Quando a Domodossola, eccezione unica nel mondo cattolico, per il Venerdì Santo “il rito luttoso era scambiato in festa”

DOMODOSSOLA -

Sfogliando i libri di storia locale abbiamo trovato una curiosità che riguarda la processione del Venerdì Santo che un tempo si svolgeva nella nostra città e richiamava fedeli da tutte le valli e dalla vicina Svizzera. L'anomalia sta nel fatto che ilrito luttoso era scambiato in festa e si trattava di un'eccezione unica nel mondo cattolico. Non era però certo blasfemia, in quanto gli ossolani ebbero il beneplacito della chiesa infatti questo permesso fu concesso dal Pontefice Innocenzo IX , Giovanni Antonio Facchinetti di origini di Cravegna che fu eletto papa nel 1591. Ma vediamo l'origine di questa solennità.

La cronista locale Ida Braggio Del Longo nel libro “Piccolo Mondo Ossolano” in un capitolo dedicato alla Processione del Venerdì Santo a Domodossola riporta un articolo tratto dal “Moderato” un giornale ossolano che veniva stampato dalla tipografia Calpini, diretto dall'avvocato Francesco Scaciga Della Silva nel 1851. Il giornale scrive che per risalire alle origini occorreva andare indietro nel tempo al 1591. Ecco un brano dell'articolo “In quei tempi le ire contro il Papato si infuocavano per ogni dove, quando alle gride di Lutero s'alzava l'Allemagna a protestare, alle dottrine di Calvino prendeva moto da Ginevra il torrente dell'eresia, ed ai clamori di Zuinglio si armava Elvezia e venivano alla guerra. Non erano spenti per anco gli sdegni che un figlio di ossolana famiglia di Cravegna (mandamento di Crodo) trapiantata a Bologna, veniva innalzato alla tiara papale (anno 1591) ed il nome di Facchinetti, ereditato dal mestiere dell'indigente genitore, mutava in quello di Innocenzo IX.

L'eresia impugnava allora la presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucarestia e gli ossolani anelando che a sostegno della fede e quasi ad argine contro le eterodosse dottrine sorgesse un monumento altrettanto maestoso quanto speciale alla loro adorazione, ricorsero a quel Pontefice, ed ottennero che la sera del Venerdì Santo si portasse in processione per le contrade l'ostensorio scoperto, come si pratica per il Corpus Domini. Per tal modo la nostra città scambia il rito luttoso in festa , e per una eccezione unica nell'orbe cattolico celebra le glorie del trionfatore tra canti, armonie, illuminazioni, mentre il restante cristianesimo ne ricorda la morte”. Nell'articolo si narra che i domesi facevano la gara ad illuminare i balconi e le finestre con palloncini e lanterne, lumini ad olio, candele e dove passava la processione notturna era sfolgorio di luci. La processione richiamava nel capoluogo abitanti delle Valli e Vallesani. Alla processione prendevano parte i preti della Collegiata, i padri Rosminiani, la Milizia, le Confraternite San Carlo e Santa Marta.

Viene poi riportato nel dettagli il percorso: “Il corteo moveva dal Duomo e, passando per la chiesina di Sant'Anna alla Motta, che il canonico Bozzotti prima, le suore della Provvidenza poi, ornavano con molto gusto, scendeva in via Paolo Silva, via degli Osci, Piazza Castello, contrada dei Roani (ora Galletti) quindi transitava davanti alla Sottoprefettura al palazzo Mellerio, giungeva in Piazza Mercato e per la via Briona, ritornava al tempio massimo. Lungo il percorso c'erano tre reposoirs in dialetto domese “altarit” uno in Casa Capis in contrada dei Roani, uno in casa Cuccioni dirimpetto al castello e uno in casa Bacenetti in via Briona ed erano tutti addobbati con signorilità ed eleganza, adorni di tappeti, di drappi in velluto, ceri, pizzi, fiori ed odorosi d'incenso.

Dopo la benedizione il quaresimalista saliva sul pergamo e con un forbito discorso, chiudeva il ciclo delle predicazioni inneggiando alla Pasqua novella ; per l'ultimo sull'altar maggiore, in mezzo allo scintillio d'una miriade di lumi, una gran ruota girava ininterrottamente finchè una bianca colomba, mistica figura dello Spirito Santo, scendeva fra il giubilo dei bimbi che ansiosamente ne aspettavano l'arrivo”.

 

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