''Pronti per la seconda ondata: i nostri assistiti stiano tranquilli, non sono soli''

Emergenza Covid, Antonio Lillo (FIMMG): ''C’è però bisogno della collaborazione delle persone per evitare il più possibile occasioni di contagio''

vco -

Dottor Antonio Lillo (esponente della FIMMG, la Federazione dei Medici di medicina generale) come è la situazione Covid in Provincia? Anche qui è iniziata una seconda ondata di contagi?

 ‘’La seconda fase dell’emergenza Coronavirus è iniziata e con essa la possibilità di co-circolazione del virus influenzale con il virus SARS covid-2, renderà questa battaglia ancora più impegnativa’’.

Non è iniziata ancora la vaccinazione contro l'influenza?

‘’Fra poco inizierà la campagna vaccinazioni e i medici di famiglia hanno secondo il proprio modello organizzativo programmato le vaccinazioni alle categorie di rischio considerate (ultrasessantenni, patologie croniche etc). Ma il Coronavirus ha iniziato a far squillare i cellulari del medico di famiglia per ogni tipo di richiesta, i messaggi su ogni social si susseguono con il rischio a volte di dimenticare di rispondere’’.

Siete pronti?

‘’Il medico di famiglia c’è: è il primo contatto della persona con il servizio sanitario ed è intento alla costruzione di un sistema di relazione con tutti gli altri colleghi operanti, sia essi ospedalieri, sia dei servizi di igiene e prevenzione e sia anche con il liberi professionisti. Un sistema di relazione che si fa rete di protezione di fronte al bisogno di salute e all’ansia di malattia. I pazienti che vengono in contatto con qualsiasi medico hanno diritto ad una voce univoca con cui confrontarsi, una voce che delinea con chiarezza e competenza il percorso da fare’’.

La prima fase ha fatto scuola?

‘’Sì, ad ogni livello di responsabilità ed è per questo che, forse un po’ stanchi, ma fortemente determinati siamo ancora qui in trincea. La presenza di un medico di famiglia all’interno dell’unità di crisi aziendale è una voce per delineare non solo i bisogni del territorio, ma per portare disponibilità e progettualità da attuare sul territorio. La condivisione con il Servizio di igiene e di Sanità pubblica e della direzione distrettuale di un “vademecum” per favorire una corretta presa in carico del paziente sospetto e/o accertato Covid deve essere raggiunto in tempi più che brevi per non disperdere energie e tempo anche per le fasi sia di monitoraggio, sia di certificazione necessaria’’.

I medici sono oggi in condizione per affrontare una nuova possibile emergenza?

‘’Oggi i medici hanno a disposizione i dispositivi di protezione individuale sia per la campagna vaccinale e sia per eventuali visite a domicilio di paziente sospetto in coordinamento con le unità speciali di continuità assistenziali, che sono sempre più valorizzate per la loro energia e vitalità come strumento della medicina territoriale, accanto al medico di famiglia. Tutto ciò non è sufficiente, perché è necessario avere sul territorio cinque, sei spazi dedicati (ambulatori distrettuali, tende della protezione civile e/o croce rossa omologate per attività sanitarie, container ed altro) dove il medico di famiglia, dopo un contatto telefonico per eseguire un triage sulle condizioni cliniche e grado di malattia, possa indirizzare pazienti sospetti. Uno spazio, sicuro per l’operatore sanitario e per il paziente, dove possono essere anche effettuati a integrazione della visita i tamponi naso faringei antigenici rapidi

In questa seconda fase le difese ci sono, c’è qualche possibilità diagnostica in più con i tamponi rapidi, c’è la condivisione di una percorso operativo ad ogni livello di responsabilità assistenziale, ma ora c’è bisogna anche della collaborazione delle persone ad evitare il più possibile occasioni di contagio e c’è bisogno della loro fiducia nella consapevolezza che non sono sole, ma c’è un sistema di rete che con tanta abnegazione e disponibilità si sta perfezionando. E di questo ne sono testimone’’.

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