Macugnaga, lo scrittore Paolo Cognetti commenta la fotografia vincitrice della targa “Andrea Costa Pisani”

"La montagna, nonostante la sua aria di eternità, non è affatto eterna, anzi è fragile: nasce, vive e muore, proprio come noi"

macugnaga -

Lo scrittore di montagna Paolo Cognetti, coinvolto nel Concorso Calendarietti 2021, ha prescelto la magnifica fotografia scattata da Renata Roncoroni e, adeguata alla foto, ha scritto una pagina di storia alpestre dedicata al Monte Rosa.

Alberto Piatti, dello Staff di Macugnaga.net precisa: «Quest'anno la targa Andrea Costa Pisani non è stata assegnata da una Giuria tecnica per le qualità fotografiche. Abbiamo infatti pensato, per una volta, di cambiare metodo ed abbiamo coinvolto un amico del Monte Rosa, lo scrittore Paolo Cognetti, chiedendogli di scegliere l'immagine più evocativa, quella che gli 'raccontava una storia'. E lui, con una gentilezza d'altri tempi direi, non solo ha accettato e scelto una foto, ma ci ha regalato - a tutti noi - proprio quella storia, la storia che l'immagine gli ha raccontato».

 Questo angolo del nostro Monte Rosa mi racconta
una storia affascinante.
Siamo al cospetto dei ghiacciai, direi poco oltre i 2000 metri,
ed è la quota in cui l’alta montagna fatta solo di rocce e ghiaccio
vede nascere la vita: dal ghiacciaio sorgono i torrenti,
l’acqua feconda la terra e le permette di generare le prime erbe.
Deve essere agosto, perché è appena fiorito l’erioforo.
Un fiore dall’aspetto così delicato, eppure così forte
da vivere al limite estremo della vegetazione.
L’acqua del Monte Rosa che diventerà fiume – si chiamerà Dora, Sesia,
Toce e infine Po – quell’acqua così preziosa per le nostre città e i nostri campi
qui è appena venuta al mondo, forse non ha nemmeno un nome,
e nutre per primo questo fiore pioniere, questo cotone selvatico d’alta quota.
Questa foto mi ricorda che la montagna dà la vita.
Domina la scena un masso erratico, un pezzo di Monte Rosa
che è crollato chissà quando, chissà da dove,
per secoli è stato trascinato dai ghiacciai e si è conficcato proprio lì.
Quel masso racconta che la montagna,
nonostante la sua aria di eternità, non è affatto eterna,
anzi è fragile e anche lei nasce, vive e muore, proprio come noi.
In fondo quel masso è un simbolo di morte lì dove nasce la vita.
Ho un luogo del cuore che assomiglia proprio a questo,
sul lato del Rosa dove abito.
Mi ha riportato lassù in giorni difficili
e di questo ringrazio l’autore o l’autrice.

                                            Paolo Cognetti, dicembre 2020

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