Quel miracolo a Bognanco per intercessione di Rosmini: il fratello di don Remigio Biancossi guarì dalla paralisi

BOGNANCO -

Il padre generale dei Rosminiani don Vito Nardin presente recentemente in Ossola per la festa della Santa Croce a margine della funzione ha raccontato di un miracolo avvenuto per intercessione di Rosmini. Il padre ha spiegato che da quest'estate la storia di questo miracolo avvenuto in Ossola si può leggere anche a Roma nella Basilica dei Rosminiani a Porta Latina. La persona guarita fu Riccardo il fratello dello stesso don Remigio originario di Bognanco morto nel 2003. Riccardo nel 1922 era un bambino paralizzato che, grazie alle preghiere rivolte al beato Rosmini presso la cappella della Madonna Ausiliatrice a Bognanco improvvisamente iniziò a camminare condusse una vita normale e morì nel 1990.

Lo studio del miracolo prese le mosse da una memoria raccolta da Battista Giuseppe Capetta di Garlasco che consegnò ai rosminiani nel 1998. Lo scritto parla di un miracolo per intercessione del Beato Rosmini che gli raccontò don Remigio Biancossi nel 1996.

Nel 1998 ero a Domodossola padre provinciale – dice don Nardin- il processo diocesano che avrebbe portato alla beatificazione Rosmini nel 2007 stava procedendo bene un confratello mi portò dei fogli rinvenuti da lui vidi che si trattava di una possibile guarigione, con don Bertamini insieme andammo a Bognanco da don Remigio Biancossi per avere conferma”.

In quel foglio un turista di Garlasco venuto a Bognanco, parlando con don Remigio aveva sentito raccontare dallo stesso don Remigio che il fratello era stato miracolato da Rosmini e quindi trascrisse la vicenda.

Don Remigio – prosegue don Nardin- assistito dalla vedova del fratello Riccardo confermò tutto.

La vicenda risale all'estate del 1922 egli si trovava sul piazzale della chiesa di Bognanco in compagnia della madre Giordana Maria e del fratellino Riccardo, di quattro anni, da tempo affetto da paralisi alle gambe e nell’impossibilità di camminare. Si avvicinò a loro una Suora rosminiana di nome Quinta da Domodossola la quale, mossa da commozione, parlò con la madre invitandola a portare, al mattino del giorno seguente, alle ore 10, il bambino paralizzato al collegio a Domo, alla prima messa di un prete rosminiano. Riferì la suora che quando c'è una prima messa il Signore è generoso di grazie. La donna replicò alla suora che era impossibilitata ad andare, la religiosa suggerì alla donna di andare alla Cappelletta della Madonna Ausiliatrice a S. Lorenzo, ad invocare la grazia di guarigione.

Con piena fiducia la madre di don Remigio alle 10 dell’indomani si recò coi due bambini nella Cappelletta e là Riccardo incominciò ad alzarsi lentamente, a fare qualche passo e poi ad ottenere la guarigione completa. Riccardo crebbe, fu militare di leva, poi combattente dell’ultima guerra e reduce dopo ben sette anni; sposato nel 1949 con Alina, morì all’età di 72 anni nel 1990. Il miracolo non è stato potuto confermare in pieno perché avevamo già l'altro miracolo pronto di suor Ludovica e difatti è stato quello usato per la beatificazione.

Il miracolo non può essere usato per la canonizzazione – conclude don Nardin- perché manca un elemento di suor Quinta, che non siamo sicuri, dai documenti, se era veramente a Domo e la prima messa non risulta nel diario della Casa. Poteva essere forse un prete diocesano che passando nel collegio ha celebrato la prima messa. Io sono stato a Bognanco a fine agosto ho preso informazioni, ho parlato con figlia di Riccardo ho trovato la cappellina. Per me il caso è completo, ho riportato la storia sul nostro bollettino. Ho detto che è possibile chiedere grazie per intercessione di Rosmini, ho scritto il riassunto del miracolo, ho esposto la foto della cappellina e composto una preghiera per chiedere una grazia anche a Roma nella basilica di San Giovanni a Porta Latina”.

La moglie del miracolato vive tutt'ora a Bognanco. Informata, che ora, la storia della vicenda prodigiosa è stata pubblicata nella chiesa di Porta Latina a Roma ha espresso grande gioia.

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