Operazione ''Super santos'': cosa è cambiato nei comuni

SANTA MARIA MAGGIORE -

Non s’è ancora spenta l’eco degli arresti dell’operazione ‘’Super Santos’’ , ma in alcuni comuni vi sono ancora richieste, da parte di brasiliani, della cittadinanza italiana. L’operazione di Polizia ha smantellato una banda attiva nel far ottenere, irregolarmente e illegalmente, la cittadinanza italiana e quindi il passaporto comunitario a diversi connazionali. La Questura ha parlato di mille cittadinanze ottenute con l’inganno.

Cos’è cambiato dopo una settimana? L’operazione ha bloccato nuove richieste di cittadinanza, ma in alcuni comuni dell’Ossola vi sono alcune richieste presentate in precedenza e la cui definizione è in corso su cui i dipendenti dei Comuni dovranno agire con molta cautela per evitare omissioni ma anche riconoscimenti illegali.

Prendiamo il caso di Santa Maria Maggiore, dove la “questione brasiliani” ha avuto inizio nel luglio 2017 quando è pervenuta la prima domanda di iscrizione anagrafica. L’Amministrazione comunale ha notiziato le competenti autorità per la dovuta informativa che potesse interessare, indicando ogni elemento di cui si era in possesso. Da allora 16 pratiche si sono concluse positivamente, mentre 3 sono tuttora in corso, nonostante l’inchiesta abbia smascherato questo ‘giro’ illegale. Considerato che, indipendentemente dalla presenza del minore sul territorio, quando il genitore acquisisce la cittadinanza italiana può richiedere la trascrizione dell’atto di nascita del figlio, i nuovi cittadini italiani di Santa Maria Maggiore sono 24 nel periodo luglio 2017-dicembre 2018.

Ma, come detto, il responsabile dell’anagrafe è ora chiamato a un lavoro – se possibile – ancora più minuzioso rispetto al recente. Ce lo spiega Luigi Spadone, responsabile a Santa Maria Maggiore, dopo averci sottolineato che non sono più giunte nuove richieste: “Il soggetto acquisisce il certificato di nascita dell’avo italiano, poi produce tutta una serie di atti (brasiliani) di nascita, matrimonio, morte che dimostrino la discendenza fino all’interessato (e anche del matrimonio e dei figli di questi se vuole richiedere la trascrizione degli atti di questi ultimi). Deve altresì produrre un certificato di non avvenuta naturalizzazione dell’avo  e occorre accertare che non vi sia una rinuncia della cittadinanza italiana. Va fatta una puntuale verifica degli atti. Il lavoro è abbastanza complesso, tenuto conto che spesso, negli atti stranieri, i nomi vengono trascritti erroneamente. Generalmente, poiché ad esempio un atto di nascita indica non solo i nomi dei genitori, ma anche quelli dei nonni, si riesce a ricostruire la rispondenza dei nominativi.  Per alcuni Paesi (tra cui il Brasile) in forza di convenzioni gli atti stranieri non devono più essere legalizzati. Colui che richiede la cittadinanza ha dinanzi a sé due strade. O recarsi al consolato italiano nel paese di residenza, con pratiche che possono durare anche svariati anni, oppure recarsi in Italia e richiedere la residenza. In tal caso la competenza al riconoscimento (e all’istruttoria degli atti) passa in capo al  sindaco del comune di residenza (attenzione: di residenza, non del comune di origine dell’avo).  Per i richiedenti cittadinanza, anche se provenienti da Paesi per i quali è necessario, si prescinde dal permesso di soggiorno per i primi 90 giorni di permanenza sul territorio (o di arrivo in area Schengen. Fa fede il timbro apposto sul passaporto).  Alla fine dell’iter, che non ha una durata definita (ma che in linea di massima nei 3 mesi può giungere a compimento) potendosi a volte riscontrare situazioni in cui è necessario richiedere integrazioni o delucidazioni, il sindaco con proprio provvedimento riconosce la cittadinanza italiana all’istante e si procede alla trascrizione degli atti relativi (nascita e matrimonio laddove coniugato) nei registri dello stato civile. Seguiranno poi l’aggiornamento anagrafico, le comunicazioni di rito e l’iscrizione nelle liste elettorali’’.

Ci sono ovviamente dei problemi .‘’Innanzi tutto – dice Spadone  -  l’impossibilità di verificare l’autenticità dei documenti stranieri, cosa che invece potrebbe avere fatto la Polizia nel corso delle sue indagini. In base a quanto ci verrà comunicato decideremo quindi come agire sulle pratiche già concluse. Come comune possiamo verificare l’apostilla; ma il contenuto e lo stesso atto a meno che non vi siano evidenti incongruenze abbastanza evidenti non possono che essere presi per buoni. Sugli atti italiani prodotti, invece, è abitudine richiedere a chi li ha messi la conferma. Ma, nella sostanza, si tratta del solo certificato di nascita spesso della fine dell’800 o del certificato di battesimo, poiché tutti gli atti successivi sono esteri.  Vi è poi la necessità che i richiedenti istanza siano effettivamente residenti nel Comune. L’Ufficiale di anagrafe deve verificare che i soggetti siano realmente presenti sul territorio, secondo quella che è la dimora abituale. Quindi non è sufficiente il semplice domicilio.  Qualora l’ufficiale di anagrafe accertasse trattarsi di una residenza solo dichiarata ma non reale, dovrebbe procedere a respingere l’istanza di residenza e, quindi, verrebbero a decadere i presupposti per cui l’ufficiale dello stato civile possa procedere nell’iter di riconoscimento della cittadinanza.  Certo, se gli istanti risultano effettivamente residenti, allora l’attenzione si sposta sui documenti prodotti, per i quali – come si è accennato – la verifica del comune non sempre è agevole’’.

 

 

Renato Balducci
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