pensiamo a quanto sia utile in caso di interruzioni di altre arterie, come la situazione di questi giorni ci sta insegnando. Non è auspicabile nemmeno lontanamente una chiusura della 337 perché vorrebbe dire chiudere la porta in faccia al turismo e per i frontalieri  la porta del futuro e delle speranza, quella speranza che molti vigezzini e non solo stanno perdendo. E non mi si venga a dire che questa è demagogia: è la realtà nuda e cruda di un potere politico che non sa dare direttive a chi deve risolvere con i lavori un problema troppo lungamente trascinato e mai risolto”.

 

Marco De Ambrosis
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