Ossola paradiso per le api: ma l'emergenza produzione ha colpito anche gli apicoltori della nostra zona

Ad essere messo in difficoltà non è solo il comparto economico dell'apicoltura ma lo stesso ecosistema

Ossola -

La Regione emetterà un bando a sostegno degli apicoltori professionisti, attraverso laconcessione di prestiti agevolati, per contrastare quella che l'assessorato all'agricoltura ha definito una vera e propria emergenza. Una crisi che colpisce un comparto importante della nostra produzione agricola: l'apicoltura vede il Piemonte primo in Italia per numero di alveari (nel 2017 il 16 % del nostro Paese) e per operatori (5.612 apicoltori, l’11% del totale nazionale). Quest'estate ha registrato una drastica riduzione di miele a causa delle temperature troppo alte e del tempo instabile, ma la scarsa produzione degli scorsi mesi è solo l'ultimo atto di una serie di difficoltà che hanno colpito il settore negli ultimi anni.

L'emergenza -è noto- è planetaria, da più di dieci anni morie d’api e spopolamenti di alveari stanno colpendo gran parte degli Stati Uniti e dell’Europa mettendo a rischio la sopravvivenza di questi insetti, da cui dipende l'impollinazione della maggior parte delle piante. Lo sterminio delle api -scrive l'Istituto Zooprofilattico del Piemonte- è il risultato di vari fattori, come pesticidi, cambiamenti climatici, malattie, specie invasive e stress ambientali. Come se non bastasse negli ultimi anni anche nella nostra regione si sono moltiplicati i furti delle arnie ai danni di una categoria già duramente colpita, un fenomeno che -secondo il presidente degli apicoltori italiani Raffaele Cirone- sa di criminalità organizzata.

Ma qual è la situazione in Ossola? Le api dei circa 7000 alveari della nostra zona sono in buona salute, come ci ha spiegato Giacomo Prina, presidente dell'Associazione Produttori Apistici delle Valli Ossolane e il cui miele di rododendro del Devero è diventato recentemente Presidio Slow Food.

Per le api l'Ossola è un'isola felice, da noi non si sono verificate particolari morie perché viviamo in un territorio montano lontano da fonti di inquinamento. Le api seguono le fioriture e, un po' come il bestiame che sale verso l'alpeggio, le arnie vengono spostate dalla bassa valle in primavera per essere, man mano, trasferite a quote più alte. L'anno 2019 è stato difficile per il nostro territorio con considerevoli riduzioni della produzione soprattutto nella zone di pianura. Rispetto alla media nazionale l'alta montagna è stata più generosa. Questi insetti esistono da millenni, ancora prima della comparsa dell'uomo, e sono sempre riusciti ad adattarsi ai cambiamenti, sono resistenti, ma il coesistere di condizioni come inquinamento, pesticidi, malattie e repentini cambiamenti climatici li sta mettendo a dura prova, rendendoli più vulnerabili. Ad essere messo in difficoltà non è solo il comparto economico dell'apicoltura ma lo stesso ecosistema, dato che il valore dell'impollinazione è incalcolabile”.

Quali azioni può intraprendere la regione per sostenere gli apicoltori ossolani?

Credo possa intervenire sostanzialmente in tre modi. Per prima cosa considerando l'apicoltura alla stregua delle altre attività agricole. L'apicoltura è considerato un settore marginale, anche se la consapevolezza dell'importanza delle api sta aumentando, invece andrebbe sostenuta in maniera organica e strutturale. Ben vengano i contributi di sostegno agli investimenti, ma vanno create le condizioni affinché le api siano in salute. In secondo luogo regolamentando il nomadismo: ultimamente sono molti gli apicoltori che trasferiscono le loro arnie nelle nostre zone, ma qui spazio e fioriture sono limitate e c'è bisogno che questa pratica venga normata. Un altro cosa che va fatta è promuovere la semina di piante e fiori che forniscano nutrimento alle api; con questi inverni più caldi anche le piante in primavera/estate tendono a produrre meno nettare. Bisogna favorire l'interazione tra agricoltori, apicoltori e istituzioni e promuovere la condivisione e il diffondersi di buone pratiche che possano salvaguardare economia, salute del consumatore e ambiente”.

La nostra produzione può crescere e offrire opportunità lavorative? Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere questa attività?

L'immissione sul mercato della grande distribuzione di mieli d'importazione, spesso di bassa qualità se non addirittura contraffatto, ha portato a una diminuzione dei prezzi, sta a noi riuscire a valorizzare il nostro prodotto spiegando ai consumatori il valore aggiunto del nostro miele, che, naturalmente, ha un costo maggiore. La qualità del nostro miele di montagna va promossa e sostenuta, come succede per i formaggi, il vino e altri prodotti locali. Poi ribadisco, siamo noi apicoltori che dobbiamo muoverci in questa direzione, anche attraverso analisi e certificazioni, che sono una tutela per chi acquista.

L'aumento degli alveari in Piemonte è anche una conseguenza della crisi economica per chi vede nell'apicoltura un'integrazione al reddito, ma le api sono esseri viventi e chi si avvicina al mondo dell'apicoltura deve esserne consapevole e trattarle con la massima cura e rispetto. Quindi consiglio di avvicinarsi a questo mondo con serietà, iscrivendosi alle associazioni di categoria, effettuando corsi, chiedendo consigli agli apicoltori più esperti, di dare sfogo alla propria passione e non priorità al calcolo economico, con la consapevolezza che chi lavora male non crea solo un danno alle api ma anche agli altri apicoltori della zona.

 

 

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