Emozioni di Val Grande

La Val Grande non è per tutti

Ho scoperto prima la Val Grande di carta, poi quella verde della sua natura selvaggia. L’ho percorsa inizialmente sui libri, poi con gli scarponi. A lei mi sono avvicinato dapprima esteriormente, “respirandone” il vasto territorio e poi, interiormente, emozionandomi per la pace e la serenità che il respiro del suo silenzio è in grado di donare. La prima volta che sentii parlare di questa valle fu grazie alla penna di Teresio Valsesia. Fu attraverso le pagine del suo Val Grande ultimo paradiso, libro di successo stampato in diverse edizioni che, sul finire degli anni Ottanta, mi addentrai per la prima volta, “camminando”, passo dopo passo, in questo meraviglioso mondo di boschi rigogliosi e alpeggi abbondonati che riposano, protetti da aspre cime e attraversati da torrenti di montagna dalle acque cristalline. Una valle che ha conosciuto l’epoca dei grandi disboscamenti, dei pascoli monticati col bestiame e dei fatti sanguinosi della guerra. Poi il lento e inesorabile abbandono fino alla nuova vita, quella di una wilderness di ritorno, sbocciata grazie all’istituzione del Parco Nazionale e cresciuta in un’esistenza cadenzata dalla passione e dall’attenta curiosità di escursionisti e ricercatori. “Non è per tutti, o la ami o la odi, bisogna entrarci in profondità per capirla” mi disse un giorno una persona avanti negli anni, uno degli ultimi abitanti di Cicogna. Bisogna capirla, per viverla la Val Grande. Un lungo percorso che, nel mio caso, ha preso forma in modo singolare oltre vent’anni fa.

Marco De Ambrosis

In Val Grande ci andavo già trent’anni fa.

Si entrava dal “Punt Caslett” sul sentiero che costeggia il torrente principale fin su per In La Piana. Ci andavo perché in quei luoghi abbandonati la sensazione di essere lontano da tutti e da tutto era palpabile. A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta la Val Grande visse il suo periodo di massimo abbandono, circolavano strane storie, un misto tra realtà (vere) e leggende (inventate),si entrava col timore di incontrare i bracconieri: cacciatori e pescatori. E poi i rettili che nelle fantasie e paure erano sempre al primo posto. Ma a dire il vero le persone che si incontravano erano pochissime, a volte nessuno, e di rettili men che meno. I sentieri principali allora erano in uno stato di abbandono quasi totale, si faceva fatica a volte a individuarli e avanzare. Per questo motivo, nonostante la curiosità, la voglia di addentrarmi sempre di più fu messa da parte. Poi divenne Parco Nazionale e tutto cambiò, e decisi di soddisfare la “mia voglia” di scoprire e vedere luoghi che da giovane mi hanno sempre affascinato, cercando di trasformare in fotografie le emozioni che avevo provato e che continuavo a provare.

Libro fotografico Emozioni di val Grande

Il libro, formato 15x21cm e composto da 133 pagine più la copertina e descritto nei brevi testi da Marco De Ambrosis, racconta l'essenziale. Tutto il resto sono fotografie (130),alcune stampate su due pagine. 
Un percorso personale durato all'incirca cinque anni di vagabondaggi fotografici in queste montagne e vallate, dal sottosuolo alle creste panoramiche dove l'orizzonte si perde nel blu dei grandi laghi.

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