Relè a stato solido RSS: cosa aspettarci nel 2020?

Grande cambio di prospettive in arrivo per tutti gli appassionati di elettronica: quello che tempo fa poteva sembrare solo una alternativa, piuttosto che un relè stato solido rss, scegliere un relè statico, oggi è per lo più una necessità.

La sempiterna battaglia tra innovazione e tradizione anche stavolta ha portato ad una schiacciante vittoria dell’innovazione. Il giudice che ha giocato il ruolo dominante in questa decisione, stavolta, non è stata né la prestazione né l’affidabilità ma la sicurezza.

Relè stato solido o relè statici: quali le differenze

Per quanto molti appassionati di elettronica ne siano già al corrente, vale la pena di elencare le principali differenze tra un relè statico e uno allo stato solido, o RSS (Relè Stato Solido).

A differenza degli RSS, infatti, i relè statici si affidano alla tecnologia dei semi-conduttori e permettono:

  • Massima efficienza in quanto mancano completamente parti meccaniche che possono logorarsi col tempo;
  • Condizione di lavoro silenziosissima: mancando parti meccaniche e avvenendo lo scambio unicamente attraverso semi-conduttori, i relè statici non emettono alcun tipo di rumore e si prestano all’impiego in qualsiasi ambiente;
  • Il passaggio da stato aperto a chiuso non presenta pressoché alcun rumore o disturbo elettrico. Condizione, questa, che ne migliora enormemente la sicurezza;
  • Richiedono bassissime potenze, dell’ordine di pochi mA, nonostante riescano comunque a commutare carichi superiori al centinaio di Ampère, cosa che li rende altamente efficienti;
  • Eccellente resistenza meccanica a choc, urti e vibrazioni. Non presentando parti meccaniche, infatti, ma avvalendosi unicamente delle proprietà fisico-chimiche dei semiconduttori, i relè statici sono meno soggetti a guasti e a manutenzione;
  • Elevato grado di isolamento, dell’ordine di circa 4kV, sicché non generano scintille e non sono soggetti né a rimbalzi elettrici né a rimbalzi meccanici.

Inoltre il grado di isolamento particolarmente elevato non li rende influenzabili da campi magnetici. Questo li rende particolarmente adatti anche ad applicazioni esterne;

  • Elevata compatibilità sia con sistemi analogici che digitali, del tipo PLC o microprocessore;
  • Elevata velocità di commutazione, dell’ordine di qualche microsecondo, ottimizzando i tempi di risposta dell’intero impianto;
  • Non hanno problemi di installazione e il verso con cui sono orientati non influisce sul loro funzionamento, diversamente dai relè stato solido, infatti, non presenta parti meccaniche che possono subire l’influenza di forze esterne come pressione e forza di gravità;

Queste caratteristiche ne aumentano non solo la sicurezza ma anche l’installazione: potendo essere orientato in qualsiasi direzione e non necessariamente parallelo al suolo, il relé statico risulta essere di gran lunga una soluzione più flessibile per il proprio impianto.

Relè statico: maggiore sicurezza

L’aspetto decisivo per cui un relè statico risulta essere più affidabile di un relè stato solido è che, avendo un elevato grado di isolamento, non produce scintille né risulta essere suscettibile al surriscaldamento.

Si tratta di un aspetto estremamente importante specialmente in vista del fatto che, come i dati INSTAT rivelano, il 16% circa degli incidenti domestici è da associare a problemi all’impianto elettrico.

Problemi di cattivo isolamento o di logoramento dell’impianto o di alcune sue parti possono causare corto circuiti e inconvenienti sull’intero impianto. Un incidente elettrico su 10, infatti, provoca un incendio nell’abitazione proprio per questi motivi.

Con ciò non si vuole affermare che un relè stato solido provochi il rischio di incendi domestici, ma che un relè statico abbatte completamente una possibilità simile.

Con l’unico svantaggio di essere più costosi, i relè statici compensano il prezzo con la quasi completa assenza di manutenzione e con una longevità decisamente maggiore.

In poche parole, tutti gli amanti dell’elettronica e coloro che preferiscono darsi al fai da te, dovranno arrendersi ancora una volta all’innovazione e rilegare gli RSS a strumenti del passato.

 

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