Recovery Fund, verso il Piano nazionale per la ripresa

Uncem: “La montagna, i borghi, le green community siano assi delle scelte coesione solo riducendo le sperequazioni territoriali”

Roma -

Uncem ha avuto modo ad agosto e settembre 2020 di partecipare alle sedute del Comitato interministeriale Affari europei e del Comitato tecnico che operano per arrivare a definire le linee guida e gli assi di azione del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, per l’accesso alle risorse UE del Next Generation UE, il “Recovery Plan”.

In merito al lavoro svolto e alle linee guida per il Piano nazionale per la Ripresa e la Resistenza, Uncem ha sottolineato al Governo, al Parlamento, alla Conferenza delle Regioni alcune urgenze che nascono anche dal lavoro svolto negli Stati generali della Montagna, avviati nel luglio 2019 a Roma e proseguiti sino a luglio 2020 in diverse tappe di incontro e dialogo con i territori e tutti gli stakeholder, pubblici e privati.

A differenza di altre organizzazioni, Uncem non ha fatto richieste di percentuali di risorse del Recovery Fund per questo o quel progetto. Le schede sono state presentate dai Ministeri e come componenti della CIAE Uncem ha fornito punti di analisi e integrazioni al lavoro dei Ministeri.

Le geografie, gli spazi, i luoghi, non andranno tralasciati quale elemento centrale per la riduzione delle sperequazioni territoriali e delle disuguaglianze. Sappiamo che alle polarizzazioni Nord-Sud, si unisce lo scarto tra aree urbane e montane, che le risorse europee dovrà colmare. Nelle Alpi e negli Appennini, investire fondi e programmare azioni specifiche sugli assi della sostenibilità e dell'innovazione, genera coesione. Generare crescita nei territori rurali e montani va a vantaggio di tutti.

Di seguito, alcuni punti sottoposti al Governo e al Parlamento:

1. Innovazione e Infrastrutture digitali vanno di pari passo. Se mancano le reti non possiamo garantire servizi a tutti i cittadini, indipendentemente dal domicilio. Il Piano nazionale banda ultralarga finora non ha dato i risultati attesi. Troppe aree sono senza buone linee, anche per la telefonia mobile. Non bastano risorse in più. Oltre alla "rete unica", secondo Uncem importantissima, occorre una efficace "Agenda digitale per la montagna" che risponda alle urgenze dei territori in particolare per collegare in rete tra loro i Comuni (decisivo per la collaborazione tra gli Enti, e le Unioni stesse),per telemedicina, teleassistenza, teledidattica e telelavoro, che oggi sono preclusi per mancanza di connettività a buona velocità.

2. Lavoriamo sul Green, ma soprattutto sulle green communities. Perché sostenibilità vuol dire incontrare territori, con le risorse naturali, e le comunità che vivono nei luoghi. Le aree montane sono le prime ad affrontare i cambiamenti climatici: servono adeguate risorse e competenze. Occorre attuare in tempi rapidissimi la Strategia forestale nazionale con le opportune risorse, per dare un senso a 11 milioni di ettari di bosco. Un terzo dell'Italia è bosco, gran parte oggi improduttivo e poco "protettivo". Sul dissesto idrogeologico, accompagniamo un piano di investimenti che tocchi anche le strade. Senza viabilità adeguate, nei territori non si arriva e questi territori non possono essere competitivi.

3. I "borghi" italiani sono stati oggetto, negli ultimi mesi post-lockdown di importanti flussi, di persone, di investimenti, di nuova economia, di attenzioni ed elaborazione. Uncem li sta mappando, per far incontrare domanda e offerta di nuova residenzialità. I borghi alpini e appenninici non sono solo destinazione turistica. Hanno necessità di progetti di rivitalizzazione che tocchino commercio, imprese, incentivi per la residenzialità. Il Recovery Fund deve andare in questa direzione.

4. I LEP devono essere realtà. In Italia di discute da 20 anni di come attuare il Titolo V della Costituzione, che prevede i "livelli essenziali delle prestazioni". Devono tener conto della peculiarità montagna come area di sovracosti strutturali permanenti che devono essere garantiti per il diritto di cittadinanza.

5. I territori montani, con i Comuni che lavorano insieme, hanno anticipato "dal basso" i cambiamenti anche nell'offrire servizi. Vanno sostenuti. Nello slogan "Una ambulanza e un medico di base in ogni comune" c'è la volontà di ricostruire un nuovo welfare pubblico - a partire dalla sanità territoriale, come imparato dal covid19 - che colmi i divari strutturali storici del vivere in montagna, agendo su scuola, sanità, trasporti, socio- assistenziale, servizi. Comunità al centro, con le "cooperative di comunità", con le "comunità energetiche", ad esempio. Nuovo welfare da concretizzare grazie al Recovery Fund.

6. L'Europa ci chiede le riforme. Il Recovery Fund è la più grande azione di programmazione economica degli ultimi anni, e sui territori potrà essere applicato solo con l'azione fondamentali dei Comuni e il ruolo essenziale dei Sindaci. Lo sviluppo locale va programmato nella logica della legge 158/2017, attribuendo ai Comuni associati la funzione operativa, evitando colli di imbuto statali o regionali. Ecco dunque che la legge 158 sui piccoli Comuni è la cornice giuridica sulla quale "appoggiare" l'applicazione del Recovery Plan per le montagne.

7. Ancora un punto, ci permettiamo di segnalare come urgente. E cioè l'urgenza di un filo rosso che unisca investimenti pubblici - del Recovery Fund, della legge di bilancio 2021, delle Regioni, della nuova programmazione 2021-2027 - e azione delle imprese. Le aziende pubbliche (Enel, Eni, Anas, Ferrovie dello Stato, Rfi, Terna, ecc.) devono investire in montagna creando valore sociale e non solo finanziario, impegnando risorse e competenze per la transizione energetica ed ecologica. Questo vale guardando alla positiva esperienza fatta negli ultimi due anni con Poste Italiane, chiudendo storici conflitti e aprendo una nuova stagione. Quello è il modello. Che deve essere concreto e carico di investimenti, con una strategia chiara e stabile. E su questo fronte, si innesta anche il lavoro per far sì che i colossi del web - dell'e-commerce e dei servizi - che solcano i territori offrendo "à la carte" quello che i territori montani non hanno più a causa di abbandono e desertificazione commerciale (300 Comuni in Italia senza un negozio e senza un bar non possono sfuggire nell'elaborazione del PNRR),paghino le opportune imposte anche in Italia. Consentendo ad esempio di introdurre una valida e stabile fiscalità peculiare e differenziata per imprese e comunità che tengono in vita le aree montane, a vantaggio di tutti. 

Green e smart vogliamo essere. Territori e Montagne intelligenti e sostenibili, a prova di futuro, in dialogo con le aree urbane e metropolitane. Il Recovery Fund deve avere questo asse. Proseguiamo il lavoro con il Governo e il Parlamento. 209 miliardi sono decisivi anche per dare fiducia e speranza alle comunità. in sostanza, Futuro.

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