Metropolis, ecco il nuovo appuntamento con Coccodrilli

DOMODOSSOLA -

Inizialmente, molti guardavano al movimento 5 stelle con interesse e speranza. Sembrava finalmente che una nuova organizzazione politica, una associazione di cittadini, potesse riuscire dove in molti avevano fallito. In Paese attraversava una crisi profonda, sia economica, sia sociale. I problemi sul tavolo erano innumerevoli, dalla illegalità, alla corruzione, all’incapacità di fornire risposte rapide, efficaci sui problemi dell’economia, in primo luogo, alla dignità di un popolo, aspetto certo non secondario, alle tasse insostenibili che avevano trasformato lo stato non più nell’espressione dei sui cittadini, piuttosto in un nuovo e gigantesco padrone. Una specie di stato comunista stava annientando l’impresa, la libertà di impresa, la libertà individuale, la democrazia stessa. Il presidente Napolitano era una sciagura, rispondeva non agli Italiani, rispondeva ad altri, oscuri e nascosti, che lucravano e si arricchivano a danno dell’intera collettività.

 

Il Paese era lacerato, immigrazione selvaggia, decrescita demografica, crollo del sistema bancario, debito estero, recessione. Le città chiudevano. Chiudevano i negozi, dalla periferia ai centri storici, chiudevano i locali pubblici; un paese di sessanta milioni di abitanti si trovava sull’orlo della catastrofe, prima economica, poi morale, etica, spirituale. Era un risveglio triste, malinconico, incerto, ammalato.

Gli Italiani ci speravano nel m5s.

Le politiche del 2013 avevano visto tornare al voto molti delusi, molti disincantati, impotenti che al voto da tempo avevano rinunciato.

Il successo del m5s in quelle elezioni fece ben sperare. Era ora. Si ripartiva.

Grillo destava interesse, simpatie.
 

Il programma politico del movimento, le sue parole d’ordine, forse non erano perfettamente intesi. Questo, probabilmente, non importava, ciò che interessava era il cambiamento, il rovesciamento, la voglia del nuovo.

 

Ora, a distanza di quattro anni, a chi sente la necessità di fare un consuntivo, un bilancio rimane molta delusione.

Il fallimento del movimento, che pure è in atto, nonostante le proiezioni demoscopiche, coinvolge l’intero Paese.

Ora, ora ci sentiamo orfani, senza speranza, disperati.

 

Il movimento 5 stelle è ormai un fenomeno di costume, come il rock, sarà ricordato per non aver fatto nulla, a parte gli strali, le grida agli scandali.

Purtroppo l'Italia non è la Francia, dove Fillon, al cospetto dei nostri amministratori, è un dilettante. Fillon è indagato per regali, quisquilie e pinzillacchere, pure sostanziali, volendo, ma a confronto di quanto accade nel nostro Paese Fillon potrebbe essere fatto santo dai Francesi.

Ormai è chiaro a tutti. Tanti scandali, innumerevoli scandali, nessuno scandalo, nessuno effetto, nessuna speranza. Tutti sono ladri, va bene. Complimenti ai ladri, peccato non poter essere al posto loro, poiché si tratta di ladri impuniti, ricchi, facoltosi, potenti.

 

Inizialmente, pure per chi poteva storcere il naso alle litanie proprie del movimento, uno vale uno, per esempio, la decrescita, l’acqua, l’ambiente, i trasporti, lo sviluppo, l’energia, si era disposti a soprassedere, a sospendere il giudizio, nella speranza che il tempo aiutasse i pentastellati a fare pratica, conoscere i problemi, la macchina amministrativa, i poteri forti, gli interessi occulti, i servizi segreti, i partner esteri.

 

Adesso, queste chiamate, questi raduni, queste parole d’ordine suonano insopportabili, naif, banali. Sembra un’adunata, una passata in rassegna, un alzabandiera. Un alzabandiera per andare dove?

Per andare nelle braccia vigorose di un nuovo statista, un nuovo prepotente, un nuovo facciotuttoio, un nuovo tiranno, in una nuova setta, in una nuova conventicola, sullo stile di Ron Hubbard, a mo’ di Scientology.

 

ROCCO CENTO
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