Cgil, Cisl e Uil sul referendum: “Secessione in Lombardia suggestione pericolosa”

Novara, Vco -

La campagna per il sì fa leva “su alcune falsità che ci auguriamo con condizionino l’esito referendario del 21 ottobre”, esprime la comune preoccupazione dei sindacati confederali Attilio Fasulo, segretario interprovinciale Cgil di Novara e Vco aprendo la conferenza stampa con i colleghi Luca Caretti (Cisl Piemonte orientale) e Alberto Vittorio (Uil Novara Vco). “Ciò premesso – prosegue – visto che riteniamo il referendum un fondamentale momento di espressione della sovranità popolare ci auguriamo il 21 ottobre un grande afflusso alle urne. L’importante è che i cittadini vadano al voto informati. Per questo intendiamo metterli in guardia sugli scenari che si aprirebbero in caso di approdo in Lombardia in settori economici importanti quali il turismo e il lapideo, gli scenari di crisi, la sanità e l’assistenza, la specificità montana, l’autonomia amministrativa. Non è che si diventa più autonomi con un semplice cambio di regione”.

“La proposta del comitato promotore – aggiunge Caretti – sembra la spia di come il Verbano Cusio Ossola continui a farsi del male. Pensiamo solo a cosa voglia dire ‘spacchettare' l’offerta del Vco da quella piemontese portata avanti dalla Regione. Oppure tornare indietro sull’ospedale unico provinciale che, dopo anni di divisioni, è diventato il punto d’arrivo dell’organizzazione ospedaliera il passaggio in Lombardia ci costringerebbe a ripartire da zero. Che dire poi della bonifica ex Enichem che senza l’intervento della Regione non sarebbe mai partita”.

Per Vittorio "questo referendum non avrà successo, il sì sarebbe una risposta sbagliata e problemi reali, una scorciatoia che come tutte le scorciatoie non approderebbe a nulla”. Per i sindacati, conclude Caretti, "si porrebbe un problema organizzativo. Ci siamo già organizzati chi a livello interprovinciale (Cgil, Uil, ndr) chi a livello di quadrante (Clsl, ndr). Altrettando hanno fatto tutte le associazioni imprenditoriali (ad eccezione di Unione industriale, ndr). Tornare ad organizzazioni territoriali più piccole e più deboli non ci consentirebbe di fare gli interessi del territorio”

 

 

 

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