Gran folla per i Magi a Castiglione

CALASCA CASTIGLIONE -

Con il canto “Noi siamo noi i tre Re, venuti dall’Oriente per adorar Gesù…” si è aperta la festa dei Re Magi a Castiglione. Don Severino Cantonetti che qui è stato parroco per oltre cinquant’anni, segnalava questa tipica festa natalizia come “la più vecchia e tradizionale dell’Ossola”.

Il corteo, aperto quest’anno dalla Banda Musicale di Formazza, è arrivato nella chiesa parrocchiale di San Gottardo dove si sono ripetute le tradizionali cerimonie di omaggio alla Sacra Famiglia che quest’anno era formata da Marco Piffero con Silvia Giovangrandi e il loro piccolo Elia.

All’interno della parrocchiale è stato spinto il grande abete carico di doni che poi sono stati messi all’incanto. È seguita la cerimonia religiosa officiata da don Simone Rolandi, parroco di Pieve Vergonte e Piedimulera accompagnata dalla corale di Castiglione. Poi i tre Re, impersonati da Gino Piffero, Enrico Schioppi, e Stefano Morandi cantando “Or noi ce ne andiam, nei nostri paesi da cui venuti siam…” hanno lasciato la chiesa seguiti dai cortigiani e dai pastori.

Chiesa gremitissima per seguire questa manifestazione che non è un semplice presepe vivente ma pone la sua centralità sulla figura dei Re Magi.

Dopo l’incanto delle innumerevoli offerte, tutti a degustare una calda e fumante trippa.

Enrico Schioppi precisa: “Un tempo la trippa era riservata ai soli figuranti, era una specie di premio per l’impegno prestato. La partecipazione attiva iniziava da bambino, facevi l’angioletto poi il pastore, poi il cortigiano fino ad arrivare ad impersonare uno dei tre Re. L’abete che viene spinto all’interno della chiesa viene preso sul lato orografico destro, imbragato e posizionato su una teleferica, portato in paese, controllato, se presenta imperfezioni viene adeguatamente sistemato e poi è pronto per ricevere i doni offerti dalla popolazione. Un tempo era un’operazione che partiva mesi prima ed era riservata a poche persone scelte dal parroco, persone orgogliose dell’incarico che venivano compensate, a volte, con un fiasco di vino”

Walter Bettoni
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