Nursind Piemonte: se un infermiere si occupa di più di 6 pazienti aumentano i rischi per la salute degli assistiti

Il sindacato solleva il problema sulla base di studi internazionali e lancia una campagna di sensibilizzazione: manifesti in tutta la Regione e divulgazione di volantini nei presidi ospedalieri

Torino -

Nursind Piemonte dedicherà la settimana del 25 novembre 2019 al rischio per la salute del paziente per l’assistenza non erogata. Un messaggio -spiega il sindacato delle informazioni infermieristiche- rivolto alle istituzioni e alla popolazione attraverso l’affissione di manifesti lungo le strade del capoluogo e delle altre province della nostra regione. L’iniziativa prevederà inoltre durante la settimana la divulgazione massiccia di volantini e manifesti presso tutti i presidi ospedalieri del Piemonte.

Crediamo sia importante il coinvolgimento della popolazione su un tema che si interessa chi le cure le presta ma soprattutto interessa chi le cure le riceve. I bisogni di cura e di assistenza dei cittadini infatti devono essere messi al centro di qualsiasi idea di sanità si abbia e di qualsiasi modello organizzativo si voglia adottare. Riuscire ad assicurare le cure che allo stato attuale risultano essere incompiute è una necessità. Attuare tutti gli interventi necessari da parte di tutti gli attori in campo, un dovere. ”, precisano dal sindacato.

Nursind Piemonte muove la propria campagna di sensibilizzazione sulla base di studi internazionali come RN4CAST (Registered Nurse Forecasting) che hanno coinvolto numerosi Paesi europei tra i quali l’Italia, dimostrano che se un infermiere segue più di 6 pazienti le cure risultano incompiute, l’assistenza deficitaria aumenta il rischio per la salute dei pazienti.

L’analisi dei dati -sottolinea Nursind- dice che nel caso di un rapporto paziente infermiere piu alto, oltre il 40 % delle cure infermieristiche risultano incompiute con il rischio di inevitabili complicanze, anche importanti per la salute dei pazienti. Nella nostra regione secondo i dati emersi da un sondaggio svolto dal NurSind, su un significativo campione di circa 1000 infermieri operanti presso i reparti di area medica e chirurgica di tutti i principali presidi ospedalieri del Piemonte, dice che questo rapporto necessita di essere assolutamente migliorato, specie in alcune province.

Secondo i dati messi in evidenza dal sindacato piemontese nella nostra Regione il 52% degli infermierioperanti nei reparti di degenza di area medica e chirurgica lavora con un rapporto paziente infermiere uguale o superiore a 10:1. Di questi solo il 16,1% dichiara di lavorare con un rapporto 10:1 mentre il 28,5% si attesta ad un rapporto che va da 10 a 15:1 e il 7,3% addirittura oltre il 15:1. Forti criticità e maglia nera alla provincia di Torino dove oltre il 60% afferma di lavorare con un rapporto paziente infermiere tra il 10 e 15:1 e il 10% oltre al 15:1

In testa, per un migliore rapporto paziente infermiere, si colloca la provincia di Biella. Il rapporto paziente infermiere nei reparti di degenza di area medica e chirurgica va da un lusinghiero rapporto ottimale 6:1 ad un massimo di 9:1 , seguita dalla provincia di Cuneo. Percentuali meno confortanti invece nelle altre province, ad Asti ed Alessandria la quasi totalità degli infermieri che lavora in queste aree lo fa con un rapporto tra 10:1 e 15:1 cosi come nel Vco.

In mezzo si collocano le province di Vercelli e Novara dove il rapporto infermiere paziente in questi reparti fatica a scendere sotto i 10:1.

È evidente -evidenzia Francesco Coppolella, segretario regionale del NurSind- che per arrivare ad un rapporto paziente infermiere adeguato a tutelare la salute del cittadino evitando i rischi derivanti dalle cure incompiute, mancano all’appello ancora molti infermieri in Piemonte. Il bisogno di salute, di cure e di assistenza della popolazione si è notevolmente modificato negli ultimi anni con un incremento dei carichi di lavoro che ha reso necessarie modifiche organizzative che non si sono ancora concretizzate. Il graduale invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle cronicità richiedono infatti nuovi modelli che coinvolgano maggiormente gli infermieri. Inoltre, le criticità di alcune importati aree necessitano di poter affidare competenze avanzate agli setssi infermieri”.

Il segretario porta come esempio la Regione Veneto che con la Delibera n.1580 del 29/10/2019, ha approvato l’istituzione dei percorsi di formazione complementare per l’acquisizione delle competenze avanzate per lo svolgimento di funzioni con assunzione di elevata responsabilità e maggiormente complesse rispetto al profilo di appartenenza.

Sono stati individuati -spiega Coppolella- gli ambiti prioritari su cui realizzare la progettazione e la programmazione dei percorsi di formazione complementare regionale rispondenti alle problematiche organizzative e assistenziali delle aziende sanitarie e della popolazione. Gli infermieri sono pronti purché questo venga riconosciuto e valorizzato. Su questo punto abbiamo trovato disponibilità da parte dell’assessore regionale Icardi-conclude il segretario regionale-al quale chiediamo anche un impegno affinché le aziende rispettino i piani di fabbisogno di personale, prevengano le criticità incrementando tempestivamente gli organici laddove si renda necessario, utilizzino le risorse professionali per le proprie competenze e organizzino i servizi per garantire di poter lavorare in modo dignitoso”.

 

 

 

 

 

 


 


 


 


 

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