Ritorno a scuola: un algoritmo calcola distanze, numero di alunni e insegnanti

L'annuncio dell'ufficio scolastico regionale. L'allarme: "Il 20% dei ragazzi non raggiunto dalla didattica a distanza: rischio per il paese è di perdere una generazione"

TORINO -

Un algoritmo permetterà e ci dirà come gli studenti piemontesi torneranno in classe a settembre. Ad annunciarlo il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale Fabrizio Manca, intervenuto nella commissione istruzione del Comune di Torino sulla ripresa delle scuole.

Noi immaginiamo – ha chiarito – che dovremo convivere con il Covid-19: dobbiamo ipotizzare anche il ritorno del virus”. Sulla base di queste presupposti, sono stati elaborati quindi tre scenari di basso rischio di contagio, medio ed alto.

Abbiamo iniziato dall’analisi di ciascuna scuola – ha spiegato Manca – partendo dalle caratteristiche fisiche non solo degli spazi interni, ma anche delle pertinenze. Stiamo calcolando la densità massima di presenza delle persone nelle aule, corridoi e palestre tramite un algoritmo: questo, in base ad alcuni fattori come le dimensioni delle classi e l’età degli studenti, ci consentirà di calcolare il numero di occupanti. Non solo di alunni, ma anche del quantitativo di insegnati necessari per coprire tutte le discipline”. Con un rischio basso sarà necessario garantire una distanza di 2 metri, con quello medio di 2.5 metri e con alto di 3 metri.

Nelle scorse settimane ciascuna scuola piemontese ha preparato un documento con tutte le caratteristiche e l’offerta formativa. “ La fase successiva - ha detto Manca - sarà quello di ricavare da questi atti elementi comuni, che potranno essere applicati a tutte le realtà scolastiche e poi evidenziare caratteristiche specifiche. L’obiettivo finale sarà di fornire alle scuole un manuale su come riaprire”.

E sulla ripartenza il Direttore Generale ha voluto lanciare l’allarme. Oltre alla prevenzione e contenimento del rischio sanitario, “ c’è ne uno molto più rilevante di impatto sociale, dopo questi mesi di sospensione delle attività scolastiche”. “Il 20% degli studenti non è stato raggiunto dalla didattica a distanza. Il problema non è di avere a disposizione il pc o internet, ma la situazione di fragilità del contesto famigliare: ci sono situazioni complesse, con genitori che hanno perso il lavoro e/o tensioni”. “Il rischio enorme per il paese – avverte – è di perdere una generazione di ragazzi: noi stiamo lavorando per contenere il rischio sanitario e quello sociale”.

In questa fase gli istituti stanno elaborando proposte personalizzate per la ripresa dell’attività a settembre. “ I convitti - dove sono in compresenza ad esempio materne, elementari e medie -  stanno ipotizzando di far rientrare in classe subito il primo anno di ogni ciclo. In altri casi si sta pensando di tenere in presenza tutte le classi dimezzate o con numeri ridotti”, ha concluso Manca.

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