Migranti, lettera aperta di un gruppo di cittadini a Pizzi

DOMODOSSOLA -

Siamo un insieme di persone, di cittadini, che spontaneamente si sono posti delle domande, hanno deciso di confrontarsi e..., sì, di scrivere delle lettere al Sindaco di Domodossola in merito a quanto sta accadendo in tema di accoglienza dei profughi.

Cosa c’è di deplorevole in tutto ciò? Cosa c’è di meglio che esercitare civilmente il proprio diritto – dovere a partecipare, con le proprie opinioni critiche e suggerimenti, alla vita sociale e politica della Comunità?

Ci spiace deludere qualcuno, ma le molte lettere inoltrate in questi ultimi giorni non sono altro che il frutto di queste semplici considerazioni. Tutto alla luce del sole, pubblicamente. Chi preferisce pensare a strumentalizzazioni o cose simili è in errore.

Desideriamo piuttosto stare sui temi che interessano e toccano, in un modo o nell’altro, tutti noi.

Chiediamo di ragionare su tre aspetti fondamentali: le regole che vietano il respingimento dei profughi, la necessità di una equa distribuzione delle persone nei vari Comuni e l’importanza della gestione pubblica dell’accoglienza.

E’ noto che uno dei cardini del diritto internazionale è il principio del “non refoulement”, in base al quale l’Italia non può respingere un richiedente asilo che potenzialmente può aver diritto ad una forma di protezione internazionale e rimandarlo in un paese convenzionalmente riconosciuto come “non sicuro”. Già in un recente passato la Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo ha condannato l’ Italia perché alcune unità navali avevano respinto dei profughi verso la Libia. Ad oggi circa un terzo dei richiedenti asilo (e non il 5% di cui si sente dire) ottiene una forma di protezione internazionale in prima istanza e probabilmente oltre la metà la otterrà dopo il ricorso presso i tribunali ordinari (evidentemente perché ne ha diritto!). Ogni richiedente asilo ha quindi il diritto che la sua domanda sia esaminata dalle apposite commissioni territoriali.

Quanto alla distribuzione, attualmente sono ospitati presso le strutture di accoglienza italiane circa 150.000 richiedenti asilo, cioè 2,5 ogni mille abitanti; in Ossola ne sono ospitati circa 180 (su 68.000 abitanti),un numero del tutto in linea con i dati nazionali, lo stesso dicasi per la provincia del VCO. Volenti o nolenti i Comuni non possono sottrarsi alle richieste di collocazione dei richiedenti asilo che provengono dalle Prefetture. Secondo la legislazione vigente, votata a suo tempo da ogni partito, i richiedenti asilo hanno diritto ad una degna ospitalità, almeno fino a quando l’iter abbia raggiunto l’esito. Ci pare assolutamente ragionevole che ogni Comune debba fare la sua parte, qualsiasi sia il colore politico di chi lo amministra, così come siamo convinti che non debba essere lasciato un carico eccessivo nell’accoglienza ad alcuni e nessuno ad altri, tanto più che l’onere economico non è

a carico dei Comuni. Ci rendiamo conto peraltro che per la specifica struttura del nostro territorio la suddivisione non può essere matematica: per ovvi motivi i Comuni delle valli hanno difficoltà oggettive ad ospitare i profughi; ma ciò non esclude una qualche forma di collaborazione anche da parte loro.

Relativamente alla gestione, riteniamo che il lavoro condotto negli ultimi due anni dal CISS-Ossola su quest’ambito sia stato importante e sia garanzia di buona amministrazione e gestione. Il fatto che siano le Istituzioni pubbliche e locali a gestire l’accoglienza rappresenta un esempio positivo da indicare anche ad altri territori. L’impegno erogato con la presenza di operatori qualificati, oltre a fornire garanzie di trattamento alle persone accolte, rappresenta anche per la Comunità un riferimento e una sicurezza maggiore.

Infine, ma non meno rilevante, è l’importanza delle parole e dei toni che usiamo nel trattare questa, come altre vicende. Non dimentichiamo che si parla della vita delle persone, delle loro condizioni e del loro possibile futuro; si parla dei nostri concittadini e di coloro che, senza averlo scelto, sono giunti qui. Anche il confronto o lo scontro politico devono, pertanto, rientrare in un contesto più adeguato: troviamo, infatti, inaccettabili certi toni e termini che ascoltiamo fin troppo spesso.

Domodossola, 6 ottobre 2016

Firmato: NoiAltri – comitato di cittadini

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