Siriana abortì a Domodossola, ridotta la pena alla guardia svizzera

ZURIGO -

Il Tribunale militare d'appello di Zurigo ha ridotto in seconda istanza la pena per la guardia di confine svizzera a processo per l'aborto spontaneo di una siriana rinviata nel 2014 in Italia a Domodossola. Nella sentenza è stato giudicato colpevole di lesioni colpose e ripetuta inosservanza di prescrizioni di servizio ma ha subito solo una pena pecuniaria: 150 quote da 150 franchi. Sul banco degli imputati un sergente maggiore di 58enne:  doveva rispondere di aver negato il necessario aiuto medico alla donna che il 4 luglio 2017 venne mandata in treno a Domodossola dove si sentì male, dando alla luce una bambina nata morta.

In primo grado era stato ritenuto responsabile anche di tentata interruzione di gravidanza: il Tribunale militare di Berna aveva perciò fissato la pena in 7 mesi di detenzione sospesi e 60 quote di 150 franchi giornaliere.

La donna, allora 22enne e al settimo mese di gravidanza, fu respinta al confine franco-elvetico di Vallorbe (VD) con altri 36 profughi siriani che la notte fra il 3 e il 4 luglio 2014 provarono a raggiungere la Francia sul treno Milano-Parigi. I doganieri francesi li consegnarono alle guardie di confine svizzere per il rinvio in Italia. Portati in bus a Briga avrebbero dovuto proseguire in treno fino a Domodossola. A causa della forte affluenza di passeggeri il viaggio venne rimandato di alcune ore con i profughi che vennero temporaneamente ospitati nei locali di controllo delle guardie di confine di Briga. La donna aveva già iniziato a star male ma nonostante le richieste di aiuto, sue e del marito, non venne ascoltata. Appena giunta a Domodossola ebbe un collasso: la Polizia di Domodossola la fece ricoverare in ospedale dove la donna ebbe l'aborto spontaneo.

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