Le valanghe di oggi non sono più quelle di una volta

macugnaga -

È stato presentato a Macugnaga l’interessante libro “Piccole storie di grandi valanghe” scritto da Renato Cresta, uno dei maggiori esperti del settore.
Nella presentazione del libro, Luca Mercalli precisa: «Le valanghe di oggi non sono più quelle di una volta...». Non è un’ilare battuta ma in effetti il riscaldamento globale sta modificando la qualità, e la stagionalità della neve, influenzando anche la tipologia delle valanghe.
L’autore scrive: “Ho messo insieme una raccolta di brevi storie che hanno evidenziato la supremazia della natura sulla debolezza dell'uomo, incapace di comprenderla.
Ho ricordato le vicende di alcune comunità che non hanno saputo o voluto rispettare i limiti che la natura impone sul presunto diritto di transito o di costruzione.
Infine ho raccontato la disperazione di fronte all'immane tragedia della perdita di familiari e amici. Eppure, quell'umanità ha continuato e ancora continua a comportarsi allo stesso modo, commettendo sempre gli stessi errori”
La valanga “vola senza ali, vede senza occhi, colpisce senza mani” scende per gravità e dipende dalla morfologia del terreno e dalla meteorologia. Questo da sempre.
Eppure, i cambiamenti climatici in atto stanno cambiando anche le valanghe. Scrive Ma per fare ricerca scientifica, delineare scenari futuri e progettare l'utilizzo sicuro del territorio montano occorre conoscere a fondo il passato.
Luca Mercalli annota: “Renato Cresta, in queste pagine salva dall'oblio anche dettagliate cronache di valanghe, straordinarie ma talora poco note. Dai disastri in Val Sesia (1845) alla tragedia del Beth in Val Chisone (1904),fino alla tenacia di Margareth a Macugnaga (1972),piccole grandi storie di montanari, soldati, minatori, viaggiatori, contrabbandieri che si sono trovati di fronte all'aspetto più aspro e mortale dell'inverno alpino”.
Nel corso della serata sono state proiettate splendide immagini dell’inverno a Macugnaga, ricordi fotografici a cui l’autore ha voluto intitolare “L’odore dell’inverno”.

Walter Bettoni
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