‘Per non dimenticare’ una nuova via alpinistica sulla Punta Laugera

Aperta da tre alpinisti ossolani e dedicata ai contrabbandieri

macugnaga -

Una grande parete di buona roccia, alta 400 m, in uno dei luoghi più remoti ed appartati delle Alpi. È la Punta Laugera (2995 m),la più elevata lungo la catena spartiacque tra la valle Anzasca e la valle Antrona. È una montagna poco conosciuta: troppo faticosa per gli escursionisti e dall’accesso lungo e complesso per gli scalatori. Alla base della parte vi è una piccola lingua glaciale che sopravvive a fatica nel caldo estivo. Qui, il 20 agosto, è stata tracciata una nuova via alpinistica di scalata sulla parete ovest-sud-ovest. Non una “vietta” di falesia, ma alpinismo vero, di stampo classico. Autori sono stati Paolo Stoppini di Vanzone, Fabrizio Manoni di Ornavasso e Simone Antonietti di Baceno.

Racconta Fabrizio Manoni: “È una bella via di difficoltà contenute ma omogenee (dal 4b al 6a+),di grande respiro nel solitario vallone di Mondelli. Sono otto tiri di corda dai 40 ai 60 m che portano sull’anticima. La roccia è eccellente”.

Era da tempo che l’idea circolava negli ambienti alpinistici locali. Ricorda Paolo Stoppini: “Negli ultimi due anni ho fatto diversi giri ad osservare le principali pareti situate tra l'alta Valle Antrona e la Valle Anzasca (Laugera, Antigine, Cingino nord e sud, Saas ecc.) sui loro vari versanti alla ricerca di una parete sulla quale aprire una via, da dedicare a mio papà Primo e a tutti i suoi soci contrabbandieri che passavano sotto queste pareti con la bricolla in spalla nei loro tragitti tra Mattmark, Sass Grund e Vanzone o Ceppo Morelli; da qui anche il nome scelto per la via: Per non dimenticare”.

È la terza volta nella storia dell’alpinismo che gli scalatori mettono le mani su quella roccia. Sono tutti nomi di primordine dell’alpinismo italiano. Il 16 luglio 1950 i “Ragni di Lecco” Davide Pennati e Giovanni Ratti percorrono il colatoio centrale. Giovanni Ratti è l’alpinista che, con Gigi Vitali, ha aperto nel 1939 la storica via “Ratti-Vitali” sulla parete ovest dell’Aiguille Noire de Peuterey nel massiccio del Monte Bianco. Negli anni ’50 la via è stata ripetuta con una variante dall’alpinista verbanese Tino Micotti. Oggi il nuovo itinerario tracciato dagli ossolani dimostra sia la vitalità del nostro alpinismo sia come i monti dell’Ossola offrano ancora opportunità per la pratica di un alpinismo esplorativo e di ricerca.

Il luogo e il nome della montagna hanno rilievo nella storia dell’Ossola. Il vallone di Mondelli è stato un itinerario storico all’epoca del contrabbando di sigarette, i “camminatori della luna” che trovarono occasione di riscatto economico in valli povere di montagna. Il nome Laugera richiama al “laveggio”, la pietra ollare con cui per secoli sono state realizzate stufe e stoviglie. Il toponimo è stato assegnato alla montagna da Riccardo Gerla, alpinista milanese che, alla fine dell’Ottocento, esplorò a lungo questi monti. Sulla parete nord-est della montagna vi è una via tracciata il 7 agosto 1946 da Aldo Bonacossa e Gigi Vitali.

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