Nuova prestazione oculistica dell'equipe del dottor Romolo Protti all'Asl Vco

Si tratta di un trattamento parachirurgico "a bassa invasività", che consiste in un "rinforzo" della cornea

DOMODOSSOLA -

Sono stati eseguiti per la prima volta da parte del Dott. Romolo Protti, coadiuvato dalla sua equipe, quattro interventi chirurgici di Cross-linking su giovani pazienti tra i 16 e 21 anni affetti da cheratocono.

Il cheratocono è una malattia ereditaria degenerativa conseguente ad una minore rigidità strutturale della cornea. Si manifesta nei primi 14 anni di vita progredisce fino ai 35-40 anni.

Consiste in un progressivo sfiancamento del tessuto che si assottiglia e si estroflette all'apice assumendo la forma di un cono.

In genere colpisce entrambi gli occhi, anche se spesso in misura diversa.

Si stima che ne sia affetto un abitante ogni 1500, ma i casi di alterazioni riconducibili al cheratocono sono almeno il doppio.

L'esordio e l'evoluzione della malattia sono molto variabili. Nei casi più avanzati, quando l'assottigliamento estremo del tessuto corneale comporta un rischio imminente di perforazione, si pone l'indicazione al trapianto di cornea.

Una diagnosi tempestiva è fondamentale.

La terapia del cheratocono  prevede:

Cross-Linking corneale

Impianto di anelli intrastromali

Cheratoplastica lamellare anteriore profonda (DALK)

Cheratoplastica perforante (PKP)

L'uso di occhiali o lenti a contatto non rappresenta affatto un'opzione terapeutica, ma un ausilio per aumentare l'acutezza visiva.

E’ quindi indispensabile una diagnosi precoce, anche e soprattutto in età giovanile.

Un ritardo di diagnosi e terapia può significare il dover ricorrere al trapianto.

l Cross-Linking Corneale (CXL) si è affermato negli ultimi anni come terapia di elezione del cheratocono, in grado di arrestarne l’evoluzione e quindi evitare per la maggior parte dei casi il trapianto di cornea.

E’ indicato anche e soprattutto nei bambini.

Si tratta di un trattamento parachirurgico "a bassa invasività", che consiste in un "rinforzo" della cornea ottenuto mediante l'effetto combinato di vitamina B2 e raggi ultravioletti.

Prevede una prima fase di "impregnazione" della cornea, mediante istallazione di gocce di collirio a base di riboflavina, la vitamina B2; successivamente si procede alla fase di "irradiazione" esponendo il tessuto corneale ad un fascio laser di raggi ultravioletti di tipo A (UVA) a basso dosaggio.

Grazie all'azione combinata della vitamina B2 e dei raggi UVA si ottiene un aumento dei ponti molecolari che conferiscono maggiore resistenza agli strati più interni della cornea, rendendola più rigida e meno soggetta al processo di sfiancamento, caratteristico del cheratocono.

L'intervento è ambulatoriale ed effettuato in anestesia topica con l’uso di gocce.

Redazione
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